pexolo di pexolo
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Deus sive natura

Spinoza non materializza Dio; anzi, divinizza il mondo: la natura è divina, e deve essere quindi compresa e amata (questo aspetto farà di lui un filosofo particolarmente popolare nel Romanticismo). L’immanentismo panteistico spinoziano è sinteticamente espresso nella convertibilità dei termini dell’essere di Dio quale natura naturans e del mondo quale natura naturata (l’insieme dei modi, visti come effetto). Qui, Spinoza non fa che ribadire panteisticamente che la natura è madre e figlia di se medesima, in quanto è un’attività produttrice il cui prodotto non esiste fuori di essa, secondo lo schema di ciò che egli chiama causalità transitiva, bensì in essa stessa, secondo lo schema che Spinoza definisce causalità immanente. Tuttavia, Spinoza non considera le accezioni popolari e filosofiche tradizionali di Natura, che la intendono quale:

1 potenza dinamica e procreatrice, intendendo una forza che genera le cose;

2 puro insieme o semplice somma delle cose;
3 Anima o Energia intrinseca della materia.

Bensì, egli la concepisce, analogamente a Galileo (natura come insieme di leggi che governano i fenomeni), quale ordine razionale e geometrico intrinseco all’universo, da cui seguono i modi, che lo regola e struttura secondo precise ed immutabili concatenazioni.

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