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Volontà inspiegabile principio primo


Per evitare equivoci sull’accezione di “inspiegabile” attribuita alla Volontà, si intende non certo in termini assoluti. Ma semplicemente lo è tramite i modi della conoscenza comune-scientifica. Cioè per via razionale, concettuale e discorsiva. La ragione infatti collega i fenomeni e li concettualizza, li organizza, fornisce un quadro sistematico delle rappresentazioni, ma non riesce a pervenire a cogliere il significato ultimo delle rappresentazioni. La ragione è impotente da questo punto di vista. Inspiegabile è dunque il significato nascosto della rappresentazione, la “cosa in sé”. D’altra parte, già lo stesso porsi alla ricerca di un significato ultimo e nascosto, problematizzarlo, è già indicativo di un atteggiamento che va oltre la ragione per come è utilizzata in ambito rappresentativo. La domanda fondamentale è dunque come arrivarci a questa cosa in sé, se la ragione non può aiutarci? Sappiamo bene che tutto ciò è la Volontà, ma come possiamo pervenirci?
Prima di tutto è necessario chiarire l’idea di Volontà. Il mondo non è pura evanescenza soggettiva ma continua ad esistere, è un fondamento che sussiste sempre e comunque, anche se non lo si conosce. La Volontà è il fondamento ontologico di tutto ciò che è, la struttura metafisica nel senso letterale del termine, cioè al di là delle conoscenze fisiche. La Volontà è l’Essere in senso pieno, in senso saturo, che si distingue dall’essere come apparenza e dimensione fenomenica.
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