A parere di Schopenhauer esistono alcuni strumenti che l'essere umano può adoperare per rendersi temporaneamente oppure definitivamente libero dalla volontà di vivere. Tali strumenti possono avere un'origine consapevole oppure inconsapevole, ma soltanto quando la loro applicazione è consapevole raggiungono davvero il risultato sperato; punto questi strumenti sono:
- la contemplazione artistica
- la compassione
- la decisione di non riprodursi.

Si tratta del cosiddetto "trifarmaco" che funziona in quanto ciascuna di queste attività è un atto di disobbedienza nei confronti della potenza della volontà che ordina all'uomo di vivere per riprodursi: infatti la contemplazione artistica perché ci emerge immerge in un mondo (ovvero in una rappresentazione) nella quale la volontà non è presente (fa eccezione la musica, la quale consiste nella oggettivazione della volontà); la compassione perché ci spinge ad investire una parte delle nostre risorse a vantaggio di qualcun altro (e questa azione è contraria a ciò che la volontà comanda); infine c'è la decisione di non riprodursi che è la forma più evidente, violenta ed efficace di disobbedienza possibile.

Il suicidio non è accettato tra i rimedi possibili all'invadenza della volontà perché viene inteso da Schopenhauer come l'obbedienza ai comandi di quella forza naturale che elimina gli individui deboli e inadatti alla riproduzione in altre parole è una sorta di estremo "obbedisco!" che l'essere umano pronuncia davanti alla volontà.

Poiché sia possibile l'applicazione consapevole di questi 3 rimedi individuati da Schopenhauer, occorre comunque un'azione preliminare che consisterebbe nella dissoluzione del velo di Maya, un'espressione con la quale Schopenhauer indica l'atto di andare al di là delle illusioni rappresentate dal mondo e dietro le quali si nasconde la volontà di vivere. Ed è proprio questo il compito compiuto dall'uomo di genio e dalla filosofia.

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