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L'uomo compassionevole come felice e soddisfatto


Schopenhauer fa una serie di progressive osservazioni sull'agire morale degli uomini:
a. Si ponga come ultimo movente dell’azione quello che si vuole, si vedrà sempre che la vera molla è infine il bene e il male del proprio agente, e che quindi l’azione egoistica è senza valore morale
b. L’essenza dell’azione morale è quella che mira al bene dell’altro e si attiva semmai in rapporto al male dell’altro
c. Come è possibile che il bene e il male di un altro diventino anche il proprio?
d. Una diversione di rotta della volontà. Non si vuole più il proprio bene ma quello altri. Il fine non sono più io ma l’altro
e. Tutto ciò esige un processo di identificazione con l’altro
f. Allora nasce la compassione, premessa e fondamento sia di giustizia che amore del prossimo nell’agape. Immediata partecipazione alla sofferenza di un altro. Solo ciò che scaturisce dalla compassione ha valore morale.
g. Questo il grande mistero dell’etica, il non-Io diventa in certo qual modo l’Io
h. Rapporto tra pietas e malvagità. Schopenhauer dimostra come esistano soltanto tre impulsi delle azioni umane: egoismo, cattiveria gratuita fino a crudeltà, compassione gratuita. Il primo vuole il bene proprio, il secondo vuole il male altrui, il terzo vuole il bene altrui. Solo le ultime due sono accomunate dalla gratuità
i. La prossimità con l’altro si limita a lenire il suo dolore, non ha come obiettivo il suo benessere
j. Soltanto la sofferenza altrui suscita la nostra simpatia, empatia e compassione
k. Semmai, il felice e soddisfatto non suscita tanto la nostra simpatia ma piuttosto la nostra invidia, che è potenza antimorale per eccellenza
l. La compassione è un inganno auto-proiettivo? No. Noi si soffre con l’altro.
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