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Riprova empirica dell'universalità metafisica


Si potrebbe obiettare che il presupposto metafisico della Volontà sia un qualcosa di arbitrario, come l’Io e lo Spirito assoluto. Quindi Schopenhauer, pur cambiando i connotati del principio, procederebbe con la medesima indimostrabile e indimostrata apodicità, fantasticità, di coloro con cui aveva polemizzato. Almeno secondo Schopenhauer, con la centralità onto-gnoseologica del corpo, simile obiezione risulterebbe confutata. Perché il corpo in quanto tale conferma, mostra e dimostra, l’esistenza di una Volontà come principio ultimo. Se si muove dalla concretezza del nostro corpo, e non possiamo mai evitarlo, cioè muovere da noi stessi in quanto essenzialmente corpo (anche nelle produzioni più squisitamente intellettuali), allora ci accorgiamo che sempre c’è in noi e si dà in noi un impulso insopprimibile all’azione, al desiderio, al pensiero, tutto ciò che caratterizza l’uomo è frutto di un atto volitivo. Impulso originario e inspiegabile ma tuttavia esistente. E in base a questa consapevolezza possiamo ampliare la nostra indagine da altre manifestazioni del mondo, e notare che tale impulso è sempre presente. Quindi, diversamente dagli altri “filosofi ciarlatani”, il principio metafisico della volontà di vita non appare arbitrario, ma frutto di un’esperienza convalidabile che tutti noi possiamo fare attimo per attimo per tutta l’esistenza, sul nostro medesimo corpo vissuto, per via analoga estendibile a tutti gli altri viventi.
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