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Inogettivazione deindividualizzante

La prima fase del percorso di guarigione dal male del vivere è rappresentato dalla rinuncia alla realtà in quanto tale e l'accettazione invece dell'unicità ontologica volitiva. Quindi abbandonarsi al vero fondamento originale oltre il mondo frammentato che ci è solito. Ciò ha in una certa misura valore terapeutico perché ci permette di auto-deporre la propria pulsione auto-affermativa individuale. Sfortunatamente non si tratta ancora congiungimento definitivo con l'essenza ultima e originaria del reale, ma è già una disposizione volitiva, cogliere le prime oggettità della Volontà. In questo modo ci si departicolarizza, deindividualizza, si depone la propria volontà auto-affermativa. Il processo terapeutico implica abbandonare la conoscenza rappresentativa che è in grado soltanto di scorgere oggetti determinati e in relazione tra loro dal punto di vista causale. Abbandonare l’oggetto singolare, per acquisire una dimensione universale. Si contempla, per esempio, l’idea di uomo, ci si inoggettiva, dimenticando il piccolo individuare particolare che Io sono. Si diventa soggetto come puro specchio dell’oggetto. Se si acquisisce una dimensione universale non c’è più conflitto tra le individualità. Quindi vi è liberazione dal dolore. L’arte è essenzialmente questo, nella sua forma più alta.

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