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Concetti Chiave

  • Il piacere è percepito come una pausa temporanea dal dolore, mentre la vita è caratterizzata da un oscillare tra dolore e noia.
  • La guerra permanente tra le creature sottolinea l'inevitabilità delle miserie umane, rendendo vano il concetto di progresso nella storia.
  • Il progresso individuale è descritto come episodico e biografico, legato a chi riesce a superare il dolore attraverso arte, morale e ascesi.
  • Schopenhauer si presenta come un realista tragico, evidenziando il conflitto e il dolore come elementi permanenti della vita, senza valori intrinseci.
  • L'unica via d'uscita dal dolore è l'auto-negazione, poiché la volontà nel mondo è vista come violenta e il mondo stesso come un inferno.

Il piacere e il dolore

Il piacere è soltanto la cessazione momentanea del dolore. Ciò che gli uomini dicono piacere. La vita umana dunque è destinata ad oscillare tra il dolore e il vuoto, la noia, che è altra forma sofisticata di dolore.

La guerra permanente

Una dimensione effimera di tutto ciò che è, ma soprattutto la guerra permanente tra creature che vivono soltanto le une sulla miseria e morte delle altri (anche a livello collettivo). Quindi è del tutto vano parlare di progresso nella Storia, si ritrovano sempre in forme nuove le medesime miserie.

Progresso individuale

L’unico progresso che può sussistere è episodico e individuale, biografico. Cioè in quegli individui che nell’arte, nella morale e nell’ascesi raggiungono questa deposizione della volontà auto-affermativa, paradigmi di una coscienza che sconfigge il dolore, solo e in virtù dell’auto-deposizione del sé auto-affermativo.

Schopenhauer e la realtà

Schopenhauer quindi è un realista tragico, legge la vita e la realtà nel mondo come una situazione di dolore permanente in virtù di conflitto permanente. La constatazione che la vita empirica in quanto tale non ha nessun valore. Ottimista, se si vuole, nella sua dimensione terapeutica, con un farmaco triadico.

La via d'uscita

C’è un’unica via d’uscita da questa situazione doloristica, cioè l’auto-negazione di sé. La volontà come incarnata nel mondo non ha nulla di divino, non è una teofania. Il mondo è un vero e proprio inferno. Non ci sono categorie privilegiate, tutti siamo “diabolici” in questa violenza della volontà affermativa. Si assegna scarsa importanza alla storia, l’unico progresso sta nell’atto terapeutico, la liberazione dall’auto-affermazione. Positività terapeutica.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la concezione di piacere secondo l'autore?
  2. L'autore sostiene che il piacere è solo una cessazione momentanea del dolore, evidenziando come la vita umana oscilli tra dolore e noia, quest'ultima considerata una forma sofisticata di dolore.

  3. Come viene descritta la guerra nella vita umana?
  4. La guerra è vista come una dimensione permanente, in cui le creature vivono sulla miseria e morte degli altri, rendendo vano il concetto di progresso nella Storia, poiché le miserie si ripresentano in forme nuove.

  5. Qual è l'unica via d'uscita dalla condizione di dolore secondo Schopenhauer?
  6. L'unica via d'uscita è l'auto-negazione di sé, poiché la volontà affermativa non ha nulla di divino e il mondo è descritto come un inferno, dove il vero progresso risiede nell'atto terapeutico di liberazione dall'auto-affermazione.

Domande e risposte

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