Mongo95 di Mongo95
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Possibilità della terapia filosofica


Se le cose stanno in questo modo, appare del tutto inutile lo sforzo contro il dolore, contro l’illusione di estirparlo. Infatti è vano lottare contro ciò che è l’essenza stessa della nostra vita.
Dolore e malinconia. Tutto ciò rende inevitabilmente malinconici. Ma non si tratta soltanto di un elemento negativo, quanto piuttosto il momento dell’autenticità. Il malinconico non patologico è l’uomo autentico, mentre gli altri sono inautentici perché vanno alla ricerca perpetua di illusioni, desideri mutevoli e certamente non procuranti la felicità.
Il rapporto tra felicità e dolore, a partire dal fato fondamentale secondo Schopenhauer per cui la felicità è sempre un elemento secondo, derivato, non positivo, in quanto semplicemente non dolore, liberazione dal dolore o da un bisogno. Il dato primitivo è sempre il bisogno, della gioia si ha solo una conoscenza indiretta.
Una soddisfazione duratura è impossibile, non può esserci felicità perenne. Anche perché la volontà è sfinalizzata, non ha un telos e un fine. Emblematica è l’immagine dell’orologio, noi siamo solo orologi precaricati che vanno senza sapere il perché, senza scopo e senza termine. Ogni atto di concepimento rappresenta la ricarica di questo orologio. La vita è una tragedia, ma nel modo in cui si articola è una commedia. Il suicidio è un errore di interpretazione della liberazione da questa situazione di infelicità impossibile, ma non certo per questo da condannare.
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