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I Pessimismi Schopenhaueriani

Pessimismo sociale (o antropologico)


E’ il pessimismo caratteristico della specie umana:
-l’uomo vuole affermarsi per ritornare alla condizione originaria;
-l’uomo è l’unico essere consapevole della volontà.
L’uomo è in lotta con la sua condizione finita, ma anche con gli altri, che ostacolano il ritorno della volontà ad una condizione infinita ed eterna. Si manifesta con l’egoismo quotidiano.

Pessimismo cosmico


La volontà è caduta in tutti i corpi e dunque tutto soffre. È il peggiore dei mondi possibili!
Tutto soffre. La volontà si oggettiva:

- Nelle idee (I oggettivazione)
Mantiene la sua eternità. Nelle idee non vi è alcuna sofferenza. L’essere infinito è ovunque (in ogni luogo) e sempre (in ogni tempo). Nelle idee non c’è ancora il PRINCIPIO INDIVIDUATIONIS (assenza di limiti spazio – temporali)

- Nei corpi ( II oggettivazione)
Qui la volontà genera sofferenza. La volontà si divide e si oggettiva nei corpi, secondo il principio indiividuationis. Nel momento in cui la volontà accetta di frantumarsi nei corpi perde le sue caratteristiche di eternità ed infinità.
All’interno delle entità finite, la volontà si manifesta come bisogno di vivere, come vuoto ed infine come dolore, sia fisico sia intellettuale. La quantità di dolore dipende dalla propria intelligenza.

Nel mondo umano si tratta di una sofferenza consapevole.
Nel mondo animale si tratta di una sofferenza inconsapevole.
Nel mondo geologico e vegetale si manifesta attraverso la muta sofferenza di acque, piante e rocce.

Pessimismo storico


Non conta l’epoca storica a cui si appartiene, l’uomo è comunque destinato a soffrire (nasce per questo!). Questo pessimismo comprende anche i precedenti due.

Pessimismo metafisico


Il male sta nel principio – la volontà – che lo genera in tutti:
- chi crede di esser felice, non ha ancora preso coscienza della volontà. È ancora protetto dal velo di Maya che copre il mondo;
- Chi è infelice scopre dell’esistenza della volontà e quindi della sofferenza. Scompare il velo di Maya.

Schopenhauer si scaglia contro il suicidio, poiché non è altro che l’affermazione della volontà: l’individuo vuole la morte poiché ama la vita ma non è soddisfatto della propria.

- La volontà costringe gli uomini a desiderare costantemente. Secondo Schopenhauer, se ci fosse Dio non avrebbe permesso questo mondo. (Ateismo filosofico)

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