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Arthur Schopenhauer

Secondo Schopenauer il mondo è una nostra rappresentazione, ci appare così grazie ai nostri sensi, quindi è una dimensione illusoria in quanto la vera essenza delle cose ci è nascosta dal velo di Maya.

Spazio e tempo organizzano i fenomeni, sono le forme a priori della rappresentazione e che senza le quali la nostra mente non può conoscere gli oggetti.
Spazio e tempo fungono da principio di individuazione. Gli oggetti individuati grazie allo spazio e al tempo seguono l'ordine della causalità, in quanto la nostra mente collega un fenomeno ad un altro grazie ad un nesso di causa-effetto.
La causalità (dentro cui di ricerca il fondamento della realtà) è definita principio di ragion sufficiente e si presenta in:
-principio del divenire;
-principio del conoscere;
-principio dell'essere;
-principio dell'agire.

Come si fa ad andare oltre al velo ingannatore di Maya e cogliere la vera essenza della vita?
Nel nostro corpo si manifesta la "volontà" ovvero il noumeno della realtà, la vera essenza delle cose. è volontà di vivere, un impulso che spinge l'uomo a desiderare cose nuove generando dolore e inquietudine. La volontà vuole continuare ad esistere e lo fa attraverso i nostri gesti.
La volontà è l'essenza del nostro essere ed è l'essenza di ogni cosa. Essa è inconsapevole, eterna, unica e cieca.
La volontà è dolore, abbiamo bisogno di desideri per soddisfarci e non appena ne soddisfiamo uno proviamo piacere che è solo un intervallo tra un dolore e un altro in quanto subito dopo l'attenuarsi di una mancanza questa si ripresenta.
La vita oltre a dolore è anche noia.

La prima via d'uscita dal dolore è l'arte (valori ideali ci portano al mondo delle idee), l'esperienza estetica che ci fa momentaneamente dimenticare il dolore in quanto siamo immersi nel bello. La forma più elevata d'arte è la tragedia che rende il dolore universale, ci rende consapevoli di non essere i soli a provarlo. La musica rappresenta l'immagine stessa della volontà, ci porta alla volontà stessa. Però l'arte è breve non duratura.

La seconda via di liberazione è la morale. Mentre l'arte è più individuale, la morale implica un impegno verso il prossimo.
Qui troviamo la carità e la giustizia, la prima è attiva ovvero non faccio del male e faccio anche del bene, mentre la seconda è passiva ovvero mi limito a non far del male. La morale dunque si limita a eliminare il conflitto fra uomo e uomo.

L'ultima via d'uscita è l'ascesi. Bisogna negare la volontà, sorgente di dolore e male. Ha come scopo il raggiungimento del nirvana, il quale libera l'uomo, annulla l'individualità che lo caratterizza. Tutta la vita è un pendolo tra dolore e piacere. L'uomo è un prodotto della volontà.

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