Concetti Chiave
- Schopenhauer critica Kant e Hegel, sostenendo che la vera filosofia deve rifiutare l'idealismo e concentrarsi sulla sofferenza come essenza della vita.
- La sua opera principale, "Il mondo come volontà e rappresentazione", è stata riconosciuta solo dopo oltre 30 anni dalla pubblicazione, riflettendo il suo isolamento intellettuale.
- Distinguendo tra fenomeno e noumeno, Schopenhauer afferma che il mondo esiste solo come rappresentazione del soggetto, negando l'esistenza di oggetti indipendenti.
- La volontà, secondo Schopenhauer, è cieca e causa sofferenza; la vera liberazione si ottiene negandola attraverso l'ascesi e la compassione.
- L'arte offre un momento temporaneo di fuga dalla volontà, ma la vera salvezza risiede nell'etica e nella condivisione del dolore con gli altri.
Considerato il "filosofo del pessimismo" per la sua convinzione che il mondo non ha senso ed è pieno di brutalità e sofferenza, Schopenhauer cerca con la sua filosofia di mostrare la via per sconfiggere il male dalla radice.
Critica a Kant e Hegel
Si proclama l'unico vero erede di Kant, e dei concetti kantiani di noumeno e fenomeno. Polemizza violentemente contro Hegel e con i filosofi idealisti, accusando di aver tradito l'impostazione kantiana. Oltre a Kant guarda anche a Platone, riprendendo il contrasto tra mondo delle idee e mondo materiale, e a Budda, riprendendo il concetto della vita come sofferenza ed illusione.
Schopenhauer propone idee radicali: nega non solo il libero arbitrio e l'esistenza di un essere trascendente ma lo stesso primato della ragione e dell'idea che la moralità consista nell'agire bene e nel rifiutare il male.
Riconoscimento tardivo
A lungo frustato ed isolato nel suo desiderio di riconoscimento pubblico, Schopenhauer dovette attendere più di 30 anni dopo la pubblicazione della sua opera maggiore, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), per conoscere il suo successo.
Nato nel 1788, a Danzica, Schopenhauer è ricordato come un uomo solitario, che in solitudine elabora il suo pensiero. Durante i moti rivoluzionari del 48 assume un atteggiamento antiliberale e reazionario. E' uno dei grandi delusi della Rivoluzione Francese e del suo esito dittatoriale ed imperiale.
Distinzione tra fenomeno e noumeno
Il punto di partenza del pensiero di Schopenhauer è la distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno; condivide l'impostazione kantiana secondo cui si deve porre l'accento sul soggetto conoscente piuttosto che sull'oggetto conosciuto, o fenomeno. Ne consegue la prima fondamentale teoria: "il mondo è una mia rappresentazione". Senza il soggetto dunque, nulla esisterebbe. La realtà non "è" ma, piuttosto, "appare" all'io.
La rappresentazione e il sogno
Schopenhauer prosegue dicendo che se la realtà è solo in quanto rappresentazione di un soggetto, allora non è distinguibile, in linea di principio, dal sogno, dall'illusione. "La vita e i sogni sono pagine dello stesso libro".
Critica alla teoria kantiana?
La dottrina schopenhaueriana della rappresentazione si allontana dalla teoria kantiana della conoscenza proprio perché esclude l'esistenza di oggetti in sé (i noumeni) indipendenti dal soggetto, grazie ai quali potremmo distinguere nettamente la realtà dai sogni.
Kant aveva ammesso l'esistenza delle cose in sé ma aveva affermato che non possiamo conoscerle come tali in quanto siamo destinati a conoscerle soltanto nella forma di fenomeni (ossia come ci appaiono) attraverso le categorie dell'intelletto.
Il soggetto e la realtà
Secondo Schopenhauer invece non è possibile affermare che i noumeni esistano: non esistono infatti oggetti che non abbiano una relazione con il soggetto conoscente "ciò che esiste esiste solo per il soggetto".
La cosa in sé dunque non esiste bensì esiste solo l'oggetto per l'uomo, ovvero la sua rappresentazione.
Il principio di individuazione
Perché possiamo parlare di un mondo e non di tanti mondi quanti sono i soggetti?
Perché il conoscere avviene attraverso forme essenziali e universali, che stanno a priori nella nostra coscienza. Queste forme sono lo spazio, il tempo e la causalità.
Il mondo è uno, nonostante le differenze soggettive, perché ogni soggetto conosce gli oggetti mediante le medesime forme, che sono comuni a tutti.
Tempo, spazio e causalità formano insieme quello che Schopenhauer chiama scolasticamente "principio di individuazione": lo spazio e il tempo ordinano. distinguono e individuano gli oggetti nell'ambito della sensibilità, la causalità è invece stabilita dall'intelletto. La categoria della causalità è l'unica veramente effettiva, sufficiente da sola a costruire il mondo dell'esperienza, collegata al "Principio di ragion sufficiente" --> tutto ciò che succede, succede per una ragione
L'illusione del mondo
Soltanto l'uomo si interroga sul senso della realtà. Ma l'intima essenza del mondo non può essere compresa a partire dagli oggetti fisici. In quanto rappresentazione il mondo è un'illusione. E' compito del filosofo dunque svelare l'intimo segreto del reale, coglierne l'essenza metafisica.
La filosofia per Schopenhauer deve spiegare la natura di ciò che il mondo è oltre la rappresentazione.
Corpo e volontà
Ma come è possibile uscire dal mondo delle rappresentazioni? Basta guardare con attenzione che cosa è il corpo nella sua intima natura. Il corpo infatti non è solo rappresentazione ma anche volontà, la cosa che conosciamo meglio, la percepiamo immediatamente quando il corpo si attiva per realizzare qualcosa da noi voluto.
L'associazione di corpo e volontà è il punto da cui partire per giungere al cammino "dal fenomeno alla cosa in sé", all'apparente essenza del mondo. La "doppia conoscenza" del nostro corpo, come rappresentazione e come volontà, è la chiave per cogliere ogni essenza della natura.
Noi siamo sempre volontà incarnata, anche quando non ce ne rendiamo conto e, come noi, lo stesso vale per gli altri individui e, quindi, anche per tutti gli oggetti, anche quelli inanimati. Dunque se tutti gli altri corpi ed oggetti sono come noi delle rappresentazioni, allora, per analogia, devono essere anche anche volontà.
Volontà cieca e sofferenza
La volontà vuole ciecamente, senza limiti, senza ragione e scopo. Non è né razionale, né cosciente. E' immateriale. La volontà si esprime negli individui anche dando loro l'illusione di vivere per se stessi. Noi abbiamo desideri e ci poniamo scopi, ognuno dei quali ne genera altri, ma in realtà siamo solo spinti ciecamente dalla forza della volontà: gli uomini sono destinati a soffrire perché costitutivamente sono essere che desiderano, sotto la spinta della volontà inconscia.
La schiavitù della ragione
La ragione è la schiava della volontà, in quanto sua oggettivazione e strumento. Può l'uomo liberarsi da tale schiavitù? Lo scopo fondamentale della filosofia si Schopenhauer è individuare una via di salvezza dal mondo del dolore e della disperazione. La via d'uscita da tale situazione è una sola: opporsi al dominio della volontà annullandola. Smettendo di volere la volontà si sconfigge.
L'arte come via di fuga
Un esempio è proposto dall'esperienza artistica che permette di perdersi in un "mondo" libero dal volere. Schopenhauer istituisce una gerarchia delle arti: partendo dalla più bassa, l'architettura, giunge alla forma di arte più alta, la musica, l'arte che più si distacca dalla materia.
Tuttavia l'arte non rappresenta la via di fuga, la liberazione dal male: l'esperienza estetica è un momento privilegiato ma limitato, dopo il quale torniamo nella banalità e nell'insensatezza del mondo dominato dalla volontà. L'arte dimostra comunque la possibilità di raggiungere lo scopo ma la via di salvezza va cercata altrove: nella sfera etica.
La sfera etica [compassione, condivisione del dolore e amore per il prossimo]
L'illusione della felicità
Schopenhauer afferma che anche i sentimenti umani più elevati, come l'amore, sono solo strumenti per la sopravvivenza della nostra specie. Crediamo, ad esempio, di scegliere l'oggetto del nostro amore ma è il caso cieco che ci getta nelle braccia l'una dell'altro.
L'individuo dunque non è libero ma guidato dalla volontà e degli impulsi: la sua vita è priva di senso e tale situazione è aggravata dall'illusione della felicità e dalla realtà del dolore.
Gli esseri umani sono schiavi della volontà inconscia che domina e condiziona la ragione e sono infelici finché non raggiungono lo scopo che si sono prefissi, ma quando lo hanno raggiunto ne emerge nuovamente un altro, precipitando nell'angoscia della noia e nell'infelicità.
Ciò che vale per l'individuo vale, allo stesso modo, per la storia e la società: nonostante il progresso gli individui continuano a esercitare soprusi sui loro simili, i poli si massacrano a vicenda, ...
Il suicidio e l'ascesi
Il suicidio non è una risposta a tale situazione: non è semplice anticipare la morte che attende tutti e poi il suicidio asseconderebbe la volontà, cioè non l'annulla.
L'unico modo per togliere potere alla volontà è negandola: il riscatto dell'individuo è da ricercarsi nell'ascesi ovvero nel "non volere".
Domande da interrogazione
- Qual è la posizione di Schopenhauer riguardo al libero arbitrio?
- Come si distingue il fenomeno dal noumeno secondo Schopenhauer?
- Qual è il ruolo dell'arte nella filosofia di Schopenhauer?
- In che modo Schopenhauer descrive la natura della volontà?
- Qual è la soluzione proposta da Schopenhauer per affrontare la sofferenza umana?
Schopenhauer nega l'esistenza del libero arbitrio, sostenendo che gli individui sono spinti ciecamente dalla volontà, che è immateriale e priva di razionalità.
Schopenhauer condivide l'impostazione kantiana, affermando che il mondo è una rappresentazione del soggetto conoscente, negando però l'esistenza di noumeni indipendenti dal soggetto.
L'arte offre un momento di liberazione dal dominio della volontà, ma non rappresenta una via di salvezza duratura; la vera liberazione si trova nella sfera etica, attraverso la compassione e l'amore per il prossimo.
La volontà è descritta come cieca e senza limiti, spingendo gli individui a desiderare incessantemente, il che porta inevitabilmente alla sofferenza.
Schopenhauer propone l'ascesi, ovvero il "non volere", come unica via per liberarsi dalla schiavitù della volontà e dal dolore esistenziale.