rosly98 di rosly98
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Schopenhauer, Arthur - Pensiero filosofico (22) scaricato 0 volte

Schopenhauer nacque da una famiglia benestante e in quanto tale può considerarsi un privilegiato che ebbe l'occasione e l'opportunità di viaggiare e conoscere nuovi luoghi stimolanti. La conseguenza tuttavia fu una visione dolente e pessimistica della vita poiché arrivò ad affrontare i temi di morte e di smarrimento dinanzi la maestosità della natura. Dopo la morte del padre, abbandona l'ambiente mercantile borghese e si dedica gli studi classici, poiché attraverso la filosofia voleva chiarire le sue visioni del mondo.
Parte dalla filosofia platonica secondo cui ci sono due mondi, uno sensibile con le cose ed uno illeggibile e perfetto delle idee. Si appassiona a Kant per la sua aspirazione alla metafisica, ossia andare oltre i fenomeni per attingere le cose in sè o al noumeno. Studia i testi buddhisti in cui trova la consapevolezza del carattere effimero dell'esistenza, il rapido scomparire delle cose e la via di liberazione che questa religione suggerisce nella realtà immutabile, ossia svincolarsi dalle illusioni. Critica è quella per il cristianesimo in quanto per Schopenhauer Buddha riesce invece ad esaminare la radice dell'esistenza.

Il mondo come volontà e rappresentazione.
Questa è l'opera che riporta il pensiero di Schopenhauer, ossia risponde alla sua domanda "che cos'è l'universo?". Così lo scinde in due prospettive, una scientifica e una filosofica, che portano due soluzioni differente. Secondo la prima, il mondo è una mia rappresentazione, la seconda che è più vera, lo vede come la volontà di vivere, un impeto cieco che però condanna gli uomini a soffrire poiché il piacere cercato non appaga e causa un senso di sofferenza.
Il mondo è una mia rappresentazione: vale a dire che le cose si presentano in quanto tali secondo la mia esperienza sensibile. Il mondo esiste nei rapporti tra soggetto e oggetto, che non possono dunque essere indipendenti. Critica il realismo perche fa dipendere il soggetto dall'oggetto, e critica l'idealismo poiché risolve l’oggetto nel soggetto. Per Schopenhauer è possibile la conoscenza attraverso l'unione di entrambi. L'induismo, da cui Schopenhauer sempre ha tratto spunto, sosteneva infatti una dottrina analoga dove però esiste un velo, chiamato il velo di Maya (dove Maya significa magia o illusione) che nasconde le essenza delle cose all'uomo, chi cela la realtà. Si rimane illusi finché non si distrugge il velo e ci si stacca dal mondo sensibile.
Forme a priori
Se per Kant tutte le cose sono fenomeni riconosciuti in 12 categorie, per Schopenhauer lo spazio, il tempo e la causalità rappresentano le condizioni soggettive in base alle quali si può conoscere un oggetto. Si colloca un fenomeno all'altro attraverso un nesso di causa-effetto, definito principio di ragion sufficiente o di individuazione. Il mondo fenomenico appare inoltre dominato da un rigido determinismo, ossia un dominio scientifico, tuttavia da battere per attingere la vera essenza della vita.
La vita come sogno
Secondo Schopenhauer la vita è essenzialmente è fatta di apparenze, coerenti tra di loro ma tuttavia illusorie ossia come sogni. A questi sogni manca l’ordine e la connessione, perciò rendono la vita illusoria. Ma per Schopenhauer a differenza di Kant, l'uomo può superare il velo di Maya, l'illusoria età della vita, attraverso il corpo. Questo ha due valenze, da un lato è un oggetto tra oggetti e partecipa dunque al mondo fenomenico, dall'altro lato è una forza vista come espressione di volontà, poiché attraverso le sue gioie e sofferenze, ossia la parte più intima, possiamo giungere alla volontà di vivere. Questo è il noumeno, l’essenza nascosta della realtà. E’ la realtà profonda dell'universo che fa agire l'uomo al fine di squarciare il velo. Perciò la volontà di vivere è la radice noumenica di ogni realtà fenomenica.
Oltre il velo
Volontà di vivere significa voler affermare la propria individualità, attraverso azioni come mangiare, che ci dà piacere e ci tiene in vita, il desiderio sessuale, ossia la volontà di continuare la specie. Tuttavia la volontà è inconsapevole, eterna ma unica, ossia non individuale. Ciò significa che non hauno scopo preciso, se non solo il fine di affermarsi, senza per forza una ragione che la giustifichi.
L'unica verità
Se la vita è volontà e desiderio, è necessariamente anche dolore. Perché l'uomo, per natura carente, è sempre alla ricerca della felicità, che anche se raggiunge è però di breve durata, così che l'uomo subito ne desidera una nuova. Il piacere diventa il fugace intervallo tra un dolore e un altro, è solo un brevissimo istante di attenuazione, o per meglio dire la cessazione del dolore. Oltre il dolore, la vita è caratterizzata dalla noia, ossia la condizione successiva al desiderio. Pertanto la vita è un vano oscillare tra desiderio e noia, tra cui si colloca il fugace appagamento di un piacere.
La prima via di uscita dal dolore: l'esperienza estetica
Quando l'uomo arriva a capire che l'essenza della vita è volontà, allora diventa capace di intraprendere il percorso della propria redenzione, il che e possibile attraverso l'arte, la morale, e l’ascesi, che sorgono all'uomo dalla catena infinita di bisogni, facendogli compiere il passo decisivo ossia il completo annullamento della volontà.
L'esperienza estetica è secondo il filosofo la prima forma di liberazione dal dolore dell'esistenza, il che significa contemplare un bel quadro, leggere un bel libro o ascoltare un po' un brano musicale. Così l'uomo dimentica se stesso e il proprio dolore, attraverso la contemplazione disinteressata fuori dal tempo, dallo spazio e dai legami di causalità. E come se l'esperienza estetica avesse una funzione catartica, ossia purificatrice. Schopenhauer infatti porta l'esempio della tragedia, che secondo lui è la forma più elevata di arte poiché presenta scene di grande tensione umana, rendendo gli uomini così consapevoli che c'è altro oltre il proprio dolore. Quindi attraverso la tragedia, gli uomini possono comprendere che il proprio dolore non è che il riflesso del dolore di ogni essere vivente. E superano così la propria intima tensione. Un posto di grande rilievo occupa la musica, di cui Schopenhauer parla nel terzo libro. L'autore dice che la musica sia del tutto indipendente dal mondo dei fenomeni, al punto che potrebbe esistere anche se il mondo non ci fosse poiché è il mezzo attraverso cui l'uomo può allontanarsi dal mondo fenomenico, raggiungendo la verità delle cose.
La seconda via di liberazione: la morale
Sebbene l’arte sia importante perché ci fa distogliere dalle preoccupazioni della vita quotidiana e ci libera dal dolore, tuttavia è limitata nel tempo ed è dunque relativa poiché non sottrae in modo definitivo alla catena del dolore. Una più duratura liberazione deriva invece dalla morale, che consente all'uomo di superare le manifestazioni fenomeniche della volontà e lo rende consapevole delle dolorose conseguenze a cui è condotto. La differenza con l'esperienza artistica è che la morale non si limita a una contemplazione disinteressata, ma implica un impegno pratico a favore di tutti, e dunque del prossimo. L’uomo supera il principio di individuazione e cessa di considerare se stesso come individuo contrapposto ad altri bensì, opera in modo da far convergere il proprio io con quello dei suoi simili, riconoscendo la sua volontà come espressione della volontà universale che accomuna tutti gli esseri. Inizialmente agisce in negativo ossia si limita a non compiere azioni che possono danneggiare la volontà degli altri, attua così la giustizia. Successivamente agisce anche in positivo attraverso la carità, cioè la volontà di fare del bene al prossimo attraverso il sentimento di compassione. Nasce così la riconoscenza del proprio dolore come analogo a quello degli altri e viene pertanto superato, attraverso lo sviluppo di un sentimento di amore disinteressato e carità universale. Ma mentre le virtù della giustizia e della carità si limitano a negare la volontà individuale eliminando i conflitti tra uomini e uomini, ossia viene superato l'egoismo, il più alto grado del processo di liberazione è dettato dal faticoso percorso dell'ascesi. L'ascesi è la sistematica mortificazione degli istinti attraverso l'esercizio della negazione radicale della volontà (noluntas). Questo esercizio è caratterizzato da una perfetta castità, ossia la rinuncia ai piaceri e a dedicarsi alle virtù tipiche degli asceti, come umiltà, il digiuno, la povertà, la rassegnazione. Nel cristianesimo l'ascesi ha come obiettivo Dio, in Schopenhauer è dettata dalla conquista del nirvana, cioè liberarsi dai desideri. Quindi il nulla è un concetto positivo, nel senso che non indica una realtà sostanziale, bensì un concetto relativo che si può comprendere solo in relazione a ciò che nega.
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