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Negazione della volontà nella noluntas


Propriamente, la negazione della volontà, che porta ad una terapia del dolore, cos’è? È un passaggio nel nulla? La posizione di Schopenhauer non è sempre chiare, è in realtà molto vicino a posizioni buddhiste, per cui la privazione è un nulla che nasconde la pienezza dell’Essere, una conciliazione con la Volontà. Se la Volontà assoluta è una realtà positiva, non è possibile negarla, ma è possibile farlo rispetto all’atto volontaristico egoistico affermativo, espressione di una negazione. Al di là della negazione vi è un qualcosa di positivo, un negazione che non pretende di essere un niente assoluto. Ciò ce lo garantisce anche la gioia positiva della contemplazione estetica. Oltre la negazione vi è uno stato di beatitudine che noi non possiamo concepire. Certo, un punto che rimane controverso è il problema del destino soggettivo: l’individuo nasce e muore, ciò che resta è Volontà, ma quale posto ha l’individuo in questa volontà eterna? L’eliminazione della propria volontà imperfetta è anche cancellazione panteistica che implica l’annullamento totale dell’individuo. Ciò che resterebbe è più l’elemento generale, l’idea della specie. La morte non distrugge nulla e la Volontà trapassa di vita in vita, immutata. L’individuo continua ad esistere nell’insieme della natura, con cambiamenti di forma che non ne mutano l’essenza. La morte è un sonno momentaneo di quel principio generale che vive nella vita dell’individuo.
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