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Schopenhauer e Plotino

•Per quanto riguarda gli stadi dell’oggettivazione possiamo affermare che Schopenhauer recupera Plotino, ma cambiato di segno. Perché?

La dottrina di Plotino nasceva dalla concezione che essenziale era l’unità: da un principio semplice scaturiva poi il molteplice. Al vertice della realtà c’è l’UNO, considerato l’erede del supremo principio platonico, ovvero il ‘Bene in sé’: questo è una realtà superiore all’essere.
Da tale vertice derivano poi in maniera gerarchica tutti gli enti, attraverso un processo di emanazione. L’attività dell’Uno non è però né necessaria, né libera, è in un certo qual modo spontanea: esso agisce secondo la sua natura, senza obblighi.
Tale emanazione non avviene in modo diretto, ma attraverso delle ‘tappe’, che Plotino chiama ipostasi: prima vi è il Nous, ovvero il mondo delle idee, dove vi sono gli oggetti pensati, nella loro pura forma; di conseguenza con l’Anima viene creato il mondo nella sua varietà, l’anima prende le idee e le riproduce all’infinito così da creare la molteplicità dell’essere.

Tale universo sarà comunque sempre governato da un unico principio, l’Uno, il Sommo Bene.
Possiamo perciò affermare che Schopenhauer riprende la dottrina filosofica di Plotino, ma cambiata di segno, in quanto l’unico principio, in questo caso la volontà di vivere si basa unicamente su sofferenza e dolore.
Questo principio metafisico, che si oggettiva attraverso il mondo delle idee per poi diventare realtà calate in una dimensione spazio-temporale, è irrazionale e mira unicamente alla conservazione di sé, nella completa indifferenza per il destino dell’uomo.
La realtà come rappresentazione illusoria ci appare ordinata, ma il noumeno è essenzialmente caos, privo di senso e scopo.
L’uomo è di conseguenza un semplice strumento della volontà di vivere e perciò destinato ad essere infelice.
Infatti tale principio si traduce nell’uomo come desiderio, il quale deriva da un bisogno, da una mancanza ovvero da un dolore.
L’appagamento non porterà mai alla felicità completa, ma ad un momentaneo piacere a cui seguirà una condizione di infelicità, caratterizzata dalla noia. Il pessimismo schopenhaueriano è caratterizzato da uno stato negativo, di perenne e costante infelicità.

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