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Caratteristiche di universalità, atemporalità e aspazialità


Ci sono tre caratteristiche fondamentali da enucleare per quanto riguarda la Volontà, proprio perché non è oggetto di conoscenza comune:
i. Universalità. Non è possibile particolarizzarla, allorché si particolarizza non è la Volontà in sé ma solo sua dimensione epifanica.
ii. Atemporalità. Non è infatti conosciuta via dimensione comune, quindi non può essere temporalizzata.
iii. Aspazialità. Lo stesso discorso vale anche per la caratteristica spaziale, come anche della causalità.
La Volontà è l’Essere, ma non è lo Spirito, non è l’Io; è l’Essere che proprio in quanto non riducibile a tempo e spazio in quanto fondamento ontologico si dà come eterna permanenza. La Volontà, pur incessantemente oggettivandosi negli enti del mondo, o anche nei fenomeni che il soggetto si rappresenta, anche nel soggetto medesimo, resta però sempre inalterata. In tal senso è la cosa in sé, in rapporto alla quale Kant si era autocensurato. Il concetto di “oggettità”, cioè la manifestazione oggettuale della Volontà, che però non è mai essa stessa, è del tutto fuori dall’ambito della conoscenza rappresentativa. La Volontà non mai oggetto per un soggetto, è al di fuori di questa dialettica. Tanto meno quindi conosce le altre forme subordinate del principio di ragione, a cui però sottostanno tutte le sue manifestazioni.
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