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Arthur Schopenhauer - Biografia

Schopenhauer fu contemporaneo di Hegel, ma il suo pensiero ebbe successo soprattutto dalla seconda metà dell’Ottocento in poi. Nacque nel 1788 da un banchiere e una scrittrice di romanzi. Il padre intendeva fargli studiare economia, ma assecondò la passione del figlio per la filosofia. Si laureò all’università di Jena e compì molti viaggi in giro per l’Europa. Nel 1818 scrisse "Il mondo come volontà e rappresentazione". Ottenne all’università di Berlino la libera docenza, che era cioè la possibilità di tenere gratuitamente delle libere lezioni. La cattedra di filosofia di Berlino era saldamente affidata a Hegel. Schopenhauer tenne per anni queste lezioni, ma in maniera assurda e poco disciplinata perché spesso arrivava in ritardo, ubriaco, insultava e metteva le mani addosso a chi gli capitava. Schopenhauer ricoprì una posizione completamente antitetica all’idealismo di Hegel. Tutti andavano alle lezioni di Hegel, mentre a quelle di Schopenhauer non c’era quasi nessuno. Per questo Schopenhauer iniziò a nutrire nei confronti di Hegel un certo risentimento. Schopenhauer scrisse una serie di riflessioni e aforismi divertenti e anche "L’Arte di insultare" che era praticamente dedicato a Hegel. Morì nel 1860 con la soddisfazione che dal 1848 in poi i suoi scritti avevano iniziato a nutrire un interesse sempre crescente.

La filosofia di Schopenhauer parte dalla critica all’idealismo hegeliano, che egli definì “la filosofia delle università”. Gli idealisti erano solo dei ciarlatani che rovinavano i cervelli con le idiozie che inventavano e che parlavano di filosofia solo per vedersi attribuire premi, riconoscimenti e denaro dalle autorità. Per Schopenhauer era assurda la pretesa degli idealisti di credere che la realtà fosse tutta razionale. Ingiustificato era il conseguente ottimismo degli idealisti perché bastava osservare le vicende umane per vedere che tutto è irrazionale e doloroso. La visione di Schopenhauer è fortemente pessimistica e trova un corrispondente nel pensiero di Giacomo Leopardi. Schopenhauer lesse Leopardi e tutti e due arrivarono alle stesse conclusioni partendo da presupposti e da una formazione culturale differenti. La filosofia di Schopenhauer può essere definita antidealista. Le influenze di Schopenhauer furono Kant, Platone, l’Illuminismo (riprese lo spirito polemico, la critica della religione e il materialismo, ma avversò la fiducia nella ragione), il Romanticismo (apprezzò l’irrazionalismo, la passione per l’arte e il gusto per l’infinito) e la filosofia orientale (soprattutto quella induista e buddhista).

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