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Schopenhauer

L’ASCESI
L’arte, dunque, può sollevarci dal dolore, dalle preoccupazioni, dalla volontà ma per brevi e fugaci momenti. L’arte, ci prepara alla noluntas, alla negazione della volontà di vivere e questo processo è formato da tre momenti.
Il primo è quello della giustizia, che gli fa riconoscere se stesso e gli altri uomini come manifestazione della stessa volontà. Il secondo è quello della compassione, con cui l’uomo comprende il comune dolore umano, quindi egli può abbandonare la dimensione dell’eros, dell’amore egoistico, e approdare alla carità, il sincero e disinteressato amore per gli altri e al sentimento di pietà universale.
Il terzo momento è quello dell’ascesi, ovvero l’esperienza secondo cui l’individuo, cercando di frenare il volere la vita ed il volere stesso, manifesta l'intenzione di eliminare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere con l'obiettivo di raggiungere la perfetta castità e le pratiche ascetiche tra cui si ricordano il digiuno, il sacrificio, l'umiltà, la rassegnazione. Grazie a tutto ciò si giunge alla liberazione del dolore totale e definitiva e alla dimensione del nirvana, cioè l’esperienza del nulla. Bisogna precisare che il nulla è la negazione del mondo, l’estinzione della volontà di vivere che è in noi. Per il saggio che riesce a raggiungere questo stadio finale, il nulla o nirvana non è morte, anzi non è neppure propriamente nulla, ma è la conquista del tutto, un oceano di serenità.

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