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Schopenhauer
Il mondo della rappresentazione è come “velo di Maya”, così lo chiamavano gli Indiani all'epoca antica: il fenomeno, ciò che l'uomo può conoscere è solo una parvenza, un'illusione, un sogno; mentre il noumeno è una realtà che si nasconde dietro al fenomeno, compito del filosofo è quello di scoprire tal erealtà. La rappresentazione è la realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto. Schopenhauer ammette tre forme a priori:
1. spazio
2. tempo
3. causalità

La causalità asusme sempre forme diverse, la vita degli uomini è paragonata da filosofo ad un sogno che inganna e dietro la quale riside realtà "Vera", su cui l'uomo sempre si interroga.

La scoperta della via d’accesso alla cosa in sé:
Schopenhauer dice che esiste una via di accesso al noumeno: poché gli uomini non sono solo rappresentazione, ma anche corpo, allora il limite umano non può essere solo quello dell'essere visto dal di fuori, poichè gli uomini hanno anche una vita interiore: godono e soffrono; E' questa esperienza che porta l'uomo a "squarciare" il velo di Maya che ha davanti agli occhi, e gli permette si andare oltre il fenomeno e di afferrare la cosa in sé. L’essenza profonda del nostro io è, per Bergson, la volontà, che tutto muove e che è l’essenza segreta di tutte le cose, la cosa in sé dell’universo, finalmente svelata.

Caratteri della "volontà di vivere":
La volontà sfugge alle forme a priori essa è:
* inconscia = si identifica con il concetto di energia e impulso.
* Unica = poiché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo, si sottrae al principio di individuazione.
* Eterna, essendo oltre la forma del tempo.
* Incausata e senza scopo, essendo al di là della categoria di causa, è un’energia senza un perché e senza uno scopo.
Dio, nel sistema filosofico di Schopenhauer non Esiste, perché l’unico termine assoluto qui è la volontà.

Il pessimismo:
La volontà si identifica con il desiderio, è il desiderio che muove la volontà. Il desiderio fa muovere l'uomo verso qualcosa che non si ha, ma volere significa anche soffrire poiché da una parte il desiderio non è mai saziato: appena si raggiunge l'oggetto del desiderio subentra la noia e si comincia a desiderare altro. Di contro si soffre anche se non si ottiene l'oggetto del desiderio. Anche il piacere deriva dal dolore: esso è cessazione del dolore e per esistere quindi ha bisognao che precedentemente ci sia uno stato di dolore, mentre il il dolore può essere sperimentato senza che precedentemente ci siano stati piaceri. Dirà Schoenhauer che la vita umana è come un pendolo che oscilla fra il dolore e la noia.


Il pessimismo cosmico:
La volontà di vivere è un desiderio inappagato, si manifesta in tutte le cose sotto forma di una vera e propria Sehnsucht (desiderio inappagato) cosmica, il dolore non riguarda soltanto l’uomo, ma investe ogni creatura: tutto soffre. E l’uomo, però soffre più di ogni altra creatura perchè possiede una maggiore consapevolezza, come l’eroe romantico che soffre maggiormente rispetto agli altri uomini poiché è dotato di una maggiore sensibilità. Il male non è solo nel mondo, ma nel Principio stesso da cui esso dipende. Dietro le celebrate meraviglie del creato si cela in realtà un’arena di esseri tormentati e angosciati.
L’amore altro non è che uno stratagemma di cui si serve il genio della specie per sedurre l’individuo e indurlo alla perpetuazione della vita. Il fine dell’amore è solo l’accoppiamento. Ma se dietro il fascino di un bel volto c’è un inappagato desiderio sessuale vuol dire che l’individuo è lo zimbello della natura. L’amore procreativo va condannato come peccato e vergogna. Esso commette il maggiore dei delitti: la perpetuazione di altre creature destinate a soffrire.

La critica delle varie forme di ottimismo:
Una menzogna è la bontà e socievolezza dell’uomo. La regola di fatto dei rapporti umani è il conflitto e il tentativo di sopraffazione reciproca. La cattiveria connaturata nell’uomo è già evidente dal fatto che le disgrazie altrui provocano una malcelata soddisfazione al nostro feroce istinto egoistico, mentre ogni vantaggio del prossimo ci infastidisce e ci irrita. Se gli uomini vivono è soprattutto per bisogno. E se esiste qualcosa come lo Stato e le sue leggi è per necessità di difesa e di regolamentazione degli istinti aggressivi degli individui.

Schopenhauer polemizza contro ogni forma di storicismo, ridimensionando fortemente la portata conoscitiva della storia, in quanto è costretta a limitarsi alla catalogazione dell’individuale. Per questo la storia risulta inferiore all’arte e alla filosofia che risultano più profonde e veritiere. Gli storici paradossalmente studiando l'uomo, finiscono per perderlo di vista: il compito vero della storia è di offrire all’uomo la coscienza di sé e del proprio destino.

Le vie di liberazione dal dolore: La vita è sofferenza, tuttavia Schopenhauer condanna il suicidio per due motivi:
1) è un atto di forte affermazione della volontà stessa.
2) perché sopprime unicamente l’individuo, ossia sopprime il fenomeno dellavolontà di vivere, ma lascia intatta la cosa in sé, che pur morendo in un individuo rinasce in mille altri, simile al sole che, appena tramontato da un lato, risorge dall’altro. La vera risposta al dolore del mondo non consiste nell’eliminazione, tramite il suicidio, di una vita o più vite, ma nella liberazione dalla stessa volontà di vivere.
L’arte sottrae l’individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani, con un appagamento immobile e compiuto. L’uomo grazie all’arte contempla la vita, elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo. Fra le arti spicca la tragedia che è l’auto-rappresentazione del dramma della vita. La musica si pone come immediata rivelazione della volontà a se stessa. Ogni arte è liberatrice: poiché il piacere che essa procura è la cessazione del bisogno, cessazione raggiunta attraverso lo svincolarsi della conoscenza dalla volontà e il suo porsi come disinteressata contemplazione.

La morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. L’etica è un tentativo di superare l’egoismo dettato dalla volontà e di vincere quella lotta incessante degli individui fra di loro. L’etica sgorga da un sentimento di pietà attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri.
La pietà nasce da un’esperienza vissuta, mediante la quale compatiamo il prossimo e giungiamo a identificarci con il suo tormento.
La morale si concretizza in due virtù cardinali:
1) La giustizia ha un carattere negativo, poiché consiste nel non fare il male e nell’essere disposti a riconoscere agli altri ciò che siamo pronti a riconoscere a noi stessi.
2) La carità si identifica con la volontà positiva e attiva di fare del bene al prossimo. Diversamente dall’eros, che essendo egoistico e interessato, è un falso amore, l’agape è vero amore.
L’ascesi consiste nell’estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere.
Il primo passo dell’ascesi è la castità perfetta, ossia l’impulso alla generazione e alla propagazione della specie. La rinuncia ai piaceri, l’umiltà, il digiuno, la povertà e il sacrificio tendono a sciogliere la volontà di vivere dalle proprie catene. Se tale volontà fosse vinta interamente in un solo individuo, essa perirebbe tutta, perché è una sola. La soppressione della volontà di vivere è l’unico vero atto di libertà che sia possibile all’uomo. Al culmine di questi accorgimenti sta il nirvana.

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