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Agape e amore per il prossimo


Esiste un’ingiustizia superlativa? La doppia ingiustizia, il vero obrobrio del mondo è il tradimento, la rottura del patto fiduciario.
Polemica nei confronti di Kant, segnatamente riguardo il suo sostenere l’inammissibilità assoluta di ogni menzogna. Invece, in determinate situazioni, la menzogna, indubbiamente atto di ingiustizia, è giusta. Per esempio una promessa estorta con la violenza. Talvolta è una legittima difesa. Ciò mostra il realismo morale di Schopenhauer.

La seconda virtù che deriva dalla compassione è attiva, è l’agape, l’amore del prossimo.
Si tratta di una virtù cristiana, in occidente, anche se per paradosso la religione cristiana è la meno caritatevole. Tale dimensione non era presente nell’antichità greca, mentre la chiesa gerarchica è traditrice dell’amore per il prossimo.
L’amore del prossimo è una virtù anche orientale, arrivata mille anni prime della teorizzazione del cristianesimo.

L’obiettivo di Schopenhauer è dunque di dedurre tale virtù dal principio di compassione
Quale è il tratto fondamentale e caratteristico di questa virtù? Ha carattere positivo e attivo nell’agire per l’amore del prossimo.
L’amore del prossimo è una partecipazione immediata, senza bisogno di argomentazioni, non è frutto di complessi ragionamenti. Secondo il principio cardine omnes quantum potes iuvat, aiuta tutti per quanto nelle tue possibilità. Frutto di una intuitiva e immediata partecipazione al dolore dell’altro, frutto di pietas.

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