pexolo di pexolo
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Concezione estetica di Schelling

Nel 1800 pubblica il Sistema dell’Idealismo Trascendentale che, già dal titolo, si colloca in una posizione intermedia fra Kant ed Hegel; l’utilizzo del termine “trascendentale” non è soltanto un riferimento a Kant, che in quell’anno era ancora vivo, ma sta a significare qualcosa che è al di fuori dell’essere umano e che non è del tutto trascendente. L’essere umano è in grado di rapportarsi con questo qualcosa che è al di fuori, ma che non lo trascende completamente; esso corrisponde a ciò che Hegel chiama Spirito, o Idea, che non è al di fuori, ma dentro l’essere umano, è completamente interno alla sua storia, alla sua ominizzazione. In quest’opera Schelling attribuisce un ruolo fondamentale all’opera d’arte nella comprensione dello spirito, quale luogo in cui Spirito e Natura si rivelano nella loro assolutezza, cioè nella loro dimensione più palese e più chiara; egli dichiara chiaramente che la filosofia non è in grado di rendere ragione del rapporto tra Spirito e Natura, perché questo compito può assumerlo la sola arte (concezione che verrà poi abbandonata dallo stesso Schelling). L’arte, muovendo dal sentimento di una contraddizione infinita, produce realmente e compiutamente la verità, l’identità assoluta dei contraddittori (conscio e inconscio, libertà e necessità): «l’arte diviene l’unica ed eterna rivelazione». Quando la contraddizione infinita viene risolta nell’oggetto stesso, si ha l’opera d’arte bella; quando invece la contraddizione viene solo spiritualizzata a un’altezza tale da armonizzarsi spontaneamente nell’intuizione, si ha l’opera d’arte sublime. Dopo Schelling, ad Hegel si prospetta pertanto il dovere di restituire alla filosofia quel primato che con Schelling era vacillato, a causa della sostituzione della filosofia con l’arte.
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