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Schelling


Per Schelling l’organo privilegiato della conoscenza è l’arte, solo attraverso l’arte si esprime questa visione dell’assoluto come indifferenza perché l’arte, come attività, unisce sia l’aspetto spirituale sia l’aspetto naturale, sia l’aspetto consapevole sia l’aspetto inconsapevole infatti l’artista nell’ispirazione è inconsapevole quindi agisce un po’ come la natura ma nell’aspetto della realizzazione è consapevole nella scelta degli strumenti da utilizzare. Quindi l’arte come attività unisce questi due aspetti dell’assoluto, l’inconsapevolezza e la consapevolezza, l’aspetto naturalistico, inconsapevole, il conscio e invece l’aspetto consapevole, progettuale, razionale; e non solo, l’arte poi secondo Schelling ha un altro requisito che ne fa in qualche modo l’incarnazione dell’assoluto stesso. Quando un artista compie una realizzazione, ovviamente al significato che egli stesso attribuisce a quella realizzazione, la realizzazione è suscettibile di svariate altre interpretazioni cioè al di là del l’intenzione consapevole dell’artista quell’opera poi da parte del pubblico è passibile di molteplici interpretazioni che vanno al di là del senso che gli aveva dato l’artista. L’arte è infinta, inesauribile come l’assoluto tant’è che Schelling considera l’assoluto come un grande creatore e l’artista non fa altro che ripetere questo aspetto dell’assoluto. Questo risponde poi ad un’altra esigenza del romanticismo che fa dell’arte un campo privilegiato di riflessione. Se in Fichte si rifletteva l’aspirazione all’infinito, in Schelling è l’esaltazione dell’arte. Per Schelling l’arte è l’organo attraverso cui l’assoluto si rivela e si produce quindi conosciuto, non è una semplice rappresentazione.
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