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Ritorno alla natura

Il pensiero di Rousseau oscilla tra due interpretazioni diverse. Soprattutto nella fase giovanile egli indica la natura nella primitività, nello stato selvaggio e animalesco, nell'età della spelonca, anteriore ad ogni cultura, quando gli uomini vivevano puri e felici al di fuori della società e, secondo l'espressione ironica di Voltaire, nel tempo in cui "gli uomini camminavano a quattro zampe". Successivamente Rousseau corregge tale orientamento, consapevole che la civiltà non può essere annientata, ed afferma che natura significa spontaneità, schiettezza e integrità originaria, non alterata dai frutti della cultura, ma conservata nello sviluppo autonomo e libero del proprio essere spirituale che dallo stato animale passa alla condizione umana.
Perciò, in questo secondo significato, che è quello predominante, tornare alla natura vuol dire in particolar modo instaurare in se stessi e ancor di più nella società quello spirito genuino dell'uomo in modo che siano annullati totalmente gli artifici, la corruzione, l'egoismo e sia rinnovata la civiltà. Solo in tal modo l'uomo può riconquistare la sua originaria dignità e la sua piena libertà interiore, sarà superata ogni disuguaglianza e saranno eliminati i privilegi e le ingiustizie.

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