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Rivoluzione Scientifica

Fenomeno del rinascimento che si fa iniziare convenzionalmente con il “De revolutionibus orbium coelestium” di Copernico e terminare con il “Principia mathematica” di Newton.
Il fulcro della rivoluzione è l’idea di natura, non più qualitativa ma studiata dal punto di vista quantitativo. Nasce un nuovo metodo che si basa sull’osservazione diretta e uso della matematica, nonché di strumenti di calcolo più precisi e nuovi apparecchi al fine di raggiungere una conclusione che sia condivisa, cioè i dati devono essere oggettivi e accessibile a tutti.
Il fine di tutto ciò è di scoprire le leggi che regolano la natura per poterla dominare.

Rivoluzione astronomica

Grazie ai nuovi strumenti derivati dalla rivoluzione scientifica, quale il cannocchiale (già in uso da mercanti olandesi ma modificato e rivalutato da Galilei), vengono svelati molti miti riguardo la Terra e ciò che la circonda.
Era da sempre in vigore la concezione aristotelico-tolemaica che vedeva un mondo celeste perfetto e un mondo terrestre dominato dall’imperfezione posto al centro dell’universo finito. Questa teoria, sebbene presentasse alcune anomalie, era stata studiata e accettata anche da Tommaso d’Aquino ed era entrata da tempo nella dottrina della Chiesa.

Copernico

Per primo si rende conto dell’impossibilità di una struttura di questo genere e ricercando giunge alla concezione eliocentrica. Consapevole, però, dei rischi che avrebbe corso se avesse pubblicato tale scoperta, decide di farlo solo in punto di morte su pressione dello scienziato Osiander che si occupa dell’effettiva pubblicazione scrivendo però nella prefazione che si tratta solo di un’ipotesi matematica e non di effettiva realtà. Grazie a questa presentazione, il libro viene accettato e inizia a circolare, venendo a contatto con grandi scienziati quali Bruno, Keplero e Galilei.

Galilei

Forte sostenitore della scienza, che deriva da una continua ricerca, dalla curiosità, dall’osservazione (“Favola dei suoni”). Fondatore del metodo ipotetico-deduttivo che unisce il metodo induttivo e deduttivo. (Induttivo: dal particolare al generale, Deduttivo: dal generale al particolare).
“Sidereus Nuncius”
Abbraccia fin da subito il copernicanesimo, portando a conferma numerose altre prove: puntando il cannocchiale contro la Luna si accorge che essa non è perfetta ed eterea ma ha una superficie scabra e parti scure, scopre i satelliti d Giove, le macchie solari…
La Chiesa, che aveva già condannato la teoria copernicana in quanto in contrasto con le Scritture (“Sole fermati”), lancia un primo avviso a Galilei.
Lettere copernicane
Galilei risponde a questi attacchi scrivendo a personaggi illustri le Lettere copernicane nelle quali riesce a conciliare Bibbia e scienza.
Questi, infatti, si occupano di settori totalmente diversi: la Bibbia serve a raggiungere la salvezza e per essere capita da tutti fa uso di metafore che non devono essere prese alla lettera; la Scienza invece ha lo scopo di dominare la natura attraverso la matematica.
“Dialogo sopra i due massimi sistemi”
Scrive allora un libretto satirico nel quale, sotto mentite spoglie, attacca la Chiesa, legata ai sogmi, e gli aristotelici che rifiutano per puro principio le scoperte copernicane, rifugiandosi nel cosiddetto mondo di carta.
Galilei verrà processato, ritenuto colpevole ed eretico e costretto ad abiurare.

Cartesio

Fondatore del razionalismo, corrente filosofica del 1600 che si basa sull’importanza della ragione.
Studia nel collegio di La Flèche, uno dei migliori d’Europa, che però lo lascia insoddisfatto e con molti dubbi: pensa, infatti, che le materie che ha studiato si basino su un sapere astratto ad eccezione della matematica che pone invece le basi per la conoscenza.
Abbandona la scuola e, arruolandosi in vari eserciti, viaggia. Il viaggio è, secondo lui, molto più educativo della scuola (gran libro del mondo). Durante un periodo di isolamento fa due esperienze intellettuali: 3sogni che lo spingono ad una riforma del sapere e l’intuizione dell’importanza del cogito.
Finita la guerra torna a Parigi e si reca poi in Olanda dove è tollerato il suo copernicanesimo e si ritira a vita privata intrattenendo solo rapporti epistolari ad eccezione della regina di Svezia alla quale dava lezioni di filosofia e vicino alla quale morirà.

Discorso sul metodo

È la prima opera pubblicata da Cartesio durante il periodo dei viaggi. È, appunto, un discorso che rimanda quindi all’idea di un confronto e non di un assioma e tratterà del metodo, parola chiave dell’epoca (la troviamo per esempio nella rivoluzione scientifica). La scrive in francese per assicurarsi un pubblico più ampio.
Il metodo cartesiano è inteso come un criterio semplice di orientamento per la conoscenza del l’uomo che sia in campo teorico o pratico. Formulò, quindi, le seguenti 4 regole per condurre al meglio la propria ragione, seguendo un ragionamento di tipo matematico.
Con il termine metodo, Cartesio, indica le 4 regole per condurre al meglio la propria ragione, cioè la capacità di distinguere il vero dal falso:
1. Evidenza: non prendere per vero qualsiasi cosa ma accertarsi che siano vere
2. Analisi: per risolvere un problema complesso è necessario dividerlo in parti più semplici
3. Sintesi: da piccoli pensieri si arriva ad un problema complesso
4. Enumerazione: controllare di aver svolto tutti i passaggi

Il Dubbio

Alla base del metodo, quindi, deve esserci una critica di ciò che si conosce già. Nascono allora i dubbi
• Dubbio metodico: sottoporre ad analisi critica ogni idea in modo sistematico prima di accettarla per vera, in questo modo avremo un fondamento sicuro. È diverso dal dubbio scettico che non ha nessun fine ma dubita per dubitare.
• Dubbio Iperbolico: non avendo una conoscenza precisa e sicura della nostra origine e del mondo che ci circonda, si può ipotizzare l'esistenza di un "genio maligno" che continuamente ci inganni su tutto perfino sulla nostra esistenza e sulla matematica.
L’unica certezza che abbiamo è il fatto di dubitare e se dubitiamo allora esistiamo, quindi “Cogito ergo sum” (pietra di Archimede). Questo è il primo fondamento per la ricostruzione della conoscenza; attenzione però, il fatto di esistere non vuol dire che esisto come corpo che occupa uno spazio (“res extensa”) ma solo come essere pensante (“res cogitans”).
Solo successivamente introduce una soluzione alla dicotomia dell’uomo: l’esistenza della pineale nel cervello che scambia informazione tra mente e corpo.

Cosa è la conoscenza?

È l’insieme di idee di vario tipo:
1. Idee innate: nate con me, presenti in me fin dalla nascita
2. Idee avventizie: provenienti dall’esperienza
3. Idee fattizie: inventate da me
Esisto io ed esistono gli altri, e Dio?
1. L’idea di Dio non posso averla inventata io stesso perché non ho l’idea di perfezione che è invece propria di Dio.
2. La semplice presenza in me dell’idea di Dio dimostra l’esistenza di Dio.
3. Se fossi stato il creatore di me stesso mi sarei dato la perfezione; è dunque evidente che non mi sono creato da me e che ha dovuto crearmi un essere che ha tutte le perfezioni di cui io ho la semplice idea.
Essendo Dio il mio creatore, egli è buono ed è quindi garanzia di verità della realtà che mi circonda: non esiste allora nessun genio maligno ed il mondo è stato generato da Dio.
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