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FICHTE
Verso la metà del Seicento nasce da Fichte l’idealismo, una visione del mondo in cui tutto ciò che è reale è già contenuto preliminarmente nella nostra mente. Con gli idealisti l’unico Dio possibile è il soggetto che si costituisce tramite l’oggetto, e secondo il pensiero di Fichte l'uomo deve ricondurre il mondo al principio ideale da cui esso ha origine.
Come nella realtà non c’è mai il positivo senza il negativo, lo spirito ha bisogno di quella sua antitesi vivente che è la natura. Fichte sostiene che è lo spirito a esser causa della natura perché:
- l’uomo rappresenta la ragion d’essere dell’universo, che in esso trova il suo scopo.
- la natura esiste ma come mezzo necessario per la vita dello spirito.
Fichte pubblica nel 1806 i “Tratti fondamentali dell’epoca presente” in cui distingue nella storia dell’umanità, due stadi fondamentali:

1. L’età dell’innocenza, in cui la ragione è ancora incosciente ed istintiva.
2. L’età della giustificazione in cui possediamo interamente la ragione.
Poi ne distingue diverse epoche, indipendenti dai fatti storici: le prime epoche sono quelle in cui non vi è l’uso della ragione, in mezzo vi è l’epoca della liberazione e le ultime due sono quelle del dominio della ragione.
Nei Discorsi alla nazione tedesca, Fichte avanzò un progetto pedagogico teso al rinnovamento sia spirituale che fisico del popolo tedesco: il nuovo modello di educazione che vi era esposto consisteva in un compito affidato al popolo tedesco, ritenuto l'unico tra tutti gli europei ad aver conservato intatte le sue caratteristiche nazionali originarie e naturali, ed inoltre la cui lingua era l'unica priva di barbarismi, e il cui stato era il solo dove la religione non avesse influito sulla politica conservando non solo la purezza della lingua ma anche quella del sangue e quindi della razza che li caratterizza come il popolo per eccellenza.

HEGEL
Hegel, filosofo prussiano, crea un’idea di storia importante per l’unificazione della Germania, attraverso la filosofia dello spirito che tende a spiegare il mondo attraverso un’unica cosa poiché il mondo è reale e razionale e viceversa: per spiegare la realtà dobbiamo studiare le cose reali, ovvero quelle cose che hanno a che fare con lo Spirito Assoluto che si manifesta in maniera razionale attraverso la dialettica, strumento con cui possiamo cogliere tutto ciò che non risponde a un disegno ben preciso.
In ogni fenomeno reale cogliamo tre fasi: tesi, antitesi e sintesi; col superamento di essere vi è la storia. Hegel ha una visione ciclica e non cronologica della storia, sostenendo che dopo un evento positivo ne susseguirà uno negativo. Legatosi alla corrente del romanticismo, Hegel si sente parte della natura e sostiene che l’arte e le rappresentazioni religiose siano il mezzo che ci portano all’infinito.

Una delle opere più importanti di Hegel è La Fenomenologia dello spirito, in cui parla di:
- Coscienza, quando si guarda il mondo attraverso i cinque sensi.
- Autocoscienza, quando cui si studia il mondo per i suoi tratti spirituali.
- Coscienza infelice, quando si coglie un senso del mondo che però non capiamo.
Hegel sostiene che lo stare insieme è inizialmente un qualcosa di pacifico, che diventerà conflitto a causa del rapporto servo-padrone; il padrone che sottomette il servo, non riesce a far nulla senza di lui. Così il servo sottomesso impara sempre di più fino a che avviene l’inversione dei ruoli. Così Hegel intravede la maturità della società attraverso tre momenti:
1. Stoicismo: filosofia della sopportazione.
2. Scetticismo: ci interroghiamo sul nostro sapere e giungiamo alla coscienza infelice.
3. Razionalità: confronto tra metodo osservativo e speculativo.
Per Hegel, il popolo tedesco è lo Spirito Assoluto; il popolo è basato sulla triade storica “io, famiglia, stato”. In essa un uomo si realizza quando questi ha una funzione precisa nello stato, che risulta più forte perché emana leggi. La storia è caratterizzata dallo scontro tra i popoli ed il vincitore, per Hegel, sarà il popolo tedesco perché ha un’identità più forte degli altri.

DESTRA E SINISTRA HEGELIANA
Marx è sostenitrice della Sinistra Hegeliana, volendo reinterpretare gli aspetti della filosofia di Hegel. Dire che il reale è razionale vuol dire che quello che ciò che vedo esiste veramente e che ciò si può interpretare e cambiare.

Harbor sostenne la Destra, conciliazione dell’hegelismo col cristianesimo.
La Sinistra perciò risulta innovatrice, la Destra conservatrice.
Tra i filosofi della Sinistra hegeliana vi è Feuerbach che si distacca da Hegel perché crede che la religione sia un prodotto artificiale, inventata dall’uomo, come tutte le caratteristiche che ne fanno parte: essa è una forma di alienazione e di allontanamento da noi stessi. La vita si deve basare sui nostri bisogni materiali; da qui la frase simbolo di Feuerbach: l’uomo è ciò che mangia, ovvero l’insieme dei nostri bisogni.

MARX
Marx fu un esponente della sinistra Hegeliana, che nacque filosofo e morì economista. Il suo pensiero è definito materialismo storico. La prima opera s’intitola “tesi su Feuerbach” in cui è rivisto il suo pensiero partendo dal presupposto che Hegel avesse perso di vista l’interpretazione materialistica. Per Marx, Feuerbach sbaglia il concetto di religione sostenendo che diventiamo alieni di noi stessi, coltivando l’idea di Dio, così da allontanarci da noi stessi. Marx scrive il Manifesto del partito comunista in cui annuncia di voler cambiare il mondo. Le azioni dell’umanità passano attraverso la storia e le classi sociali subalterne; la storia è dialettica, va letta e con Hegel diventa lotta tra le manifestazioni dello spirito assoluto. Vi è lo scontro tra le classi dei padroni e dei servi. La storia dell’umanità si divide in tre fasi:
1. La società basata sullo schiavismo

2. Il feudalesimo, col rapporto servo padrone. Con l’arrivo della peste nel ‘300, si manifestò la possibilità di cambiare le cose poiché morirono feudatari e contadini. Di questi ultimi ne hanno bisogno i nobili che non sapevano lavorare. Se avessero avuto autocoscienza, dovevano livellare la società e le differenze. Così si è creò il capitalismo e nacque il taylorismo, la specializzazione nel fare una cosa sola.
3. Il capitalismo, che finirà da solo, attraverso la rivoluzione proletaria in cui il capitalista sarà eliminato o ricondotto al proletariato. L’obbligo è la dittatura del proletariato.
Marx suddivide l’economia e il mercato nella storia in due parti: nella prima si vende la propria merce fabbricata attraverso le proprie conoscenze, nella seconda si vende il proprio lavoro. In questo modo la domanda di lavoro deve esser maggiore dell’offerta e non ci saranno operai specializzati così il titolare potrà trattare il dipendente come vuole. Marx nota che la quantità di lavoro pagato è inferiore alla quantità di lavoro svolto; i lavoratori sono pagati per 8-9 ore quando svolgono di media 14-15 ore al giorno. Questa differenza, chiamata plusvalenza, è la quantità di lavoro svolto e non pagato. Inoltre vi è il pluslavoro, che determina il plusvalore, una quantità di profitto che al capitalista costa meno. Col capitalismo le spese si dividono in capitale costante (CK), che comprende spese per uffici, materie prime e costi di produzione, e il capitale variabile (CV) ovvero il costo degli stipendi degli operai. Secondo Marx, proseguendo con questo sistema finanziario, il capitalista accumulerà sempre più denaro, accontentando tutti i suoi clienti.
Pluslavoro = plusvalore/capitale variabile.
Profitto = plusvalore/ capitale variabile + capitale costante.
La fase finale del pensiero Marxiano si riferisce alla rivoluzione proletaria: per metter fine al capitalismo ci dev’essere l’unione dei lavoratori e questa rivolta deve avvenire tra il socialismo ed il comunismo. Nel socialismo lo stato ha ancora un ruolo politico, nel comunismo esso non ha più lo stesso potere. Lo scontro sarà violento perché i capitalisti non permetteranno un accordo pacifico. Il rimedio comunista, proposto da Marx, è di togliere la proprietà privata così da togliere il potere al capitalista. Con il Socialismo tutti sono proletari con un unico capitalista: lo stato.
Socialisti: a ciascuno i suoi bisogni Comunisti: a ciascuno i suoi meriti.

SHOPENHAUER
Schopenhauer, filosofo tedesco, si oppose al pensiero del contemporaneo Hegel, rappresentando la corrente volontaristica in opposizione a quell’essenzialistica di Kierkegaard e quella sociale di Marx. L’opera più importante di Schopenhauer è Il mondo come volontà e presentazione in cui interpreta il mondo attraverso due canoni: quello della rappresentazione e quello della volontà, rimanendo dell’idea che la conoscenza sia qualcosa di oggettivo. Per Schopenhauer tutto è noumeno: quando entriamo a contatto col mondo, noi lo rappresentiamo e perciò dà grandissima centralità all’individuo e all’oggetto. Schopenhauer afferma, nella sua opera, che con la filosofia Hegeliana ci siamo dimenticati della volontà del singolo, che agisce nel mondo spinto dalla volontà. Il motore dell’azione umana è l’uomo stesso; l’istinto umano è forza vitale, strettamente connessa al corpo. La volontà umana è, quindi, la manifestazione dell’istinto e non è controllabile. Per Schopenhauer, il tema del mondo fuori di noi rappresenta lo scontro contro la volontà: non è la scienza, ma la storia che ci porterà a capire il mondo. Schopenhauer ritiene che il nostro rapporto con l’esterno sia impedito dal velo di Maya, divinità buddista, che ci nasconde il mondo. Esso si dimostra impenetrabile e solo la coscienza certa del mondo ci porterà alla verità. All’uomo è permesso intravedere qualcosa ma non capiamo le verità e per conoscerle dobbiamo squarciare questo velo perché è possibile andare oltre. L’individuo deve scegliere le verità poste dietro il velo di Maya e questo scegliere ci rende tristi, portandoci al pessimismo.
Schopenhauer si dimostra di essere il filosofo della disperazione e della negatività attraverso una filosofia che esprime un pessimismo circa la conoscenza. Schopenhauer fa l’esempio di una formica australiana fatta in due parti: da un lato il pungiglione, dall’altra la tenaglia. Essa è citata perché dividendola, incomincia la lotta fra le parti separate. Secondo Schopenhauer la formica è l’esempio di volontà, un istinto di vita.
Il pessimismo di Schopenhauer, ritiene che l’unico orizzonte per l’uomo sia quello della morte ed il suicidio non rappresenti una soluzione perché non causa la liberazione degli istinti dal corpo. La soluzione è il noluntas: il “non volere”. L’uomo deve liberarsi dal corpo, perciò Schopenhauer crea un modo in cui bisogna incorrere in un processo psichico; noi dobbiamo essere coscienti durante questo periodo, al fine di giungere al nirvana, ovvero la liberazione dai bisogni del corpo.
Tale periodo è chiamato catarsi ed è divisibile in tre parti:
- L’ascesi artistica, con l’arte utilizzata in maniera corporale. Il rapimento artistico è qualcosa di personale.
- L’etica, dobbiamo liberarci dal male insieme e lo facciamo aiutando gli altri.
- Il terzo livello si aprirà solo se dimentichiamo di avere un corpo.

KIERKEGAARD
Kierkegaard, filosofo danese, si oppose alla filosofia di Hegel partendo dalla rinuncia alle pretese per spiegare la nostra esistenza o quella del mondo. Mentre nelle opere Aut aut e Timore e tremore parla degli stadi dell’esistenza, in Postilla, è espresso l’idea secondo qui l’unico rifugio possibile sia quello nella fede in Dio.
La sua era una filosofia esistenzialistica, che attraverso un approccio personale voleva raggiungere la fede in maniera personale e soggettiva. Ogni uomo vive una vita di paura e timore perché non siamo sicuri della nostra conoscenza. Kierkegaard ci offre una definizione religiosa a questo, poiché secondo lui vi sono tre stadi, che possono anche essere successivi:
1. estetico
2. etico
3. religioso
Una persona può sia scegliere uno stato cui essere, oppure intraprendere uno stadio e passare ad un altro. Nel primo, l’esteta non dà continuità al rapporto e le persone che lo conoscono hanno una conoscenza parziale di lui. Così facendo l’esteta non si afferma come individuo non assumendo ruoli ben precisi.
Per essere una persona c’è bisogno di essere etici: così subentra la figura del giudice Wilhelm, persona di grande espressione di eticità, poiché ruolo importante nella famiglia, nello stato e come individuo. Egli fa della moralità l’arma principale, anche se tale perfezione scompare come individuo singolo in quanto parte della collettività.
Attraverso l’angoscia che implica il peccato, si passa dallo stato etico alla fede. L’angoscia è parte di ogni uomo che vien fuori quando il soggetto ha piena coscienza di se stesso e si trova di fronte ad una scelta: davanti alle due possibilità sarà angosciato perché sa che non è possibile tornare indietro. Vi è la possibilità di peccare quando siamo liberi di scegliere, e se non si può scegliere non si è individui. Lo stadio religioso è come un salto nel vuoto poiché non c’è nessun ragionamento che ci spiega l’esistenza di Dio. La religione va accettata come scandalo cioè creatura che si rivolge al proprio creatore.

COMTE
Il positivismo nacque tra il 18° ed il 19° secolo in Francia e si diffuse in Inghilterra e in Italia. Esso è il proseguo dell’illuminismo, l’inizio di un pensare positivo, e parte dal presupposto che l’insieme della razionalità umana non è casuale e tra i saperi dell’uomo c’è una gerarchia che viene fuori da ogni criterio. L’oggetto deve avere come ritorno la realtà; così nei racconti veristi si narrano storie vere, poiché la letteratura deve raccontare la realtà.
Il principale filosofo del positivismo è Comte, che si dedicò alla scienza e alla sociologia, da lui fondata: egli partì dal presupposto che la filosofia debba avere un nuovo ruolo e cominciò a studiare i rapporti tra le scienze e le società. Come per Marx e Hegel, Comte ha in comune l’attenzione verso la storia del singolo e dei gruppi, che segna la legge dei tre stati:
- Teologico
- Metafisico
- Fisico
Le tre regole valgono per l’evoluzione dell’individuo, del gruppo e della scienza.
Secondo Comte, l’uomo subisce il mondo, però attraverso la filosofia si abbandona l’atteggiamento irrazionale, per uno razionale che è in grado di spiegare il mondo, come la filosofia. La razionalità si manifesta al terzo stato e ciò esclude Dio. Comte ritiene che la società debba essere guidata da un’oligarchia di scienziati ed industriali, e non dalle masse che non hanno diritto di parola; così deve governare il capitalismo. Comte dimostra di avere pensieri nettamente diversi da Marx, e tutto ciò entra in crisi col decadentismo. Egli intende dare una svolta in senso religioso alla sua filosofia, indicando la via per rendere positivo lo spirito religioso degli uomini: pone come oggetto della fede non più Dio ma la realtà positiva. Comte indica il “grande essere”, come l’insieme degli esseri umani passati, presenti e futuri. È verso il “grande essere”, cui l’individuo deve dirigere la propria religiosità e l’altruismo verso gli altri; vi saranno riti, liturgie, preghiere e sacramenti, un calendario e un sacerdozio, un papa positivo e una nuova trinità positivista. L’umanità (Grande Essere), sarà venerata con lo spirito (Grande Mezzo), sulla terra (Grande Feticcio).

FREUD
Sigmund Freud, neurologo e filosofo austriaco, è il fondatore della psicoanalisi. Nel 1886 apre uno studio per la cura delle malattie nervose, dedicandosi in particolare all’isteria, affermando che essa è provocata da energie psichiche bloccate e represse.
Da qui, formula l’idea che la personalità di ogni individuo, sano o malato che sia, è in gran parte determinata dall’inconscio, l’insieme di esperienze, desideri e paure di cui il soggetto non ha coscienza e che possono affiorare solo nei sogni o nelle libere associazioni d’idee.
Per approfondire le sue intuizioni, Freud si sottopone ad autoanalisi, indagando i propri sogni, i propri ricordi e la propria personalità.
Nel 1900 pubblica L’interpretazione dei sogni, il testo fondativo della psicoanalisi, in cui, il sogno è considerato la chiave d’accesso all’inconscio. In Psicopatologia della vita quotidiana, analizza i modi in cui l’inconscio affiora durante la veglia, ad esempio nei lapsus: secondo Freud, ciò che regola il funzionamento della mente è il principio di piacere, ovvero la pulsione sessuale. Le teorie di Freud suscitano diffidenza nel mondo scientifico, pur venendo applicate a scopo terapeutico: il ruolo del medico psicoanalista è quello di far emergere i dissidi inconsci del paziente che prendendone coscienza risolve il malessere generato dal conflitto interiore.
Negli anni seguenti, Freud formula più compiutamente la sua idea della mente umana; nella vita psichica agiscono tre fattori, l’Es, l’Io e il Super-Io. La sfera dell’Es esprime le pulsioni inconsce. Su queste pulsioni, il Super-Io attua un controllo o una censura, determinata da modelli dominanti e consuetudini sociali. L’Io è la parte organizzata della mente umana. È la mediazione tra gli impulsi dell’Es e il controllo del Super-Io.
Alla base vi è la teoria freudiana della struttura psicodinamica della personalità: se l’uomo rimuove una pulsione, questa non sparisce ma si trasforma. Diversamente da quanto affermato nei primi scritti, Freud conclude che le pulsioni inconsce non sono dominate solo dal principio di piacere, ma da due principi contrapposti, Eros e Thanatos. Il primo tende al piacere, mentre il secondo alla distruzione.

NIETZSCHE
La figura di Nietzsche s’inserisce nello scenario dell’Europa di fine ‘800 in cui si assiste a una generale crisi delle certezze rappresentata dalla crisi del positivismo, delle verità scientifiche e della società e rifugio nell’irrazionalità.
L’intero pensiero nietzschiano non è ordinato in un sistema filosofico, ma piuttosto procede per illuminazioni, enigmi e allegorie. La mal interpretazione delle teorie del superuomo nietzschiano, crearono una sorta di palingenesi di una razza superiore e che verranno riprese dal nazismo.
Il fine dell’intera filosofia di Nietzsche è di dimostrare le menzogne, i miti e le credenze che la società occidentale ha creato a partire da Socrate: tali menzogne sono la superiorità della Ragione ordinatrice del mondo, l’esistenza di un Dio fine e scopo di tutto e di un mondo al di là di questo. Nietzsche, pur consapevole di quanto la vita sia dolore, propone invece un’accettazione totale e gioiosa della vita in cui il dolore sia trasformato in gioia, l’ordine in caos e dove predominino le passioni.
Attraverso la sua prima opera, “La nascita della tragedia”, Nietzsche individua nel modo greco classico due impulsi inizialmente separati:
- Lo spirito dionisiaco, caratterizzato dagli impulsi irrazionali guidati dall’ebbrezza che è quella forza vitale e vera essenza dell’uomo che scaturisce dal caos della vita e che trova sbocco nella musica e nella danza.
- Lo spirito apollineo, simboleggiato dal dio della razionalità Apollo, è quello spirito razionale che ordina il caos della vita, che trova rifugio dal dolore della vita nelle arti plastiche e nella rigidità della religione.
Il pensiero di Nietzsche muove contro l’interpretazione storicistica di Hegel secondo cui tutto ciò che succede è secondo Ragione e che l’intera storia è governata da essa: tale concezione porta all’idolatria della storia e alla passività dell’uomo che rimane bloccato. Nietzsche afferma che è utile e doveroso ricordare il passato nel modo e nella maniera giusta ma altre volte conviene dimenticarsi il passato, poiché la storia è un continuo divenire e l’uomo che per sua natura ricorda, può rimanere bloccato, lasciandosi sfuggire l’attimo e il presente.
Le interpretazioni possibili della storia, per Nietzsche, sono tre:
1. Storia monumentale che procura all’uomo esempi che possono rivelarsi troppo pesanti da sopportare così da bloccare l’uomo: egli, infatti, pensando che tali modelli sono troppo alti per essere imitati, cade nello sconforto.
2. Storia antiquaria o archeologica, propria di chi guarda con ammirazione al passato; tali uomini guardano con nostalgia al passato e rifiutano il presente, cadendo nella passività.
3. Storia critica, ritenuto l’atteggiamento più corretto di chi, consapevole del peso del passato, giudica ciò che di essa va dimenticato e ciò che va ricordato al momento giusto.
Altra menzogna che Nietzsche deve svelare è l’esistenza di Dio. La “morte di Dio” rivelata dall’uomo folle, nella “Gaia scienza”, è espressa come semplice constatazione: con la sua presunzione della superiorità della Ragione, è stato l’uomo ad uccidere Dio in quanto ha creduto che le sue capacità fossero illimitate e che quindi non avesse più bisogno di lui. Ma per abitudine ed educazione continua ad ammettere l’esistenza di Dio. E’ l’uomo folle che annuncerà agli uomini tale rivelazione, ma non sarà creduto e sarà quindi cacciato.
L’annuncio della morte di Dio non è la consapevolezza che l’entità “Dio” non esiste, ma è la consapevolezza che è stata l’età moderna ad ucciderlo con la presunzione della Ragione. Tale consapevolezza spiazza però l’uomo che, perse tutte le sue certezze assolute su cui proiettava la sua esistenza, è gettato nel caos irrazionale della realtà in cui vi è la perdita dei valori che apre la crisi delle certezze.
La morte di Dio porta l’uomo al nichilismo in cui “manca il fine e mancano le risposte ai perché”. Il nichilismo può agire sull’uomo:
- bloccandolo e paralizzandolo, rendendolo incapace di agire (nichilismo passivo);
- facendo sì che si crei nuovi idoli: in tal modo viene ricreato un impianto morale esterno all’uomo;
- rendendolo consapevole della propria volontà di potenza che gli permette di andare oltre la morte di Dio, di evitare la perdita totale dei valori ma di recuperare i valori originari della terra legati allo spirito dionisiaco (nichilismo attivo).
In questo modo, lasciato dietro di sé il vuoto, l’uomo diventato superuomo affronta il caos lasciato dalla mancanza di valori, conscio delle infinite possibilità che si aprono di fronte a lui. Il superuomo è un’attività creatrice assolutamente libera che, ergendosi al di sopra del caos della vita, impone ad esso i propri significati e le proprie interpretazioni. Il superuomo, annunciato da Zarathustra nella filosofia del meriggio, è l’uomo che consapevole della morte di Dio e abbandonato dietro di sé il vuoto di valori (nichilismo) riprende su di sé l’accettazione consapevole e costruttiva del dolore della vita e si fa spirito creatore che plasma il caos a suo favore.

2° RIVOLUZIONE SCIENTIFICA
Con la 2° rivoluzione scientifica si ridefinì il concetto di scienza, analizzata prima da Galilei e Newton, e in seguito da Kant che credeva che la matematica e la fisica siano due scienze e che il problema sia di trovare la verità. Tale filosofia è quindi ritenuta ermeneutica, poiché va alla ricerca della verità. Si ricerca, dunque, di doppia verità, quella scientifica e quella filosofica che non si deve negare in nessuna scienza; questi sistemi si possono fondere tra loro, così come farà Popper, attraverso la parola “verità”. Con la scoperta della verità, di conseguenza si definisce il principio di falsità; nell’esempio del paradosso dei gemelli, sembra esserci una contraddizione nella teoria della relatività: il tempo di A e quello B sono diversi fra loro. Con la relatività (E=mc2) si crea il rapporto spazio-tempo, con Einstein che dimostrò che la massa alla velocità della luce si trasforma in energia. Infatti, il tempo di A, alla velocità della luce è più lungo del tempo normale; il corpo A, perderebbe la massa e il tempo sarebbe diverso da quello di B, tempo normale.

RUSSEL
Bertrand Russell è un filosofo e matematico inglese. Studiò matematica e filosofia a Cambridge e s’interessò agli studi della logica, mirando a ricondurre tutta la matematica ad essa; ciò è possibile tramite la riduzione della matematica a pochi assiomi e concetti base. Proprio in uno di questi concetti di base, quello d’insieme, Russell individua una contraddizione interna, che illustra con il celebre paradosso del barbiere. In un paese c’è un unico barbiere che deve radere tutti quelli che non si possono radere da soli: ma da chi si farà radere il barbiere? Il barbiere potrebbe radersi da solo, ma per definizione può radere solamente coloro che non si possono radere da soli. Si trova perciò nell’impossibilità di radersi e va quindi a far parte dell’insieme di coloro che non si possono radere da soli, che sono proprio gli individui che lui deve radere. Paradossalmente quindi fa parte e non fa parte dell’insieme allo stesso tempo.
Russell risolve il rompicapo nei Principia mathematica, con la teoria dei tipi. Questa teoria istituisce una gerarchia tra gli insiemi che impedisce agli elementi di entrare in contraddizione tra loro; un insieme appartiene a un livello più alto del livello al quale appartengono i suoi elementi e nessuno può parlare dell'insieme di tutti gli insiemi. Russell sostenne la sua verificabilità poiché riteneva che la matematica dicesse cose vere perché fondata sulla logica.
Dal 1914, stimolato dal dialogo con l’allievo Wittgenstein, lavora alla teoria dell’atomismo logico. Per Russell la realtà è scomponibile in elementi semplici e logici, che trovano espressione in proposizioni atomiche, cioè frasi elementari come “Socrate è mortale”.
Russell sottopone quindi il linguaggio a una rigorosa analisi logica che lo rende simile al linguaggio matematico e ne fa un efficace strumento d’indagine per una più razionale conoscenza del mondo. Egli si dimostrò essere anche impegnato nel dibattito politico venendo anche incarcerato per 6 mesi per azioni pacifiste.

WITTGENSTEIN
Wittgenstein, interessato alla filosofia del linguaggio, seguì a Cambridge le lezioni di Russell: la sua idea era di applicare la logica al linguaggio e capire come utilizzarle insieme. Filosofo cruciale del ‘900, Ritenne che l’errore di Russell sia stato studiare solo la logica, invece di dedicarsi anche al linguaggio. Attraverso la teoria della denotazione, sostenne che solo assegnando un nome a ogni cosa, e quindi attraverso il linguaggio, gli uomini si possono capire. Nel Tractatus logicus-philosophicus, ritenne che il linguaggio è più importante della matematica; lo scrisse in capitoli divisi in proposizioni e li numerò secondo la teoria degli insiemi di Russell, poi utilizzò la teoria della corrispondenza, secondo cui ad ogni parola corrisponde una cosa. Wittgenstein voleva arrivare agli elementi non scomponibili ma in seguito capì invece, che con una parola è possibile dire più cose, nominabili solo se queste esistono. Sottoponendo il trattato a revisione, si accorse che le parole non sono uniche, ognuna appartiene ad un gruppo, e introdusse la teoria delle famiglie di significato. Infine sostenne che il linguaggio denota la realtà e attraverso la teoria della terapia, è possibile correggere gli errori che vediamo nella realtà. Il linguaggio, quindi, si costruisce con parole singole e l’unica cosa non spiegabile sono gli stati psichici.

POPPER
La formazione del pensiero di Popper è legata all’idea di scienza come concetto di verificabilità. Nell’opera Logica della scoperta scientifica mostrò vari dubbi sulla teoria della verificabilità. Popper afferma che le teorie scientifiche sono proposizioni universali, la cui verificabilità può essere controllata solo indirettamente dalle loro conseguenze. Per quanto numerose possano essere, le osservazioni sperimentali a favore di una teoria non possono mai provarla definitivamente perché basterà anche solo una smentita sperimentale per confutarla: una teoria è scientifica solo se essa è falsificabile.
Così anche un manuale di storia della scienza è un manuale fallimentare, poiché anche se vi sono fallimenti, c’è sempre qualcosa che va migliorando.
Nell’opera Congetture e configurazioni, Popper ritenne che la scienza funzioni attraverso l’intuizione e la configurazione, e che la conoscenza umana è di natura congetturale e ipotetica: per esempio risultò fallibile la teoria di Copernico perché Galileo e Keplero la migliorarono. In essa parlò del metodo induttivo ritenendolo sbagliato poiché ci fa pensare a un mondo che non esiste. Nella sua ultima opera esprime la dottrina dei tre mondi:
1. La vita reale (oggetto fisico)
2. Le nostre percezioni (il pensare)
3. Le cose che sappiamo (il nostro sapere trasformato in concretezza)
I mondi dialogano tra loro, tranne il 2° e il 3° poiché necessitano della realtà.

FEYERABEND
La filosofia di Feyerabend aveva una visione anarchica della scienza e il suo negare l'esistenza di regole predefinite lo dimostra. Vi sono due teorie per capire la sua filosofia:
La teoria dell’anything goes, contraddice la posizione di Popper, perché sostiene che qualsiasi cosa che non va bene, sia destinata a funzionare. Tutte le volte che la scienza ha progredito è perché sono state violate le teorie confutate. Pensando, quindi, che tutto è accettabile, viene a mancare il criterio di verificabilità.
La theory laden tratta l'uso del linguaggio: non sempre gli uomini si capiscono tra loro, ed anche quando vi è una cosa che potrebbe essere uguale per tutti, la visione e la conoscenza rimane personale.

CROCE
Croce, filosofo italiano, fu uno dei pochi intellettuali a non aderire al fascismo e lo dimostra scrivendo il manifesto degli intellettuali anti-fascisti nel 1925. Della sua filosofia è rintracciabile l’idea di estetica, intesa come arte, e l’idea di storia, presa da Marx. Mentre nella prima dimostra di essere un importante teoreta dell’architettura, nella seconda, critica le idee hegeliane sul concetto di storia; per Croce la storia non procede come ritiene Hegel, grazie alla società, ma egli intende la storia come dialettica dei distinti; quattro lati che operano nella storia in diversi ambiti.
1. Vero, rintracciabile nella filosofia
2. Bello, caratteristica dell’arte
3. L’utile, oggetto dell’economia
4. Buono, virtù dell’etica
Tra la filosofia e l’arte c’è una stretta correlazione, poiché dalla conoscenza della verità e dalla bellezza, derivano emozioni ed intuizioni. Le prime due sono discipline teoretiche, mentre la terza e la quarta essendo pratiche, sono subordinate ad esse; l’economia è fondamentale a fare la storia e l’etica serve per convivere con gli altri.
La chiave per capire ogni singolo fatto è lo spirito universale, con cui partiamo da un lato particolare di un ambito per arrivare all’unità. La storia col suo divenire coincide col divenire filosofico. Croce, padre del liberalismo, ritiene che la politica sia azione, poiché lo stato deve funzionare come garante di ogni ideologia.

BERGSON
Bergson, filosofo francese, fu sostenitore della filosofia dello spiritualismo, opponendosi alla corrente del positivismo. Mentre la prima parte della sua filosofia si concentra sul concetto del tempo, la seconda parte parla dell'evoluzione creatrice dell’uomo.
Bergson ritiene strumenti di conoscenza:
1. l’intelligenza, che è sempre diretta all’azione e si manifesta nella realtà attraverso le modifiche sull'ambiente.
2. l’istinto, che è la reazione immediata al contatto con la realtà.
3. l’intuizione, che è l’unione dell’intelligenza e dell’istinto, capace di riflettere sul mondo e di distinguerci dagli animali.
Il pensiero di Bergson rimanda a un dualismo tra spirito (intuizione) e materia (l'intelligenza): è con l'intuizione che possiamo cogliere gli errori che l'intelligenza ha fatto nel definire i problemi che vuole risolvere.
Dalla confusione tra intuizione e intelligenza, è nata l'incomprensione sulla natura del tempo: l'intelligenza, intesa come scienza, concepisce il tempo come una serie d’istanti concatenati e misurabili: ma il tempo non è costituito da singoli istanti ma da un continuo fluire non scomponibile; così risulta essere diverso il tempo della scienza da quello reale. Per Bergson, il tempo giusto, è quello tra il tempo della mente e il tempo della memoria. Con esso è fondamentale il concetto del ricordo, poiché questo ci permette di andare avanti e indietro nel tempo con la mente.
Nell’opera Materia e memoria, Bergson denota la sua interpretazione della memoria, in cui mostra il rapporto tra percezione e memoria. Egli ritiene che la percezione sia il ritagliare un'immagine parziale della realtà, mentre la memoria è l'accumularsi delle percezioni.
Secondo Bergson, nella natura all'inizio vi erano molte specie, alcune di queste si bloccarono, altre invece proseguirono la loro evoluzione. Così dalle scimmie antropomorfiche, si è sviluppato l’homo sapiens, passando dallo scimpanzé. Mentre i vegetali si sono bloccati nell’evoluzione, l'uomo è l'unico che continua nel suo slancio, soprattutto nell’attività culturale: così l'uomo è arrivato ad essere subcreatore, in grado di creare delle forme per esprimersi in modo originale. Bergson ritenne che, come nell'evoluzione creatrice, anche alcune società si possano bloccare, diventando società chiuse e conservatrici, che possono essere rese aperte da una società di uomini liberi: nella società chiusa vi è un rigido intervento dello stato a livello economico e sociale, invece la società aperta si basa sull'opposto poiché l'amore è considerato un bene astratto. I valori della società sono lo stato, la famiglia, e l'ordine che possono diventare disvalori quando innocentemente cercano di proteggere se stessi.

HUSSERL
Husserl nacque nell’impero austro-ungarico e fu uno studioso di matematica, astronomia, fisica, psicologia e filosofia.
Nel 1901 pubblica l’opera filosofica, le Ricerche logiche in contemporanea con il dominio
del positivismo, atteggiamento di totale fiducia nella scienza che ha origine nell’imponente progresso tecnico-scientifico del XIX secolo.
Husserl contesta il positivismo poiché sostiene che il modo in cui procede la scienza, non può condurre alla verità. Quando, infatti, lo scienziato osserva il mondo, trascura il fatto che la sua coscienza fa da filtro alle osservazioni. Ogni osservazione è frutto di un rapporto tra l’oggetto percepito e la coscienza che lo percepisce che si appoggia sempre a uno schema di esperienze e punti di vista: per esempio, quando guardiamo ciò che ci circonda, quello che vediamo è un’immagine bidimensionale, come una fotografia, e solo grazie all’esperienza sappiamo che ciò che stiamo guardando è a 3 dimensioni.
Secondo Husserl, quindi. è la filosofia che può giungere alla verità, analizzando ogni esperienza e depurandola da tutti i pregiudizi. L’obiettivo è isolare la percezione originaria per come si presenta alla coscienza, prima che questa la rivesta di significato e di senso. Questa percezione originaria è chiamata da Husserl fenomeno: la filosofia diventa fenomenologia.
In questo modo si arriva a quello che Husserl chiama Mondo della vita cioè lo stadio primario dell’esperienza, in cui la coscienza, pura e libera da condizionamenti, viene impressa dall’oggetto. È un fatto che si verifica in ogni istante della nostra vita, anche se non ne siamo consapevoli.
Quando nel 1914 scoppia la prima guerra mondiale, s’incrina la fiducia dell’umanità verso il progresso e la scienza, e le critiche di Husserl si rivelano fondate. Negli anni ‘20, la fenomenologia si diffonde in tutta Europa. Tra gli allievi di Husserl, i filosofi Heidegger e Sartre. Le critiche di Husserl al Positivismo pongono domande a cui la scienza non ha ancora risposto. Allo scienziato, infatti, è dato un difficile compito: rendere autentica la propria coscienza prima di analizzare il mondo.
HEIDEGGER
Martin Heidegger è un filosofo tedesco che nel 1911 inizia gli studi di filosofia a Friburgo dove diventa assistente del filosofo Husserl. Nel 1927 pubblica l’opera Essere e tempo con cui Heidegger vuole rifondare la filosofia, sostenendo che il pensiero contemporaneo è in crisi perché ha smesso di porsi la domanda fondamentale, cioè la domanda sull’essere: cos’è l’essere? a cosa pensiamo quando diciamo che qualcosa è? Secondo Heidegger la risposta alla domanda sull’essere va cercata all’interno della dimensione temporale che è la dimensione propria dell’uomo che nasce e muore e la quale esistenza è caratterizzata dallo scorrere del tempo. Ma l’uomo e la filosofia, per Heidegger, fanno un errore riguardo al tempo pensando che l’unico tempo in cui l’essere si manifesta sia il presente. Questo concentrarsi sul presente porta l’uomo a lasciarsi assorbire dalle occupazioni del quotidiano, le sole ad apparigli urgenti. Per Heidegger l’uomo deve guardare al futuro e alla morte che lo aspetta, solo così può recuperare il senso del proprio essere e considerare le possibilità che ha di fronte. L’opera è rimasta incompiuta alimentando le varie interpretazioni. Nel 1928 riceve la cattedra all’università di Friburgo e si iscrisse al partito nazista. Un anno dopo abbandonò gli studi per ritirarsi a vita privata.

SARTRE
Jean-Paul Sartre, filosofo, è il maggiore esponente dell'Esistenzialismo francese.
Trasferitosi nella Germania nazista per studiare, osserva come le folle non siano in grado di comprendere ciò che sta avvenendo e matura la sua idea sulla figura dell’intellettuale che, secondo Sartre, ha i mezzi per comprendere la società e quindi ha il dovere morale di guidare le masse. In Germania Sartre ha anche modo di avvicinarsi al pensiero dei filosofi tedeschi Edmund Husserl e Martin Heidegger.
Nel 1943 pubblica L’essere e il nulla, in cui getta le basi dell’esistenzialismo: il saggio è uno studio delle contraddizioni che caratterizzano l’esistenza umana. L’uomo per Sartre è condannato a una condizione tragica: la sua esistenza è fondata su un’illusione di libertà.
L’uomo si crede libero, s’illude di essere libero come Dio e non si rende conto di vivere, invece, un’esistenza priva di senso.
Dopo la guerra, Sartre accantona la filosofia per dedicarsi all’impegno politico:
vicino al marxismo, critica l’imperialismo, il capitalismo e la politica degli Stati uniti.
Oltre che corrente filosofica, l’esistenzialismo diventa una moda e uno stile di vita fatto di libri, politica e atteggiamenti bohémienne.

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