Passaggio tra età medievale ed età umanesimo-rinascimentale


Tra i tanti temi trattati il principale problema della ricerca medievale era dare una base filosofica al cristianesimo (soprattutto cercando di adattare in chiave cristiana il pensiero dei due grandi fari della cultura greca, Platone perché aveva posto davanti ad ogni cosa l’idea del Bene, e Aristotele per via dell’interpretazione sia cosmologica sia teologica.

Nei primi pensatori medievali troviamo tracce di questo adattamento. Nella patriottica di S. Agostino troviamo residui di platonismo, nella scolastica di S. Tommaso troviamo residui di aristotelismo.

L’ aristotelismo, nel corso del Medioevo, andrà a prevalere quasi completamente sul platonismo, per via della sua tendenza all’immanentismo che va contro il trascendentismo cristiano.

Nel Medioevo la filosofia si muove tenendo in considerazione due principi: auctoritas (autorità) e ipse dixti (lui stesso dice), se i due concetti venivano messi insieme, cioè se una figura considerata un’autorità enunciava qualcosa, corretto o errato che fosse, il suo pensiero non poteva essere messo in dubbio e vi erano gravose conseguenze per chiunque avesse solo provato a contestare.
Ciò dava un taglio alla libertà di pensiero.

Inoltre vi era l’obbligo di una rigida e unica interpretazione letterale delle Sacre Scritture che non si poteva confutare.

Nell’ottica medievale, la filosofia veniva considerata ancillae teologia, letteralmente “la serva della teologia”, proprio perché la sua unica utilità era aiutare a comprendere e far comprendere i misteri e i fatti teologici.

L’atteggiamento medievale di non ribellarsi al principio di autorità e di opposizione al nuovo entra in crisi già a partire dal 1400, quando si inizia a cercare di superarlo; iniziano a mutare i temi su cui si riflette: adesso l’attenzione si sposta sull’uomo, il suo rapporto con il mondo e i suoi misteri, inoltre si usa la ragione senza dipendere da alcuna figura autoritaria e maestri e ci si dedica alla ricerca scientifica.

Questi piccoli cambiamenti segnano l’inizio dell’epoca umanesimo-rinascimentale, quel periodo caratterizzato dalla rivalutazione dell’uomo e del creato dapprima disprezzati e dalla riscoperta delle humane litterae.

La Chiesa, anche in seguito alle continue riforme che subì, si oppose sempre più e cercò di reprimere il nuovo, come testimoniano il tribunale dell’Inquisizione e l’indice dei libri proibiti.
In epoca umanistico-rinascimentale vi è una ripresa del platonismo.

Importante è la conoscenza della concezione astronomica medievale, in vigore fino al 1600. La teoria che vigeva era la teoria aristotelico-tolemaica, caratterizzata dal geocentrismo, sostituita poi dall’odierna e più corretta teoria copernicana, caratterizzata dall’eliocentrismo. La teoria medievale, oltre all’affermazione del geocentrismo, prevede un universo finito, i pianeti che girano intorno alla terra e non intorno al sole con moti irregolari e non seguendo orbite ellittiche, la terra piatta e una differenza qualitativa tra cielo e terra secondo cui il materiale del cielo è superiore al materiale della terra in quanto è più vicino a Dio: gli astri ed il cielo sono formati da etere, la materia incorruttibile e perfetta, e si muovono di moto circolare, anch’esso perfetto, mentre la terra è formata dai quattro elementi (acqua, aria, terra, fuoco), imperfetti e corruttibili ed in modo rettilineo.

Il primo a screditare questa teoria è l’astronomo, fisico e filosofo Giordano Bruno, che venne condannato al rogo.
Il geocentrismo ha conseguenze non solo cosmologiche ma anche teologiche e antropologiche: Dio ha creato la Terra e l’ha posta al centro dell’universo per il suo essere eletto e più importante, l’uomo. Ha anche messo a sua disposizione l’intero creato, motivo per cui nel Medioevo l’uomo si sentiva in diritto di screditare e sfruttare la natura come meglio credeva per soddisfare i proprio bisogni. Nell’epoca successiva il creato venne valorizzato e venne eliminato questo rapporto di sottomissione all’uomo.

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