Concetti Chiave
- L'infinito, derivante dal latino "finitus", rappresenta l'essere senza limiti e senza fine, spesso simboleggiato da "∞".
- I Pitagorici consideravano solo i numeri finiti come perfetti, escludendo l'infinito che non può essere completato.
- Per Parmenide, l'infinito assume un valore negativo, simboleggiando ciò che è incompleto e quindi imperfetto.
- Zenone utilizzava l'infinito nei suoi paradossi, suggerendo che il tempo è divisibile all'infinito e non finito.
- Nel Cristianesimo e in Plotino, l'infinito è identificato con Dio, mentre il finito è associato all'esperienza umana e terrena.
Qual è l'origine e il significato dell'infinito?
La parola “Infinito” deriva dal latino “finitus”, cioè limitato, più il prefisso negativo “in-“, ed è solitamente indicato col simbolo “∞”.
Per Infinito solitamente viene inteso l’essere senza limiti o l’essere senza limiti di un qualcosa, poiché è, appunto, infinito, senza fine.
Pitagorici e numeri perfetti
• Pitagorici: per i Pitagorici solo ciò che è Finito è prefetto (in quanto è compiuto), invece ciò che è infinito non ha fine e non sarà mai compiuto nella sua realtà e, quindi, non può essere perfetto.
Essi dividevano i Numeri in Pari e Dispari, e solo questi ultimi li consideravano perfetti, cioè Finiti, mentre quelli Dispari erano considerati non finiti, cioè Infiniti.
Parmenide e il valore negativo
• Parmenide: con Parmenide l’Infinito assume un valore negativo, poiché essere Infinito significava un qualcosa che è senza fine, che non è completo e che quindi manca in qualcosa e allora è imperfetto.
Zenone e i paradossi del tempo
• Zenone: il concetto di Infinito viene usato da Zenone nei suoi Paradossi, secondo i quali il Tempo è divisibile all’Infinito, e quindi esso non è una cosa finita.
Aristotele e la logica infinita
• Aristotele: secondo Aristotele non è possibile cercare una Causa all’Infinito, poiché la causa prima è il Motore Immobile; Potenza e Atto compongono una catena Infinita; secondo la sua concezione di Logica bisognerebbe analizzare Infinite cose per essere sicuri di ciò di cui si parla, ma ciò è impossibile; per Aristotele, così come per i Pitagorici, esiste un Infinito numerico.
Cristianesimo e l'infinito divino
• Cristianesimo: secondo il Cristianesimo l’Infinito corrisponde a Dio, mentre ciò che è limitato riguarda quello che è terreno o umano (e quindi ha connotazione negativa ciò che è limitato).
Plotino e l'emanazione divina
• Plotino: anche secondo Plotino l’Infinito corrisponde a Dio, che per emanazione crea il tutto.
Medioevo e concezione dell'infinito
• Medioevo: anche la concezione Medioevale dell’Infinito è simile alle due precedenti, infatti ciò che era Infinito era Dio, mentre ciò che era Finito era l’Uomo.
Umanesimo e l'uomo infinito
• Umanesimo: per la concezione Umanistica, era l’Uomo l’Infinito, poiché era considerato come “copula mundi” (copula del mondo) e quindi come termine medio tra il terreno e il divino.
Nicolò Cusano e l'infinito ignoto
• Nicolò Cusano: secondo egli l’Infinito era qualcosa d’ignoto, poiché l’Uomo non ha tale conoscenza per concepirlo. Quindi l’Infinito corrisponde a Dio, figura nella quale, secondo Cusano, coincidono gli opposti. Dio inoltre contiene in se tutte le cose, ma è anche presente in tutte le cose; quindi l’Universo può essere considerato come un’esplicazione di Dio contratta, perciò l’Universo rappresenta l’Infinito in maniera contratta.
Giordano Bruno e la materia infinita
• Giordano Bruno: secondo egli l’Infinito corrisponde a Dio e per questo anche la Materia può essere infinita.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine etimologica della parola "Infinito"?
- Come consideravano i Pitagorici i numeri perfetti?
- Qual è il valore negativo dell'infinito secondo Parmenide?
- Come si collega il concetto di infinito al Cristianesimo?
- Qual è la visione di Nicolò Cusano riguardo all'infinito?
La parola "Infinito" deriva dal latino "finitus", che significa limitato, unito al prefisso negativo "in-", indicando quindi l'essere senza limiti o senza fine.
I Pitagorici ritenevano che solo i numeri finiti fossero perfetti, poiché compiuti, mentre i numeri infiniti erano considerati imperfetti e incompleti.
Parmenide attribuiva un valore negativo all'infinito, poiché esso rappresenta qualcosa di incompleto e quindi imperfetto, mancante di una fine.
Nel Cristianesimo, l'infinito è identificato con Dio, mentre ciò che è limitato è associato all'umano, con una connotazione negativa.
Nicolò Cusano considerava l'infinito come qualcosa di ignoto, che l'uomo non può comprendere completamente, identificandolo con Dio, in cui coincidono gli opposti e che contiene tutte le cose.