pexolo di pexolo
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Concezione estetica di Novalis


Come Schlegel, egli prende le mosse da Fichte; ma si rifiuta di riconoscere al non-io un qualsiasi potere sull'io. «Agli uomini, egli dice, nessuna cosa è impossibile: quello che io voglio lo posso». Alla radice del mondo c'è infatti la forza creativa della volontà divina; e l'uomo può e deve coincidere con essa. Questa coincidenza è la fede. «Ogni credenza è meravigliosa e miracolosa. Dio stesso esiste nel momento in cui credo in lui. Con la credenza noi possiamo in ogni momento, per noi e spesso anche per altri, operare il miracolo della creazione». Questo miracolo può realizzarsi attraverso i sensi, che sono soltanto modificazioni dell'organo del pensiero, cioè dell'elemento assoluto da cui si origina la realtà. Il pittore ha già, in un certo grado, in suo potere l'occhio, il musicista l'orecchio, il poeta l'immaginazione, il filosofo il pensiero. Ma questi geni particolari devono unificarsi: il genio deve diventare totale e allora sarà padrone del proprio corpo e insieme del mondo. Il mondo è infatti per Novalis «un indice enciclopedico e sistematico del nostro spirito, una metafora universale, una immagine simbolica di esso». Esso ha quindi un'originaria capacità ad es¬sere vivificato dallo spirito. «Esso è vivificato da me a priori, è tutta una co¬sa con me, e io ho una tendenza e una capacità originaria di vivificarlo». Questa vivificazione del mondo è la trasformazione del sistema della natura nel sistema della morale, trasformazione di cui l'uomo è l'autore. «Il sentimento morale, dice Novalis, è in noi il sentimento della potenza assoluta di creare, della libertà produttiva, della personalità infinita del microcosmo, della divinità propriamente detta in noi».
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