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Nietzsche

C'è una famosa affermazione di uno studioso francese del 1900 secondo cui Nietzsche insieme a Marx e Freud è stato uno dei tre maestri del sospetto, ossia uno dei tre filosofi che hanno messo in dubbio alcuni ambiti che venivano dati per scontati. Nel caso di Nietzsche, il sospetto si basa sulla morale e sulla metafisica, di cui vengono smascherate le radici troppo umane. Nietzsche è un pensatore molto controverso. Nacque nel 1844, fu uno studente di filologia classica e all'età di venticinque anni fu docente universitario a Basilea. Lasciò questa cattedra manifestando disagio e inquietudine. In un primo momento fu ammiratore di Schopenhauer e Wagner, in seguito si distaccò da loro. Ebbe un rapporto tormentato anche con le donne, soprattutto con Lou Salomé, una donna molto in vista nella società del tempo. L'ultima parte della sua vita è segnata da un peggioramento delle sue condizioni psichiche, divenendo pazzo, fino alla sua morte, avvenuta nel 1900. Su Nietzsche esistono molteplici questioni storiografiche anche perché il lascito di Nietzsche comprendeva molti appunti e brani sparsi gestiti dalla sorella Elizabeth.

L'iniziativa di maggior peso fu la pubblicazione, da parte di Elizabeth, di diversi testi inediti di Nietzsche sotto il titolo "La volontà di potenza". Questo era il titolo effettivo di un'opera che Nietzsche voleva pubblicare, senza poi riuscirci, ma ciò che è più curioso è che la sorella scelse, tra i passi di Nietzsche, quelli che presentano temi elitisti, reazionari, razzisti e questo sembrò accrescere l'immagine di Nietzsche come filosofo precursore del nazismo. Quest'idea si rafforzò quando nel 1933, Hitler, da pochi mesi a capo del governo, visitò la sorella di Nietzsche e l'archivio da lei curato; ciò sembra dare una sorta di convalida all'immagine filo-nazista del filosofo. Nel secondo dopoguerra, alcuni studiosi ripresero il lavoro sulla produzione di Nietzsche, realizzando l'edizione critica dell'opera monumentale del filosofo. La prima edizione fu pubblicata da uno dei maggiori studiosi di Nietzsche, anche se l'edizione più completa si deve a due studiosi italiani, Polli e Montanari, artefici di una collezione monumentale tra gli anni Sessanta e Settanta.
La pubblicazione di questa edizione critica corrispose ad una riscoperta del pensiero di Nietzsche che avvenne inizialmente nell'ambito della cultura filosofica francese (con la "Rinascita di Nietzsche") e poi tra gli studiosi italiani, maggiori cultori della sua opera. Grazie agli studi dei francesi e degli italiani, avvenne il ribaltamento dell'immagine politica di Nietzsche, considerato ispiratore di un nuovo pensiero di sinistra, sottolineando gli aspetti di liberazione dell'uomo. Nietzsche rimane un pensatore complesso e molto studiato e richiamato. Per quanto riguarda lo stile, Nietzsche, dopo gli scritti giovanili, abbandonò la forma classica del saggio filosofico. Una parte importante della sua opera è scritta per aforismi, ovvero delle brevi sentenze. L'opera più nota è "Così parlò Zarathustra"; opera che si ispirava allo stile dei Vangeli (ad esempio, ogni capitolo si conclude con "così parlò Zarathustra") ed era una sorta di poesia in prosa. Le ultime opere di Nietzsche erano polemiche, delle vere e proprie invettive (ad esempio, "L'Anticristo"). Tutto questo corrisponde alla convinzione di Nietzsche che non sia più possibile rendere il reale come una totalità organica e compiuta: così come la realtà è differenziata, allo stesso modo il filosofo deve riprodurre questa frammentazione ed essere polemico (egli sosteneva, "io faccio filosofia col martello").
La prima opera di Nietzsche, pubblicata a ventotto anni, si intitola "La nascita della tragedia" (titolo completo "La nascita della tragedia dallo spirito della musica") ed è un opera in cui il filosofo reinterpreta le conoscenze del mondo classico attraverso i suoi studi filosofici. Nietzsche sostiene che la civiltà greca si è costituita dall'intreccio di due spiriti fondamentali, quello apollineo e quello dionisiaco. Quello apollineo è lo spirito che guarda all'armonia, alla compostezza e al controllo. Al contrario, il dionisiaco è quello degli impulsi, dell'ebbrezza. Soprattutto il dionisiaco è la capacità di guardare alla vita in tutti i suoi aspetti, compresi quelli orrorifici e negativi; è la capacità di dire "sì" alla vita, cioè di coglierla in tutti i suoi aspetti. Secondo Nietzsche all'origine della cultura greca, contrariamente alla visione classica, c'è il dionisiaco e non l'apollineo che subentra per civilizzare il dionisiaco, cioè per dare ordine e forma al caos. L'equilibrio supremo tra i due spiriti si è avuto nella tragedia classica. La tragedia greca ha come origine il coro dionisiaco, che si scarica in un mondo di immagini apollinee. Questo sublime equilibrio della tragedia si spezza dopo, con la tragedia di Euripide, che è una tragedia più razionalista, e con la filosofia di Socrate (chiamato "bestia nera" da Nietzsche), perché in Socrate si è affacciata l'idea che la razionalità sia la cifra distintiva dell'umano, che disciplina e soffoca il dionisiaco (cioè le pulsioni e gli istinti). Il correlato letterario della filosofia di Socrate è la tragedia di Euripide. Nietzsche si pronuncia per il dionisiaco: bisognerebbe tornare ad essere discepoli di Dioniso e di un approccio al mondo estetico, finalizzato a cogliere positivamente l'esistenza. L'arte è un mezzo importante per questo. A questa fase di esaltazione appartiene anche l'ammirazione di Nietzsche per Wagner, le cui opere sembravano l'esaltazione della vitalità della realtà. Ha anche una grande ammirazione per Schopenhauer, il quale ha rivelato che la vita è irrazionale. Tuttavia, poi Nietzsche passerà a criticarlo perché ha indicato una forma di liberazione alla vita (l'ascesi), quando invece per Nietzsche bisogna accogliere tutti gli aspetti della vita. Un'altra opera importante è una raccolta di quattro brevi opere chiamata "Considerazioni inattuali", dei primi anni Settanta. Sono considerazioni inattuali perché esprimono posizioni filosofiche in contrasto con lo spirito del tempo, contro l'orientamento della sua cultura.
La principale di queste considerazioni inattuali è l'opera dedicata alla storia. Secondo Nietzsche, la sua epoca è segnata da un'ipertrofia del senso storico. Questa considerazione inattuale sulla storia si intitola "Sull'utilità e il danno della storia per la vita". La storia presenta aspetti vantaggiosi e dannosi considerati tali rispetto alla vita intesa come energia vitale, forza plastica, capacità dell'uomo di conformare a sé la realtà. L'atteggiamento che Nietzsche si propone di combattere è l'idea che la storia sia una concatenazione di fatti, una catena in cui ogni anello è il prodotto di ciò che c'è prima e la causa di ciò che c'è dopo. Se tutto fosse così concatenato e lo storicismo avesse fondamento, non ci sarebbe la possibilità di fare nulla di nuovo e noi saremmo solo degli epigoni, cioè dei successori. L'altro rischio deriva dall'eccesso di storia. Nietzsche ritiene che all'uomo, invece, è necessario l'oblio (tratto leopardiano). Nietzsche distingue tre modalità di storia: la storia monumentale, antiquaria e critica. Ciascuno dei tre tipi di storia può risultare utile o dannoso alla vita, quindi l'approccio corretto è una miscela degli aspetti positivi dei tre tipi. La storia monumentale è quella che cerca nel passato modelli di comportamento e riferimento.
Il vantaggio sta nella possibilità di emulare, nel proprio agire, gli esponenti del passato; la dannosità sta nell'idealizzare il passato, oppure il rischio di sentirsi inadeguati rispetto ai grandi esempi del passato con una conseguente inibizione del proprio agire. La storia antiquaria è l'atteggiamento di chi preserva e venera, di chi conserva tutto del passato e rischia di mummificare tutto. Per un verso è quindi la devozione per il passato, per un altro è un peso che schiaccia e non permette di esercitare l'oblio. La storia critica è la storia di chi critica il passato in senso negativo e di chi ritiene di poterlo giudicare con atteggiamento liberatorio ma anche di presunzione. Di ciascuno di questi aspetti della storia, secondo Nietzsche, bisogna mantenere ciò che serve alla vita, alla sua forza plastica.
Una seconda fase del pensiero di Nietzsche è la fase illuministica. E' il periodo inaugurato dall'opera "Umano, troppo umano".
Questa componente illuministica mostra un rinnovato interesse per la scienza, vi è un progressivo distacco dall'estetica come chiave di lettura della vita e per un approccio "decostruttivo", di critica della cultura. Nietzsche si propone di analizzare, disaggregandoli, valori, credenze, certezze metafisiche, che appartengono alla storia della cultura occidentale e lo fa mostrando che questi valori non sono eterni ed assoluti, ma che hanno un'origine basata sui bisogni e sulle esigenze degli uomini. Quello che noi consideriamo come assoluto, elevato, nobile è la proiezione metafisica delle incertezze umane. Nietzsche applica una chimica delle idee (procedura attraverso la quale egli scompone e scioglie). E' un metodo che egli chiama "genealogico": mostra che alcuni valori hanno un processo di formazione radicato in bisogni ed esigenze umani ("Genealogia della morale"). Liberato dal peso de valori assoluti, lo spirito libero assume l'atteggiamento del viandante, di colui che si mette per via con l'atteggiamento libero della ricerca, dell'apertura ad ogni forma di espressione (filosofia del mattino, con la quale si inaugura un cammino morale dove non ci sono certezze fondate e assolute). Il concetto-cardine di questa fase filosofica è quello della "morte di Dio".
Dio bisogna intenderlo come il fondamento ontologico dello statuto di validità dei valori. Dio è una sorta di garante metafisico del fatto che i valori riconosciuti hanno un fondamento oltremondano ed è l'invenzione umana che conferisce validità ai valori. Ma Dio è una menzogna che serve a rassicurare gli uomini e far credere loro che la realtà è ordinata, pensata per il loro bene laddove invece sarebbe falsa, contraddittoria, insensata. Noi abbiamo bisogno della menzogna per credere nella vita, senza smarrirci di fronte alla sua mancanza di senso. Dio è la nostra più lunga menzogna, la "bugia millenaria". Per Nietzsche non c'è bisogno di dimostrare che Dio non esiste: l'ateismo va assunto come dato di fatto. La dichiarazione dell'inesistenza di Dio viene fatta nella "Gaia scienza", dove un uomo folle, che è libero dalle convenzioni, può dichiarare ciò che gli altri nascondono ai propri occhi. Nietzsche non è indifferente verso gli atei. Venuta meno l'esistenza di Dio, sono venuti meno i punti di riferimento in base ai quali costruiamo la nostra vita e che ci servivano da guida.
Il venir meno per estirpare la credenza di Dio è un atto gigantesco, il più grande compiuto nella storia dell'umanità. La presa d'atto della morte di Dio apre una fase del tutto nuova, ossia il "nichilismo" (che ha l'aspetto dello smarrimento, versione passiva, e la versione attiva, quella del superuomo, di colui che, dopo la morte di Dio, plasma il mondo e il tempo). La morte di Dio sgombera il campo all'avvento dell'oltreuomo, o superuomo, che non è solo l'uomo che si impone sugli altri, ma è colui che oltrepassa i limiti dell'uomo vecchio, ed arriva a confini nuovi.
La morte di Dio è la premessa per l'avvento del superuomo ma è la presa d'atto del venir meno della credenza nel dualismo ontologico (l'esistenza di due livelli di realtà: uno dei quali, quello metafisico, è il mondo vero, contrapposto alla realtà empirica, cioè il mondo falso). Quindi viene meno anche la convinzione dell'esistenza di un mondo vero ("il mondo vero finì per diventare favola") e tutta la tradizione di pensiero di Platone con le sue trasformazioni sfocia nello svanire di questo mondo vero con il quale viene meno anche il mondo falso, cioè il giudizio di falsità che si è attribuito al mondo empirico. Il nostro mondo è quello degli inganni ed è provvisorio, destinato ad essere superato nell'aldilà. Tuttavia il superuomo è quello che riesce ad essere fedele alla Terra, cioè capace di considerare la Terra come l'unica esistente, senza rifugiarsi in una dimensione metafisica.
L'opera di Nietzsche in cui è più diffusamente tematizzato il tema del superuomo è "Così parlò Zarathustra" che è definita da egli stesso "un libro per tutti e per nessuno", nel senso che il messaggio di Zarathustra è rivolto a tutti gli uomini, ma può essere recepito solo da pochissimi, se non da nessuno. Zarathustra è stato un profeta persiano vissuto all'inizio del primo millennio a. C., a cui Nieztsche affida il compito di essere profeta e messaggero del superuomo. E' un'opera scritta con uno stile particolare (definito "pensiero poetante") ed è un libro che ricalca i vangeli. Uno dei temi fondamentali è, per l'appunto, il superuomo, o oltreuomo (soprattutto dopo la "rinascita di Nietzsche"). Si tratta di un uomo non "super", che prevarica sugli altri, ma un uomo che supera i limiti dell'umanità. Questo andare oltre sta nella fedeltà alla Terra, nella capacità di considerare la mondanità come unica, perché l'oltreuomo (che incarna il dionisiaco) è colui che dice sì alla vita, che accetta la sua mondanità come la propria dimensione in tutti i suoi aspetti e sa reggere la visione anche degli aspetti orrorifici.
E' colui che è capace di emanciparsi da ogni consolazione metafisica, di sottrarsi a morali precostituite, di trasvalutare i valori, creandone di nuovi, non più valori universali, ma valori che ciascuno saprà avuto darsi. Si parla quindi di valori individuali e individualistici, perché l'oltreuomo è colui che sa esprimere in sommo grado la volontà di potenza, cioè la capacità di plasmare la realtà attorno a sè con la propria forza plastica. All'oltreuomo si arriva attraverso tre metamorfosi: la prima metamorfosi dello spirito è il cammello, un animale che porta il peso delle tradizioni e che soggiace alle credenze tradizionali; la seconda metamorfosi è il leone, l'animale che demolisce i valori e le credenze tradizionali, ossia colui che è l'artefice del nichilismo (che è ancora passivo, quello che ha completato la pars destruens); la terza metamorfosi è quella del divino fanciullo che gioca e plasma il mondo: è colui che, innocente, ingenuo, privo di radici, accoglie tutto ciò che sta attorno a lui con la medesima freschezza senza differenze e inventa la propria esistenza nel gioco, creando il suo mondo e i suoi valori (nichilismo attivo).
L'oltreuomo, per essere tale, ha bisogno di una nuova concezione del tempo, di sottrarsi al tempo lineare in cui ogni momento è il prodotto dei momenti precedenti, e deve approdare ad una concezione ciclica, all'idea dell'eterno ritorno (deflagrazione stoica), che è una concezione necessaria. E' un concetto difficile, il più abissale, insondabile e la sua esposizione più compiuta è in un passo dello Zarathustra, "La visione e l'enigma". In questa parte dell'opera, Zarathustra sta percorrendo una salita insieme ad un nano, suo compagno di viaggio, simbolo del filisteismo (angustia di orizzonti). Arrivano, ad un certo punto, ad una porta carraia da cui partono due sentieri, uno del passato e l'altro del futuro; sulla porta è incisa la parola "attimo". Zarathustra chiede al nano se queste due strade si contrappongono in eterno, e il nano dice che tutte le cose dritte mentono e la verità invece è curva. Zarathustra di fronte a questa risposta si arrabbia e inveisce contro il nano, perché gli sembra una risposta banalizzante. A questo punto la scena si trasforma, il paesaggio diventa roccioso e Zarathustra vede questa scena: un pastore ha le convulsioni, contorcendosi, perché ha un serpente in bocca. Ma poco dopo il pastore morde il serpente, gli trancia la testa e la scaglia lontano, poi ride. Questo è un attimo che lo muta e il suo riso è diverso da quello di tutti gli altri uomini in quanto è il segno dell'avvenuta trasformazione in superuomo.
L'oltreuomo ha bisogno di una concezione del tempo diversa da quella su cui si fondava lo storicismo (tempo lineare). Quella concezione considera ogni momento come il frutto del tempo precedente ed è da esso determinato. Ciò impedisce ad ogni essere vivente di poter diventare artefice della propria vita, facendolo diventare un mero epigono di ciò che è passato. Il rifiuto di questa dottrina (struttura edipica del tempo) porta Nietzsche a scoprire la teoria dell'eterno ritorno. Il serpente, infatti, era il simbolo del tempo che ritorna (serpente autofago). Il pastore che stacca la testa al serpente è il simbolo dell'oltreuomo che si impadronisce della struttura del tempo, istituendo così l'eterno ritorno. L'eterno ritorno è, quindi, deciso dall'oltreuomo, il quale considera come suo frutto non solo il futuro ma anche il passato. Ciò fa sì che il passato sia un prodotto della volontà del superuomo perché quando il tempo viene considerato ciclico, la decisione e l'agire del superuomo, se il tempo fosse una retta, potrebbe agire solo sul futuro, ma siccome il tempo è ciclico, anche il passato diventa una produzione dell'oltreuomo.
Con l' "amor fati", vi è l'adesione ad un destino che è una nostra produzione. Le conseguenza di questa concezione è che con essa Nietzsche afferma il senso dell'esistenza e dell'essere non sta oltre l'essere, ma in una realtà ulteriore (in Heidegger, il senso dell'essere sta nel suo accadere). L'ultima fase del pensiero di Nietzsche sviluppa questi temi attraverso una serie di ricerche che mirano a distruggere in modo completo tutti i retaggi delle credenze morali del passato ("fare filosofia col martello"). Uno dei testi chiave è la "Genealogia della morale". E' una critica della morale, che ne rivela le origini, che non stanno al di là della realtà, ma stanno in motivazioni umane, fin troppo umane. Secondo Nietzsche ciò che noi consideriamo voce della coscienza è l'introiezione del volere, dei costumi e abitudini della società in cui viviamo. Cioè la moralità costituisce l'istinto gregario (istinto del gregge) di cui ogni individuo è portatore: in ognuno di noi si rafforza l'istinto ad aggregarsi agli istinti della massa.
La morale più diffusa nel mondo occidentale è, secondo Nietzsche, il frutto dello spirito di risentimento dei deboli verso i signori: alla base della civiltà la morale prevalente era quella della nobiltà cavalleresca i cui valori erano valori vitali. Questi valori potevano essere seguiti da pochi e la massa, che possiede i valori dello spirito (religiosi) e gli incapaci (schiavi), ha trasformato questo risentimento verso i signori in norme morali, antivitali, valori contrari a quelli dei signori. Così nella civiltà occidentale sono diventati valori di riferimento il sacrificio, la rinuncia, la mortificazione del corpo, l'ascetismo, cioè valori antivitali, applicati dalla massa e che, con il cristianesimo, sono diventati valori morali. Il compito dell'epoca a venire è quello di realizzare una trasvalutazione dei valori: i nuovi valori dovranno essere la creazione degli oltreuomini e validi soltanto per loro, in quanto individualistici, prodotti dalla volontà di potenza, che ogni oltreuomo esprime.
L'oltreuomo è essenzialmente colui che esprime e realizza in sommo grado la volontà di potenza, che in Nietzsche va intesa non solo come spirito di conservazione, ma come vita (forza vitale) che si auto-trascende continuamente (vita che tende a superarsi). L'otreuomo è infatti colui che va oltre i limiti e intraprende un processo di auto-creazione. La volontà di potenza non ammette limiti presupposti: si spinge fino a formulare l'eterno ritorno in modo che l'oltreuomo si riappropri anche del passato. La vita è essenzialmente forza plastica, cioè capacità di plasmare la realtà secondo i propri valori perché l'oltreuomo nasce dalla crisi dei valori tradizionali (morte di Dio) ma non vive senza valori, anzi è colui che è in grado di farsi artefice di valori nuovi.
E' colui che sa porre i valori ma non li subisce (uomo che si fa misura delle cose, secondo l'antico motto di Protagora). In questo imporre c'è anche un tratto di prevaricazione, e questo ragionamento si presta a connotazioni naziste del pensiero nietzschiano. L'oltreuomo nasce quindi dal nichilismo e lo trasforma in un punto di partenza, per la creazione di una nuova vita e nuovi valori. Nel nichilismo manca la risposta al perché: con ciò si prende atto che il mondo non ha un senso originario, determinando un senso di disorientamento. Fin qui siamo nella fase del nichilismo passivo. Il compito dell'oltreuomo è quello di trasformare il nichilismo passivo in attivo (estatico o classico), cioè il senso che non è dato originariamente, deve essere immesso negli eventi ad opera dell'oltreuomo e il divenire deve diventare essere (assoluto come realtà ontologica effettiva). Questo tema del conferimento di senso alle cose ad opera dell'oltreuomo ci porta nell'ambito del prospettivismo.
Una delle frasi più note di Nietzsche è quella secondo la quale non esistono fatti, ma solo interpretazioni: qualunque cosa non ha mai una sua natura univoca; ogni dato esiste nella lettura di colui che osserva (ogni cosa esiste dalla prospettiva di colui che la analizza). C'è un criterio per decidere fra le diverse prospettive ed è la forza, nonché la salute. La prospettiva che si afferma è quella che esprime i bisogni più forti, e ancora una volta è la forza plastica che decide della superiorità di una prospettiva sull'altra. Nietzsche scrive che la suprema misura di vigore è data da quanto uno crede nella forza di colui che ne è portavoce.

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