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Nietzsche: il pensiero


E’ il filosofo più radicale nella sua antirazionalità e mette in crisi le radici del pensiero occidentale. Nella sua opera le Considerazioni inattuali ed in particolare ne Sul danno e sull’utilità della storia Nietzsche definisce quella che per lui è la saturazione della storia, del dare ad essa troppa importanza secondo lo storicismo (secondo cui c’è una linea evolutiva). Nietzsche spiega che la storia è utile quando essa serve alla vita, al presente. Distingue nei confronti della storia tre atteggiamenti possibili ad ognuno dei quali corrisponde una tipologia umana diversa. La storia antiquaria corrisponde all’uomo che ha il mito del passato, che ha un atteggiamento passivo e conservatore; la storia monumentale, è la considerazione del passato come esempio e modello, è la ricerca dei grandi personaggi e dei grandi avvenimenti storici. Corrisponde ad un temperamento attivo; la storia etica è l’atteggiamento migliore che analizza i fatti criticamente. Non deve essere ipercritico, ma costruttivo per il presente e corrisponde ad un uomo che vuole conoscere.
Nella sua prima fase del suo pensiero, legata a quello schopenhaueriano e wagneriano Nietzsche scrive la Nascita della tragedia in cui rivaluta la Grecia originaria dei pensatori presocratici. Nella società umana c’è sempre stata la lotta tra due principali elementi: l’Apollineo e il Dionisiaco. L’arte è l’espressione principale di essi. L’Apollineo è il principio dell’ordine, dell’equilibrio, dell’armonia delle forme, della ragione, mentre il Dionisiaco è il principio del disordine, della vita istintuale che prevale sulla ragione come la volontà di vita di Schopenhauer e l’inconscio di Freud. Nella tragedia attica di Eschilo e Sofocle vi è un rapporto equilibrato tra questi due impulsi fondamentali. Questa armonia, tuttavia, viene ben presto dissolta per il prevalere dell’Apollineo sul Dionisiaco a causa del pensiero di Socrate. Con lui la filosofia si stacca dalla vita, diventa pensiero, ragione. Socrate segna la decadenza occidentale che peggiora ancora di più con Platone perché introduce il fatto che il vero mondo è quello delle idee, trascendente e che la realtà è soltanto una finzione. Per risollevarsi dalla decadenza è necessario l’artista, che Nietzsche identifica con Wagner, la cui opera musicale è completa, in cui Apollineo e Dionisiaco sono in equilibrio. Dal punto di vista filosofico l’unico filosofo che è riuscito a cogliere il vero senso della vita è Schopenhauer. Nietzsche abbandonerà poi Wagner quando si avvicinerà al cristianesimo.
Nella sua cosiddetta fase illuministica, Nietzsche critica il positivismo dicendo che non esistono fatti, ma solo interpretazioni, non esiste oggettività, ma tutto è interpretabile soggettivamente. Si interessa soprattutto del metodo scientifico, inteso come analisi approfondita che non si limita alla superficialità, attraverso cui vuole svelare come si sono fondati i valori della cultura occidentale per poi negarli, distruggerli, per svelarne la falsità. In particolare, ne La genealogia della morale vuole analizzare gli istinti che hanno portato alla costituzione dei valori. La critica alla morale occidentale condotta da Nietzsche riguarda principalmente il platonismo e la morale cristiana. Nel mondo presocratico i valori corrispondevano con quelli dionisiaci, come la gioia, la non paura della morte, i cosiddetti valori guerrieri. Con Socrate e Platone alla vita vissuta si preferisce la vita pensata, nell’ambito della ragione: viene introdotta la dottrina dei due mondi, quello sensibile e quello ideale, negando il primo, che è invece per Nietzsche il vero mondo, e affermando il secondo, che è invece solo apparente. La religione e la morale cristiana rappresentano anch’esse una radicale negazione dei valori vitali e la celebrazione dei valori opposti che non potenziano la vita, ma ne sono la negazione. I valori cristiani sono il lato peggiore dell’umanità che attecchisce nei deboli, in coloro che hanno covato la morale del risentimento nei confronti degli spiriti forti. Tali valori sono i principi della morale della decadenza, del gregge. AAAE’ necessario, pertanto, rovesciare la morale tradizionale ed operare la trasvalutazione dei valori. Questo processo deve avvenire attraverso la morte di Dio e il nichilismo. Nella Gaia Scienza la morte di Dio serve ad indicare che ogni trascendenza ed illusione metafisica è stata negata, che sono crollati tutti i valori. La morte di Dio provoca il nichilismo, in quanto viene a mancare l’orientamento che i valori prima rappresentavano, che non è passivo, che subisce la caduta dei valori come fanno gli spiriti deboli, ma attivo, che prende parte al processo di demolizione dei valori e di tra svalutazione di essi. La pubblicazione di Zarathustra segna l’inizio di una terza fase del pensiero di Nietzsche la cui interpretazione è molto controversa. Zarathustra insegna all’uomo tre nuovi valori: il superuomo, l’eterno ritorno dell’uguale e la volontà di potenza. Il superuomo è un nuovo tipo di uomo capace di liberarsi dai pregiudizi e dai vecchi schemi, di smascherare con il metodo genealogico l’origine umana troppo umana dei valori, nonché di farsi consapevole creatore di valori nuovi. E’ colui che dice “sì” alla vita e al mondo e capovolge il “tu devi” nell’”io voglio”, cioè colui che trasforma i doveri e gli imperativi della morale tradizionale nell’affermazione della propria volontà di potenza. Per diventare superuomo bisogna andare al di là della morale del gregge, diventare cammello, leone e fanciullo. Il cammello è l’animale da soma, che accetta ciò che gli viene imposto; è l’uomo cristiano che accetta di subordinare la vita alla fede e al comando di qualcun altro. Il leone è l’opposto del cammello, si ribella, è l’”io voglio”, la fonte dei nuovi valori. Ma il leone è troppo legato al passato e ciò che veramente porta al superuomo è il fanciullo, con la sua purezza ed innocenza, che dice “sì” alla vita. La volontà di potenza è la volontà che vuole sé stessa, l’impulso primordiale che spinge ogni essere non solo alla conservazione di sé ma anche a crescere, a potenziarsi, ad incrementare la propria potenza. Essa ha un carattere prospettico, cioè non è universale, in quanto ognuno ha una sua diversa prospettiva della volontà di potenza Essa trova la sua massima realizzazione diventando volontà di volere. L’eterno ritorno è la dottrina che Nietzsche mette a capo della nuova concezione del mondo e dell’agire dell’uomo. Per Nietzsche ogni momento del tempo, cioè l’attimo presente, va vissuto in modo spontaneo, senza continuità con passato e futuro, perché essi sono illusori: ogni momento si ripete identico nel passato e nel futuro. La storia ha un corso ciclico.
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