c_001 di c_001
Ominide 1284 punti

Il capitale



Intento



Svelare legge economica del movimento della società moderna; egli ritiene infatti che non esistano leggi universali in economia ma che differiscano a seconda dei modi produttivi che ciascuna epoca possiede. Nonostante questo egli si pone l'obbiettivo di estrarre dall'analisi del capitalismo gli elementi di fondo individuando al di sotto dei fatti le leggi che presiedono all'accadere.


Il capitalismo



Caratteristica fondamentale del capitalismo è la produzione generalizzata; pertanto ciascuna merce possiederà un valore d'uso -ossia essa dovrà essere utile e servire a qualcosa- e, poiché nonostante le moltissime differenze vi è un fattore comune che permette di equipararle e di scambiarle, un valore di scambio -ossia un valore che le consenta di essere oggetto di scambio e che corrisponde non al prezzo (in quanto vi influiscono anche altri fattori) ma alla quantità di lavoro socialmente utile per produrre tale merce-. Nella società capitalistica però anche il lavoro diventa una merce il cui valore d'uso è quello di produrre valore mentre il suo valore di scambio è il salario, ossia i mezzi necessari a vivere. La caratteristica principale dell'uomo è quindi quella di produrre più valore di quanto gli viene corrisposto, ossia il plusvalore. Pertanto la caratteristica peculiare del capitalismo, ossia accumulare ricchezza, si traduce in accumulo del plusvalore in quanto da esso deriva il profitto e per questo motivo lo sfruttamento capitalistico non è frutto dell'egoismo del capitalista ma un elemento proprio e strutturale del capitalismo. Tuttavia il profitto pur derivando dal plusvalore non vi coincide in quanto parte di tale plusvalore viene impiegato per i salari e per i macchinari: il saggio di profitto è quindi dato dal rapporto fra il plusvalore e la somma del capitale variabile (i salari) e del capitale costante (le spese di produzione relative alle necessità della fabbrica).

Le contraddizioni del capitalismo



Poiché l'obbiettivo primario del capitalismo è produrre ricchezza, ossia sulla logica del profitto anziché su quella dell'interesse collettivo, esso tende a ricercare ogni via possibile per accrescere il capitale. Inizialmente tale tentativo porta a sfruttare maggiormente i lavoratori aumentando le ore lavorative o riducendo la parte di giornata lavorativa corrisposta aumentando la produttività ma ciò è possibile solamente entro certi limiti. Per questo il capitalismo necessità inevitabilmente la continua introduzione e i mezzi e metodi sempre più efficienti. In questo modo però si pongono i presupposti per il verificarsi delle contraddizioni proprie del capitalismo ossia:

La caduta tendenziale del saggio di profitto: essa è dovuta al fatto che aumentando il capitale costante e mantenendo invece invariato il capitale variabile il saggio di profitto diminuisce in quanto solamente la forza-lavoro umana è in grado di produrre forza lavoro causando un aumento del profitto rispetto all'investimento.

Le crisi di sovrapproduzione: essa è dovuta dal fatto che l'aumento della capacità produttiva, mossa dalla logica del profitto, causa un eccesso di produzione che il mercato non riesce ad assorbire -anarchia produttiva.

Libera concorrenza



Capitalismo tende a creare concentrazione di potere (es: i trust) portando la società a proletarizzarsi sempre di più.


A partire da tali contraddizioni si origina una scissione della società in due classi contrapposte ossia una minoranza industriale dall'immensa ricchezza e una maggioranza proletaria sfruttata. Il proletariato quindi hanno una funzione storico-universale in quanto impadronendosi del potere politico danno il via il passaggio dal capitalismo al socialismo il quale non è il passaggio, come in passato, da un modo di produrre o da una forma di proprietà ad un'altra ma è il superamento di ogni forma di proprietà. Per questo motivo tale rivoluzione, che tende ad implicare forme violente ma che Marx ammette potrebbe avvenire anche per via pacifica, avviene tramite la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio e mira all'abbattimento, e non all'impadronirsi, dello stato borghese e delle sue forme istituzionali (in quanto mezzi specificamente borghesi per esercitare il dominio di classe) e all'istituzione della dittatura del proletariato, necessaria ad evitare le mosse controrivoluzionarie dei borghesi e che differisce dal passato in quanto dittatura di una maggioranza di ex-oppressi. Tuttavia tale dittatura costituisce solo una fase di passaggio preparatoria all'abolizione di qualsiasi forma di stato, da sempre strumento di oppressione.

Le fasi della società comunista



Marx teorizza due diverse fasi della società comunista ossia:

Il comunismo rozzo o prima fase. Costituisce la prima forma in cui si presenta il comunismo in cui, pur essendosi stato un passo avanti rispetto al capitalismo, l'ideale egualiatario è ancora dominato dalla mentalità dell'avere (…) in quanto la proprietà non viene soppressa totalmente ma diventa proprietà di tutti facendo così di tutti gli uomini degli operai salariati al servizio di un unico, e capitalista, datore di lavoro. In tale società a tutti viene retribuito una quantità di beni equivalente al lavoro prestato ma che, in virtù di tale principio di uguaglianza, è il medesimo per tutti e non tiene quindi conto delle differenze individuali.

Il comunismo autentico o seconda fase. Si realizza attraverso l'effettiva eliminazione della proprietà privata e il raggiungimento di una forma superiore di uguaglianza che tiene conto dei bisogni e delle capacità dei singoli individui; in questo modo prende forma una nuova società, la società comunista, in cui non esistono la divisione del lavoro, la proprietà privata, le classi, lo sfruttamento, la miseria, le divisioni fra uomini e lo stato, l'antitesi fra lavoro manuale e intellettuale a favore di una società in cui ognuno possa avere secondo i propri bisogni ed in cui il lavoro sia un'attività creativa e non costruttiva -ossia non un mezzo necessario per vivere ma un bisogno dell'uomo per sentirsi realizzato e per definirsi- e di un "uomo nuovo" "onnilaterale" e "totale" che eserciti in modo creativo le proprie potenzialità e che non intrattiene più rapporti di puro possesso.
Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email