Video appunto: Marx, Karl - Riassunto dettagliato

Marx



Il marxismo rappresenta una delle componenti intellettuali e politiche più importanti dell’età moderna.
Il contrassegno principale del pensiero di Marx è il suo porre come analisi globale la storia e la società, senza ridurle alla dimensione puramente filosofica o sociologica.

Le influenze culturali che stanno alla base del marxismo sono essenzialmente tre:
La Filosofia tedesca (da Hegel a Feurbach)
L’economia politica borghese (da Smith a Ricardo)
Il pensiero socialista (da Saint-Simon a Proudhon).


Alla base della teoria di Marx vi è la critica globale della civiltà moderna e dello Stato liberale.
Secondo Marx, la categoria del moderno si identifica con una scissione tra società civile e Stato. Nel mondo moderno l’uomo è costretto a vivere due vite: una in terra come borghese, cioè nell’ambito dell’egoismo; e l’altra in cielo come cittadino, ovvero nell’ambito dell’interesse comune. Tuttavia, il cielo dello Stato, è puramente illusorio, in quanto non è lo Stato che sussume in sé la società civile, innalzandola al bene comune, ma piuttosto è la società civile che sussume in sé lo Stato, abbassandolo a semplice strumento degli interessi particolari dei più forti.
Per Marx, la falsa universalità dello Stato, inoltre, deriva dal tipo di società che si è formata nel mondo moderno. Marx scorge i tratti essenziali della civiltà moderna nell’individualismo e nell’atomismo, ossia nella separazione del tessuto comunitario, e lo Stato Post-rivoluzionario ha legalizzato questa situazione riconoscendo all’uomo libertà individuale e proprietà privata. Marx afferma che l’unico modo per realizzare una comunità solidale è l’eliminazione delle disuguaglianze reali tra gli uomini, e al fondamento di esse vi è proprio la proprietà privata.

Nei manoscritti economici-filosofici vi sono i primi approcci di Marx all’economia politica.
Nei confronti dell’economia borghese egli ha un duplice atteggiamento: da un lato la considera come espressione teorica della società capitalista, mentre dall’altro lato accusa di fornire un’immagine falsa del mondo borghese.
Secondo Marx, l’economia borghese non scorge la struttura contraddittoria del proprio oggetto, ovvero ciò che nei manoscritti viene definito >. Marx, in tale concetto si rifà a Feurbach, dal quale accoglie la struttura di essa, intesa come condizione patologica di auto-estraniazione e scissione, tuttavia a differenza di Feurbach, per il quale l’alienazione era un fatto derivante da un’errata interpretazione di sé, e quindi coscienziale, Marx la considera un fatto reale, di natura socio-economica.
L’alienazione dell’operaio viene descritta da Marx sotto 4 aspetti fondamentali:


Il lavoratore è alienato rispetto al prodotto della sua attività, in
quanto egli produce un oggetto che non gli appartiene.


I2 lavoratore è alienato rispetto alla sua attività, la quale prende la
forma di lavoro forzato e, di conseguenza, si sente > quando
dovrebbe essere uomo.


I3 lavoratore è alienato rispetto al proprio Wesen, cioè alla propria
essenza. In quanto normalmente la prerogativa dell’uomo è lavoro
libero, creativo e universale, mentre nella società capitalista è
costretto ad un lavoro forzato.


I4 lavoratore è alienato rispetto al prossimo, perché l’altro è
soprattutto il capitalista, ossia un individuo che lo tratta come un
mezzo.

La causa del meccanismo globale di alienazione risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione. Il superamento dell’alienazione da parte dell’uomo si identifica, secondo Marx, con il superamento del regime della proprietà privata e con l’avvento del comunismo. Per Marx, infatti, la storia si configura come il luogo della perdita e della riconquista, da parte dell’uomo, della propria essenza.
Alla base della storia vi è il lavoro, che Marx intende come creatore di civiltà e di cultura e come ciò attraverso cui l’uomo si rende tale, distinguendosi dagli altri esseri viventi.
Nell’ambito della produzione sociale dell’esistenza che costituisce la storia, Marx scorge due elementi di fondo: le forze produttive e i rapporti di produzione.
Forze produttive: sono tutti gli elementi necessari al processo di produzione ossia: gli uomini che producono (la forza-lavoro); i mezzi utilizzati per produrre (i mezzi di produzione); le conoscenze tecniche e scientifiche.
Per rapporti di produzione Marx intende i rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e l’impiego dei mezzi di lavoro.
Forze produttive e rapporti di produzione insieme costituiscono il modo di produzione e la struttura, ovvero lo scheletro economico della società, su cui poggia una sovrastruttura di tipo giuridica-politica-culturale. Di conseguenza non sono le leggi dello Stato, forze politiche, religione o filosofia a determinare la struttura economica della società, bensì le forze produttive e i rapporti di produzione.
Quest’ultime non costituiscono soltanto la struttura della società, ma costituiscono anche la molla propulsiva del suo divenire: Marx infatti ritiene che ad un determinato grado di sviluppo delle forze produttive corrispondano determinati rapporti di produzione. Di conseguenza vi sarà uno scontro tra una classe in ascesa e una classe al tramonto, nel quale quasi sempre trionfa la classe che risulta espressione delle nuove forze produttive.
Il Manifesto del partito comunista si propone di esporre gli scopi e i metodi dell’azione rivoluzionaria.
Nella prima parte del Manifesto descrive la vicenda storica della borghesia, sintetizzandone meriti e limiti: a differenza delle precedenti classi sociali che tendevano alla conservazione statica, la borghesia non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e l’insieme dei rapporti sociali.
Tuttavia, le moderne forze produttive, sempre più sociale, si rivoltano contro i vecchi rapporti di proprietà, mettendo in crisi l’esistenza stessa del capitalismo, tanto che il proletariato, classe oppressa, non può fare altro che mettere in atto una dura lotta di classe.
Nel Capitale, Marx propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese e in particolare del modo di produzione capitalistico.
La caratteristica principale del modo di produzione capitalistico è per Marx, di essere produzione generalizzata di merci. Vengono analizzati i concetti di ‘’merce’’ e ‘’valore’’ nella prima parte del Capitale.
Una merce deve possedere un valore d’uso, in quanto deve poter servire a qualcosa. In secondo luogo, una merce per essere tale deve possedere un valore di scambio, che le garantisce la possibilità di essere scambiata con altre merci, inoltre, il valore di scambio dipende dalla quantità di lavoro necessaria per produrre la merce, poiché valore=lavoro. Sul valore di una merce può anche influire l’abbondanza o la scarsità di essa.
Secondo Marx, inoltre, la caratteristica peculiare del capitalismo è costituita dal fatto che la produzione non è finalizzata al consumo, ma all’accumulo di denaro, di conseguenza il ciclo capitalistico si configura con la formula DMD' (denaro, merce, più denaro).
L’origine del plusvalore D', va ricercata a livello di produzione capitalistica e non a livello dello scambio delle merci. Il plusvalore corrisponde, infatti, alla forza lavoro (operaio) che producono valore, in quanto è capace di produrre con il proprio lavoro un valore ben maggiore di quello che gli è corrisposto con il salario. Il plusvalore discende dal pluslavoro, ossia la quantità di lavoro offerta dall’operaio gratuitamente, in quanto per esempio lavora per 10 ore ma viene pagato per 8. Dal plusvalore deriva il profitto, anche se non coincide totalmente con esso, in quanto vi sono anche il capitale variabile (quello investito nei salari) e il capitale costante (quello investito nei mezzi di produzione), da ciò deriva il saggio del profitto:

Saggio del profitto=plusvalore/(capitale variabile+capitale costante)



Tuttavia l’aumento di produttività genera il fenomeno ciclico della sovrapproduzione, dovuta ad una sovrabbondanza di merci, dando vita all’anarchia di produzione, per cui i capitalisti si buttano nei settori in cui il profitto è più alto, facendo sì che si verifichi un altro eccesso di merci mettendo in crisi il capitalismo, determinando la caduta tendenziale del saggio del profitto mettendo in grave crisi la borghesia, finendo per causare una scissione della società in 2 classi antagoniste. Da un lato una classe formata dai capitalisti sempre più in crisi, dall’altro una massa sempre più grandi di salariati, occupati e disoccupati. Tutto ciò, secondo Marx, si concluderà con una
rivoluzione del proletariato, la quale darà l’avvio alla trasformazione globale della vecchia società, attuando il passaggio da capitalismo a comunismo.
La rivoluzione comunista non abolisce soltanto un tipo particolare di proprietà privata, ma cancella ogni forma di proprietà privata, di divisione del lavoro e di dominio di classe, dando origine ad un’epoca nuova. Lo strumento tecnico della trasformazione rivoluzionaria è costituito dalla socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio, ponendo fine al fenomeno del plusvalore e dello sfruttamento di classe. Tale rivoluzione deve consistere univocamente nell’abbattimento dello Stato borghese e delle sue forme istituzionali. Di conseguenza l’obiettivo del proletariato non è quello di impadronirsi della macchina statale borghese, ma quello di spezzarne i meccanismi istituzionali.
Questa lotta tra le due classi, per Marx, porterà necessariamente alla dittatura del proletariato, essa a differenza delle altre storicamente esistite, sarà la dittatura di una maggioranza di (ex)oppressi su una minoranza di (ex)oppressori, destinata a scomparire. Essa sarà una misura di transizione dal capitalismo al comunismo. Marx distingue inoltre, il comunismo rozzo e il comunismo autentico: nel primo la proprietà privata, anziché essere soppressa è trasformata in proprietà di tutti, mentre gli uomini sono ridotti tutti a operai con il medesimo salario. La comunità così assume il ruolo di un grande capitalista. Il comunismo rozzo è ancora dominato dalla categoria dell’avere;
il comunismo autentico, cioè l’effettiva soppressione della proprietà privata, si realizza quando l’uomo cessa di intrattenere rapporti di puro consumo e possesso.