Ominide 11 punti

Marx

La prima caratteristica del pensiero di Marx è il carattere globale della sua analisi. Esso non è economia, filosofia, storia, diritto, ma investe tutti questi settori. La seconda caratteristica è che il suo pensiero non abbia non solo un impegno teorico, ma anche un impegno pratico e rivoluzionario. Le influenze culturali del marxismo sono:
La filosofia tedesca (Hegel, Feuerbach)
L'economia politica borghese
Il pensiero socialista (Saint-Simon)
la critica a Hegel
Nella critica alla filosofia del diritto di Hegel, Marx critica il procedimento di Hegel che consiste nel trasformare la realtà in manifestazioni necessarie dello spirito, quindi razionali. Questo procedimento è definito da Marx misticismo logico, poiché le istituzioni diventano personificazioni di una realtà nascosta e questo è risultato del rovesciamento hegeliano tra soggetto e predicato, concreto e astratto. È necessario, perciò, (riprendendo Feuerbach) rovesciare nuovamente la realtà, riconoscendo cosa è soggetto e cosa è predicato. Marx rifiuta l'approccio conservatore del metodo hegeliano, ma ne apprezza il metodo dialettico e il merito di aver concepito l'uomo come realtà storica.
Critica allo stato moderno e al liberalismo
Il punto di partenza del discorso di Marx è la convinzione che nel moderno ci sia una scissione tra società civile e stato. Mentre nella polis greca l'individuo non conosceva antitesi tra sfera individuale e sfera sociale, nel mondo moderno l'uomo è costretto a vivere due vite: una in «terra» come borghese, cioè nell'ambito dell'interesse privato, una in «cielo» come cittadino, cioè nell'ambito dell'interesse pubblico. Tuttavia il «cielo» dello Stato è puramente illusorio, poiché lo Stato non fa che riflettere gli interessi particolari dei gruppi e delle classi. La civiltà moderna rappresenta la società dell'egoismo e delle particolarità reali e, nello stesso tempo, la società della fratellanza e dell'universalità. Marx ritiene che l'unico modo per realizzare una comunità solidale sia l'eliminazione delle diseguaglianze reali tra gli uomini e in particolare del fondamento di ogni diseguaglianza: la proprietà privata. Prima Marx propone il ricorso al suffragio universale, poi l'arma alla quale fa appello è la rivoluzione sociale, di cui il filosofo indica come soggetto esecutore il proletariato.
Critica all’economia borghese (alienazione)
Se l'economia capitalistica da un lato rappresenta l'espressione della società borghese, dall'altro ne dà una rappresentazione ingannevole, in quanto non viene considerata come un'economia della società borghese, ma come il sistema economico naturale per l'uomo. Inoltre l'economia capitalistica non evidenzia la contraddizione su cui si basa, ossia il conflitto tra borghesia e proletariato, contraddizione che Marx chiama alienazione.
Hegel: con il termine alienazione, Hegel indica l'estraniazione del soggetto da sé, lo spirito che si fa altro da sé nella natura per poi potersi riappropriare di sé in modo più arricchito. Quindi l'alienazione riveste in Hegel sia un significato negativo che positivo.
Feuerbach: Feuerbach indica l'atto con cui l'uomo proietta fuori di sé l'infinito che è in lui, sottomettendosi ad esso. Perciò è una visione totalmente negativa.
Marx: Marx la considera fatto reale. Riprendere l’accezione di Feuerbach nel suo senso negativo di scissione, interpretandola però in senso socio-economico.
Il lavoratore è alienato:
Rispetto al prodotto del suo lavoro, perché egli produce un oggetto che non gli appartiene
Rispetto al suo stesso lavoro, perché egli diventa strumento del capitalista
Rispetto alla sua natura, in quanto il lavoro, che dovrebbe esprimere la libertà umana, diventa forzato e ripetitivo
Rispetto al prossimo,che è il capitalista, che lo sfrutta e fa sì che il suo rapporto con lui e con l'umanità in generale sia conflittuale.
La causa dell'alienazione risiede nella proprietà privata dei mezzi di produzione, per cui il capitalista sfrutta per il proprio profitto coloro che hanno come unica ricchezza la loro forza lavoro. Solo l'eliminazione della proprietà privata e l'avvento del comunismo potranno distruggere l'alienazione.
Il distacco da Feuerbach
I meriti maggiori di Feuerbach consistono nell'aver superato la vecchia filosofia, rifiutando la “teologia mascherata” di Hegel, sottolineando la naturalità dell'uomo. Feuerbach ha operato un rovesciamento materialistico del rapporto soggetto-predicato. I principali limiti di Feuerbach sono tre:
Il non aver riconosciuto la storicità dell'uomo
L'interpretazione della religione
L'atteggiamento esclusivamente teoretico.
Pur avendo sottolineato la naturalità dell'uomo, Feuerbach non si è reso conto che l'uomo, più che natura, sia società e quindi storia. Marx sostiene che l'individuo è reso tale dalla società storica in cui vive.
Pur avendo scoperto il meccanismo dell'alienazione religiosa, Feuerbach non ha saputo cogliere le sue cause e dare validi mezzi per il suo superamento. Secondo Marx, le radici del fenomeno religioso vanno cercate nella storia. Essa è il prodotto di una società alienata e sofferente a causa delle ingiustizie sociali, che quindi cerca nell'aldilà quella felicità che in questa vita le viene negata. La religione non va combattuta filosoficamente, ma va eliminata distruggendo la società che l'ha prodotta.
Il suo atteggiamento contemplativo e teorico porta Feuerbach a ignorare l'aspetto attivo della natura umana e a ricercare la soluzione di problemi reali nella teoria, mentre secondo Marx è necessario unire alla teoria la prassi rivoluzionaria.
Dall’ideologia alla scienza
Marx critica aspramente tutta la filosofia tedesca, ideologia, che indica come una rappresentazione falsa della realtà. Il suo intento è quello di svelare la verità sulla storia basandosi su una rappresentazione reale e non soggettiva dell'uomo.
L'umanità è una specie evoluta, composta da individui che lottano per la sopravvivenza. Di conseguenza la storia non è un processo spirituale, ma un'azione materiale fondata sul bisogno e sul suo soddisfacimento. Infatti (come dice lo stesso Marx) gli uomini si possono distinguere dagli animali per la coscienza, per la filosofia, la religione ecc., ma di fatto essi cominciarono a distinguersi dagli animali quando cominciarono a produrre i mezzi per soddisfare i loro bisogni primari. Alla base della storia vi è dunque il lavoro, inteso come creatore di civiltà e di cultura.
All'ideologia tedesca, Marx contrappone il materialismo storico, termine con cui esprime una concezione della storia che studia la struttura economica della società. La storia non è (come per Hegel) evoluzione dello spirito. È un processo materiale dialettico fondato sulla relazione di bisogno-soddisfacimento. Il materialismo storico si fonda su altre strutture:
Struttura economica: è lo scheletro economico della società, che a sua volta si basa su:
Forze produttive: con cui Marx intende tutti gli elementi necessari al processo di produzione, cioè:
Gli uomini che producono (forza lavoro)
I mezzi di produzione
Le conoscenze tecniche e scientifiche
Rapporti di produzione: ovvero i rapporti che si instaurano tra gli uomini nel corso della produzione e che regolano il possesso e l'impiego di mezzi di lavoro.
Il modo di produzione: costituita da forze produttive e rapporti di produzione.
Distinta dalla struttura invece la sovrastruttura: essa è il complesso delle norme giuridiche, delle forze politiche ecc.
Quindi il materialismo storico indica che non solo le leggi, lo Stato, le forze politiche, le religioni, le filosofie ecc. a determinare la struttura economica della società, bensì è la struttura economica della società a determinare le leggi, lo Stato ecc. Con il termine materialismo Marx non allude, come nel linguaggio filosofico tradizionale, alla tesi metafisica secondo cui è la sostanza la causa delle cose, ma al convincimento secondo cui le vere forze motrici della storia sono di natura socio-economica.
il manifesto del partito comunista
Il Manifesto del Partito Comunista rappresenta un’efficace sintesi della concezione marxista del mondo. I punti più importanti sono:
l’analisi della funzione storica della borghesia
il concetto della storia come lotta di classe e il rapporto tra proletari e comunisti
la critica ai socialismi ‘’non scientifici ’’
Nel primo capitolo del Manifesto, Marx analizza la storia della borghesia. Essa ha avuto nella storia una funzione rivoluzionaria e non può esistere senza rivoluzionare continuamente gli strumenti di produzione e tutto l’insieme dei rapporti sociali. Essa è dunque una classe dinamica.
Tuttavia, allo stesso modo in cui la borghesia si era ribellata contro la società feudale, così le moderne forze produttive si ribellano contro i moderni mezzi di produzione e di proprietà. Così nasce la lotta di classe.
Il concetto di lotta di classe è fondamentale nel Manifesto, in cui individua come soggetto autentico della storia la lotta tra le classi. La lotta di classe tra proletariato e borghesia esploderà in una rivoluzione che rovescerà la borghesia e determinerà la conquista del potere politico da parte del proletariato.
Nel secondo capitolo, Marx afferma che i comunisti si prefiggono la difesa degli interessi comuni dei proletari. Il comunismo si propone di abolire la proprietà privata, eliminando con essa le ingiustizie legate alle classi e lo sfruttamento degli uni sugli altri.
Nel terzo capitolo, Marx critica i falsi socialismi:
socialismo reazionario
socialismo conservatore
socialismo utopistico
Socialismo reazionario
Si divide in tre correnti: il socialismo feudale, il socialismo ‘’piccolo-borghese’’ di Sismondi e il socialismo tedesco.
socialismo feudale: auspica l’abolizione del capitalismo e al recupero della società pre-borghese. I feudali cercano l’alleanza con i proletariati, ma questa alleanza si baserebbe su una contraddizione, in quanto i feudali vogliono sostituire l’alienazione del presente con l’alienazione del passato, mentre i proletari mirano al superamento di ogni alienazione.
socialismo piccolo-borghese: esprime il punto di vista della piccola borghesia, rovinata dal capitalismo industriale, che vorrebbe si tornasse all’industria manifatturiera.
socialismo tedesco: si oppone alle conquiste della borghesia liberale che, però, lo stesso proletariato avrebbe interesse a ottenere
Socialismo conservatore
Il socialismo conservatore vorrebbe rimediare ai mali della società borghese, senza distruggere il capitalismo, che invece secondo Marx ne è la causa. Il principale esponente di questa corrente è Proudhon, che aveva definito la filosofia di Marx come filosofia della miseria. Marx critica Proudhon per volere eliminare la proprietà senza i difetti che ne derivano, proponendosi non già di eliminarla, ma di distribuirla a tutti i lavoratori.
Socialismo utopistico
Il socialismo utopistico venne elaborato da pensatori come Saint-Simon, Owen, che, vivendo agli inizi della prima rivoluzione industriale, non sono in grado di riconoscere il ruolo storico del proletariato, facevo appelo a tutti i ceti sociali per un’azione riformistica. Questa visione appare irrealizzabile e Marx contrappone il socialismo scientifico, basato su un’analisi scientifica dei meccanismi sociali del capitalismo e che individua nel proletariato la forza rivoluzionaria destinata ad abbattere la borghesia.
Nel quarto capitolo, Marx sostiene che il proletariato può agire come classe solo organizzandosi come partito politico (Partito Comunista). L’autore conclude il Manifesto con la frase :’’Proletari di tutto il mondo, unitevi!’’.
Il Capitale
Nel saggio intitolato Il Capitale, Marx si propone di mettere in luce i meccanismi strutturali della società borghese. Marx non crede che esistano leggi economiche universali, ma che ogni società abbia le sue peculiari leggi storiche ed economiche.
La caratteristica fondamentale del modo di produzione capitalistico è quello di essere produzione generalizzata di merci. Nella prima parte del Capitale, Marx analizza i concetti di merce e valore. La merce possiede un valore d'uso, legato alla sua utilità, e un valore di scambio, legato alla possibilità che una merce ha di essere scambiata con altro. Marx afferma che il valore di scambio di una merce dipende dal lavoro necessario per produrla: Maggiore è la quantità di lavoro necessario per produrre certa merce, più questa ha valore. Il valore di una merce è espresso dal suo prezzo. Una merce non ha valore per sè, ma ha sempre un valore che dipende dal lavoro che l'ha prodotta. Nell'economia capitalistica, la produzione è finalizzata all’accumulazione di capitale. Mentre nella società pre-capitalistica, il ciclo di produzione economica può essere sintetizzata con la formula M.D.M (merce-denaro-merce) per cui la merce veniva prodotta per guadagnare del denaro da spendere in altra merce, nella società capitalistica il ciclo di produzione può essere sintetizzato dalla formula D.M.D (denaro-merce-più denaro), per cui il capitalista acquista col denaro merce per ricavare più denaro. Questo implica che la merce venga venduta non valore più alto rispetto al suo valore effettivo. Quest'aumento di valore rispetto al valore originario è definito da Marx plusvalore: esso non deriva né dal denaro, né dallo scambio, ma da una merce che ha come particolare caratteristica quella di produrre “valore”. Questa merce è una merce umana, ossia il lavoro del l'operaio, che il capitalista può acquistare e utilizzare. Il capitalista paga la forza lavoro versando un salario. Ma se il lavoratore ricevesse un salario corrispondente al valore di ciò che produce, il capitalista non ne realizzerebbe alcun profitto. La differenza rappresenta il plusvalore sfruttato dal capitalista per realizzare il proprio profitto. Il plusvalore è quindi il valore del plus lavoro, quello che l'operaio realizza senza esserne retribuito.
Questo è possibile perché il capitalista possiede i mezzi di produzione, mentre l'operaio non dispone che della propria forza-lavoro. Dal plusvalore deriva il profitto, che è la differenza tra il plusvalore e le spese affrontate dal capitalista. Tali spese sono distinte in capitale variabile, ossia il capitale investito in salari e capitale costante, ovvero il capitale investito nei mezzi di produzione. Il plusvalore espresso in termini percentuali è definito come tasso, o saggio, del plusvalore, ed è pari al rapporto tra plusvalore e capitale variabile:
plusvalore
saggio del plusvalore = ——————————————
capitale variabile
Il saggio del plusvalore indica (in percentuale) il plusvalore ricavato dal lavoro operaio rispetto al capitale speso in salari: maggiore è il plusvalore, più è elevato il saggio. Quindi il valore del lavoro dell’operaio sfruttato dal capitalista è tanto più elevato quanto maggiore è il numero delle ore di lavoro dell’operaio o quanto minore è la spesa del capitalista in salari.
Tuttavia, il capitalista non investe solo in salari (capitale variabile), ma anche in macchinari e impianti industriali (capitale costante). Perciò il saggio del profitto non è pari al saggio del plusvalore, ma sarà uguale al rapporto tra plusvalore e la somma di capitale variabile e capitale costante
plusvalore
saggio di profitto = ——————————————————
capitale variabile + capitale costante

Il saggio di profitto indica (in percentuale) il profitto dell’imprenditore in rapporto all’ammontare complessivo delle spese sostenute. Esso è tanto più elevato quanto è maggiore è il plusvalore o quanto minori sono le spese.
Secondo Marx, il capitalismo genera alcune contraddizioni che lo destabilizzano e ne causeranno la fine. L’obiettivo del capitalismo è di accumulare capitale: per fare ciò aumenta il numero di ore lavorative e introduce nuovi macchinari sempre più efficienti. La macchina rappresenta il mezzo più efficace per aumentare il plusvalore, ma il suo uso produce due tipi di conseguenze: una relativa agli operai, che diventano servi della macchina, l’altra relativa alla produzione, in quanto esse sono la causa di un’eccessiva abbondanza delle merci, quindi periodi di crisi di sovrapproduzione Queste crisi hanno come conseguenza sia la distruzione della merce in sovrabbondanza, sia la disoccupazione. Inoltre, il continuo rinnovamento tecnologico è causa di un progressivo aumento nel costo dei macchinari, che, a sua volta, provoca una diminuzione nel saggio del profitto. Questo fenomeno, che Marx chiama ‘’caduta tendenziale del saggio di profitto’’.
Dialettica: La dialettica in Marx rappresenta, hegelianamente, un modo di essere della realtà e un metodo per comprenderla al meglio. Tuttavia, poiché per Marx la dialettica hegeliana risulta capovolta, egli propone di rovesciarla: Marx intende il metodo dialettico come strumento di spiegazione della realtà in fluido divenire storico, colto come opposizione di elementi, mentre Hegel ha privilegiato le opposizioni concettuali, non reali, cercando sempre la sintesi degli opposti.
Rivoluzione: per rivoluzione Marx intende il processo che porterà il proletariato al potere. Si passerà così dal capitalismo al comunismo. Questo, secondo Marx, abolirà ogni forma di proprietà privata e la divisione del lavoro e delle classi. Tale rivoluzione abbatterà e distruggerà lo stato borghese, dominato dagli interessi del capitalismo
Le fasi del comunismo: Marx distingue due fasi fondamentali della futura società comunista
comunismo rozzo: la proprietà privata viene nazionalizzata, ossia attribuita alla comunità. Tutti sono ridotti a salariati e ognuno riceve una quantità di prodotti equivalente al lavoro svolto
comunismo autentico: la proprietà privata viene abolita, insieme alle classi sociali, alla divisione del lavoro, alla differenza tra lavoro manuale e lavoro intellettuale, allo sfruttamento. Ogni uomo guadagnerà in base alla proprie capacità e ai propri bisogni.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email