Video appunto: Marx, Karl - Alienazione, plusvalore, ideologia, struttura e sovrastruttura.

Karl Marx



L’alienazione e il plusvalore



- Nel contesto di un’Europa cambiata dalla Rivoluzione Industriale, che ha trasformato altresì il mondo del lavoro, Marx elabora delle riflessioni in merito alle condizioni dei lavoratori (i proletari). In particolare, egli parla di “alienazione”, ovvero della perdita di qualcosa (successivamente parlerà di perdita di “essenza di uomo”) da se stessi.

In questa Europa sempre più industrializzata, nasce il “lavoro salariato” e insieme ad esso la “classe lavoratrice”, ovvero quell’insieme di individui che offrono la propria opera (forza lavoro) in cambio di un compenso in denaro che è, appunto, il salario. Rispetto alle condizioni dei “lavoratori” del passato, come lo schiavo o il servo, l’operaio salariato è libero da rapporti di dipendenza personale, cioè può disporre di se stesso, poiché il suo rapporto di subordinazione nei confronti del datore di lavoro è limitato alla sfera professionale. Tuttavia, è proprio questa condizione di subordinazione che provoca alienazione.
Il lavoratore, nel sistema capitalistico, diventa una “merce tra le merci”, che viene comprata dal capitalista perché produce “plusvalore”, ovvero quel sovrappiù di valore che il lavoratore è in grado di realizzare grazie alla sua attività, che però non gli viene retribuito, dato che il padrone gli dà solo la cifra con cui ha comprato la forza lavoro. In questo modo, egli è sfruttato e, senza rendersene conto, si estranea lungo 4 direttrici, individuate da Marx: si estranea rispetto al prodotto del suo lavoro, rispetto all’attività produttiva, rispetto alla sua “specifica essenza di uomo” e rispetto agli altri uomini.
All’interno del ciclo produttivo, l’operaio perde il frutto del suo lavoro perché vende il suo tempo e la sua fatica all’imprenditore, per produrre una merce, in cui deposita il suo essere (il suo lavoro), ma che non sarà sua. Dunque egli diventa schiavo dell’oggetto che produce, poiché dipende da esso per soddisfare i suoi bisogni (a tal proposito Marx parla di “feticismo delle merci”, cioè del fatto che queste ultime assumono l’entità di divinità per l’operaio).
Il lavoratore non si aliena solo rispetto all’oggetto, ma anche rispetto all’attività del lavoro, che diventa coercitiva, obbligatoria e ripetitiva. Egli è forzato a lavorare per poter provvedere quantomeno al suo sostentamento. Il lavoro è alienante anche perché l’operaio industriale non lo vive come una realtà che lo completa e lo realizza, ma piuttosto come un’attività a lui estranea, in cui è semplice strumento di fini che non gli appartengono. E poiché il lavoro è l’attività che distingue l’uomo dal mondo animale e lo rende capace di modificare la natura attorno a sé, l’estraneazione da esso porta l’uomo ad alienarsi rispetto alla sua essenza, e quindi a perdere se stesso.
Infine, la quarta forma di alienazione riguarda il rapporto che si crea tra l’operaio e il proprietario dei mezzi di produzione. Anche in questo caso si parla di alienazione, perché il prodotto del lavoro non appartiene al lavoratore che lo produce, ma ad un altro uomo estraneo al lavoratore stesso. Dunque la divisione del lavoro all’interno della proprietà privata e la dicotomia tra ricchi e poveri (borghesi e proletari), provocano l’alienazione di un uomo rispetto ad un altro.
Secondo Marx, l’alienazione può essere sanata grazie all’abolizione della proprietà privata, che è alla base dello sfruttamento, e all’istituzione di una società comunista che consente la piena appropriazione, da parte dell’uomo, della propria essenza.

Significato diffuso e comune del termine “Ideologia” e l’accezione Marxiana del termine



- Generalmente, il termine “ideologia”, si riferisce al complesso di idee, credenze, opinioni e valori finalizzati ad orientare i comportamenti sociali, economici e/o politici di un determinato gruppo sociale; ma anche il complesso dei presupposti teorici, degli orientamenti ideali-culturali e delle finalità, perlopiù astratte e propagandistiche, che costituiscono il programma di un partito o di un movimento (che sia esso politico, sociale o religioso), il cui unico scopo è quello di trasformare le masse in strumenti funzionali all’attuazione di questi fini irrealistici (cioè che non troveranno mai effettivamente un riscontro nella realtà).
Nell’accezione marxista, invece, l’ideologia è la rappresentazione falsata della realtà, elaborata dai membri di una certa classe sociale (la classe dominante, cioè i borghesi, nel caso dell’economia capitalistica) per difendere i propri interessi e il proprio operato, ma presentata nella forma illusoria di una realtà oggettiva e universalmente condivisibile. In questo modo, gli operai sono prigionieri di questa visione del mondo, dalla quale potranno liberarsi soltanto acquistando una “coscienza di classe”, ovvero la piena consapevolezza di sé e della propria condizione di sfruttamento. Questa presa di coscienza li motiverà ad attuare delle rivoluzioni, che produrranno un cambiamento di prospettiva, un rovesciamento del dominio capitalista, che permetterà alla storia di progredire.

I concetti di “struttura” e “sovrastruttura



- Marx parte dall’assunto che la storia umana sia un evento materiale, i cui attori sono gli uomini impegnati nella produzione di beni necessari al soddisfacimento dei loro bisogni.
Ogni epoca storica è caratterizzata da “forze produttive” e da “rapporti di produzione”, ovvero, rispettivamente: dagli uomini che producono i modi e i mezzi di cui si servono per incrementare lo sviluppo, e dal rapporto che intrattengono con la proprietà dei mezzi di produzione (che tra l’altro determina la loro posizione all’interno della società e, dunque, l‘appartenenza ad una classe sociale). L’insieme dei rapporti di produzione, genera la cosiddetta “struttura”, ovvero la base economica della società su cui si eleva una “sovrastruttura”. La sovrastruttura è ciò che deriva da questa base economica, cioè: le religioni, le filosofie, le leggi, la cultura e l’arte. Ne consegue che la struttura, e quindi il modo di produrre di una società, influenza la sovrastruttura (quindi il processo sociale, politico e spirituale).
Questa concezione assume la denominazione di “materialismo storico”.