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Critica marxista al liberalismo


Marx critica lo Stato Moderno riprendendo il concetto hegeliano di separazione tra società civile e Stato, non presente nell’antica polis greca, in cui l’individuo era unito con la comunità e non c’era distinzione tra sfera individuale e sfera sociale. Nel mondo moderno, infatti, l’uomo vive due vite: una in terra come “borghese”, nell’ambito egoistico degli interessi atomistici della società civile, mentre l’altra in cielo come “cittadino”, nella sfera dello Stato e dell’interesse comune.
Quest’ultimo è però illusorio e falso, in quanto non è lo Stato che sussume in sé la società civile, innalzandola al bene comune, ma al contrario è la società civile ad abbassare lo Stato a strumento delle classi sociali per perseguire i loro interessi particolari, invece che perseguire mete generali. Infatti l’uguaglianza formale di tutti davanti alla legge mutuata dalla Rivoluzione francese sottolinea la loro disuguaglianza sostanziale, e i cittadini, tutti disuguali nella società civile, si consolano pensando di essere uguali davanti allo Stato. Ciò porta Marx a rifiutare il liberalismo e la democrazia, quindi il principio della libertà individuale (atomismo borghese) e della rappresentanza (scissione individuo stato), e a concepire un’ideale di società simile a quella di Hegel, caratterizzata dalla componente organica: una compenetrazione perfetta tra individuo e comunità nella quale ognuno è solo un momento dell’intero popolo. L’unico modo per realizzare questa comunità è per Marx abolire il fondamento di ogni disuguaglianza sociale, ovvero la proprietà privata (mentre per Hegel si devono usare degli strumenti politici come le corporazioni).

Bibliografia:

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