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Fin dai suoi incerti inizi, il discorso filosofico si distingue non tanto per le conoscenze in esso contenute, per la generalità delle sue asserzioni sulla realtà, o per il modo con cui esse vengono formulate; piuttosto, questo discorso si definisce progressivamente per due aspetti decisivi.

È un discorso che riflette su se stesso

Si tratta di un discorso che riflette su se stesso, ovvero, in un certo senso, di un discorso di secondo grado: il discorso della filosofia non si limita ad asserire tesi intorno alla realtà, alla natura, agli uomini e agli dèi, ma si pone la questione di come sia possibile conoscere questi oggetti intellettuali, di che cosa garantisca la verità di queste tesi, e inoltre la loro preferibilità di fronte ad altre tesi alternative e contrapposte. Le condizioni di verità del discorso mirano a garantire la sua autonoma validità e autorità indipendentemente da chi lo pronunci e da chi l’abbia ispirato. Quando Eraclito scrive «non seguite me, ma il lògos» afferma precisamente l’indipendenza, l’autonomia, la validità universale di questo discorso-ragione, in cui la filosofia stava riconoscendo il suo compito specifico. Inoltre il discorso della filosofia non si limita a descrivere come vivono gli uomini, o a suggerire il modo in cui dovrebbero vivere, come hanno fatto Omero ed Esiodo; esso punta anche a formulare le ragioni per le quali un modo di vita sia preferibile a un altro, a chiarire le norme, i criteri, i valori universalmente validi ai quali ci si dovrebbe conformare per condurre una vita buona e giusta.

È un discorso argomentativo

Di conseguenza, il discorso filosofico deve argomentare anche la validità delle proprie tesi: cioè mostrare, in modo persuasivo e incontrovertibile, se possibile per tutti e per sempre, che le sue asserzioni intorno allo stato del mondo e alle norme di vita possono offrire, senza ricorrere ad alcuna autorità esterna, la garanzia della propria verità.

Riflessività e argomentazione delimitano l’ambito della filosofia

Sulla base di questi due caratteri (riflessivo e argomentativo), che si sono definiti progressivamente, possiamo delimitare l’ambito specifico di quella forma, di quello stile intellettuale che prenderà il nome di filosofia. È partendo da qui che ora possiamo porci una seconda domanda: perché la filosofia è nata in Grecia, e non nelle più antiche culture mediterranee e orientali che la precedono di millenni? La risposta ci fornirà ulteriori chiarimenti sulla natura specifica del discorso filosofico.
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