Locke

L’empirismo inglese e il suo fondatore
Locke è il fondatore dell’empirismo inglese (seguiranno Berkeley e Hume). La componente più importante è illuministica (Locke è nato nel 1632 e morto nel 1704). Questo termine in Locke è sciolto dal suo significato più rigido ed estremo. Locke è il punto di transizione tra Seicento e Settecento.
In realtà vi erano dei precedenti che accennavano all’empirismo, come Ruggero Bacone (1200), Guglielmo di Ockham (1300) e Francesco Bacone (1500/1600): la loro gnoseologia era fondata sull’esperienza (metodo induttivo dal particolare al generale).
•• La gnoseologia di Locke prende caratteri del cartesianesimo (concetti e terminologia) e caratteri della rivoluzione scientifico (nuova metodologia, ricorso all’esperienza).
••• La differenza principale con il razionalismo è che l’empirismo vede nella ragione un’insieme di poteri limitati dall’esperienza (questo ricorda la filosofia di Campanella: la conoscenza acquisita oscura - e limita - la conoscenza innata) e nell’esperienza (empirismo) il modo (fonte, origine) di conoscenza e il criterio di verità, cioè l’unica verifica che ci dà la certezza che una cosa esiste oppure no.

•• L’empirismo dunque va in antitesi con il razionalismo, confutandolo. Tutto ciò che è metafisico è da escludere. Solo ciò che è materiale e conoscibile empiricamente esiste e può essere conosciuto. Dunque è anti-razionalistico e anti-metafisico. Ma l’aspetto anti-metafisico sarà soprattutto di Hume, non di Locke (o Berkeley).
•• L’empirismo e l’illuminismo sono collegati tra loro (entrambi mirano a una filosofia come analisi del mondo umano, in tutti i campi). Le opere più importanti dell’Illuminismo sono state i Principi matematici di Newton e il Saggio sull’intelletto umano di Locke. Secondo Voltaire: “La filosofia è Newton e il suo profeta è Locke”.
La sua vita e le opere: studia all’Università di Oxford e qui apprende la tolleranza religiosa. Poi insegna nella stessa università. È molto influenzato dalle opere di Cartesio. Era chiamato “dottor Locke” dagli amici nonostante non abbia mai ricevuto il titolo. Locke partecipa attivamente alla vita politica e la sua salute era cagionevole. Va in esilio volontario in Olanda, più libera e tollerante. Quando torna a Londra diviene il più importante esponente del liberalismo e scrive il Saggio sulla tolleranza e poi anonima la Lettera sulla tolleranza, insieme con i Due trattati sul governo e il Saggio sull’intelletto umano. Scrive infine i Pensieri sull’educazione e la Ragionevolezza del cristianesimo.

Ragione ed esperienza
Per Locke la ragione è molto più limitata che per Cartesio: non è unica o uguale in tutti gli uomini (perché si utilizza in modo diverso), non è infallibile (perché le idee sono spesso oscure o limitate o legate a falsi principi e al linguaggio), non può ricavare idee e principi da sola, ma solo l’esperienza può darli alla ragione.
•• L’esperienza è l’unica guida sicura di cui l’uomo dispone. L’esperienza in Locke arriva dappertutto: morale, politica e religione. L’esperienza ha una funzione unificatrice.
Infatti, il Saggio sull’intelletto umano è nato da una riunione con alcuni suoi amici e durante la discussione si notavano difficoltà e non si riusciva a trovare una soluzione. Dunque Locke vuole prima definire le capacità dell’uomo e quali oggetti è in grado di considerare.
•• Nell’opera si riconoscono i limiti propri dell’uomo. Si stabiliscono le effettive possibilità umane. Ma i limiti sono umani perché sono dati dalla ragione, che è a sua volta limitata dai sensi (esperienza).
•• L’esperienza fornisce alla ragione il materiale che poi lei raccoglie ed elabora. Questo materiale sono le “idee semplici”, una specie di materia prima. Poi la mente le combina dando vita a “idee complesse” o ragionamenti, una specie di prodotto finito. Ma il prodotto finito deve essere controllato dall’esperienza, per non arrivare a costruzioni fantastiche (un po’ come le “idee fattizie” di Cartesio).
Dunque, la ragione (mente) è controllata dall’esperienza (sensi) così l’uomo non si avvenuta in problemi che sono oltre le sue capacità (come la metafisica). Grazie alla ragione, guidata dall’esperienza, l’uomo conosce la morale, la politica e la religione (senza miti o superstizione).

Le idee semplici (materia prima) e la passività della mente
Come per Cartesio, anche per Locke l’oggetto da conoscere è l’idea. Ma la differenza è che per Locke le idee arrivano esclusivamente dall’esperienza alla mente (che è passiva, perché è come un contenitore che le raccoglie e poi le elabora). Ma l’esperienza da dove “deriva” le idee? Essendo la realtà sia esterna (cose naturali) sia interna (spirito umano), le idee arrivano da entrambe le realtà e si distinguono in:
idee di sensazione, o sensazioni (se derivano dall’esterno, e sono conoscibili attraverso i cinque sensi - gusto, tatto, olfatto, udito, vista - come l’amaro, il caldo...);
idee di riflessione (se derivano dal senso interno, e sono operazioni del nostro spirito, come il pensiero, il dubbio, il ragionamento...).
•• Come per Cartesio, anche per Locke avere un’idea significa percepirla ed esserne cosciente. Ma Locke critica l’innatismo di Cartesio perché l’idea esiste se è pensata. Cioè: è il pensiero che crea l’idea, perché negli animali o nei bambini non ci sono idee innate, dal momento che non sono pensate. Ma Locke considera che ci siano principi logici innati, come quelli di identità (tutto ciò che è è, a = a) e di non-contraddizione (è impossibile che la stessa cosa contemporaneamente sia e non sia).
••• In sintesi: attraverso i sensi si arriva alla conoscenza (che è per idee). Serve dunque una classificazione (inventario) di idee. Innanzitutto, i sensi forniscono la mente delle idee semplici (di sensazione e di riflessione), e poi la mente (spirito) le elabora rendendole idee complesse (che sono infinite, perché le combinazioni di idee semplici possono essere infinitamente varie): la conoscenza umana è costruita proprio su queste combinazioni dell’intelletto (ragione).

•• Ma l’intelletto ha dei limiti, perché non può creare da solo un’idea semplice (solo i sensi possono) e neanche può distruggerla. Se si ignora questo limite, si arriva alla metafisica.
••• A questo punto Locke fa un elenco delle idee semplici (di sensazione e di riflessione).
Per le idee di sensazione si distinguono anche le qualità delle cose (cioè, se un foglio è ruvido e ampio noi con il tatto avremo l’idea di ruvidità e con la vista quella di ampiezza). Ma queste qualità possono essere:
qualità primarie (oggettive o reali, cioè che esistono davvero nei corpi anche se non vengono percepite, come il movimento, l’estensione...);
qualità secondarie (soggettive, cioè che esistono solo perché c’è un individuo che le percepisce come i colori, i suoni, i gusti...).
Scrive che se non avessimo i cinque sensi scomparirebbero le qualità secondarie, ma resterebbero le cause (le qualità primarie) dell’oggetto: il movimento, la mole e la figura.

L’attività della mente
La mente (ragione o spirito) è passiva quando riceve idee semplici, ma poi diventa attiva nel momento in cui le elabora tra loro facendole divenire idee complesse (o idee generali quando le idee complesse si accomunano tra loro) che possono essere di tre categorie:

i “modi”, che hanno bisogno di manifestarsi in una sostanza per essere definite valide (forme, emozioni...);
le “sostanze” sono idee complesse che esistono di per sé (senza “prova di validità”, come uomo, animale, oggetto...);
le “relazioni” sono i rapporti tra le idee che nascono confrontandole tra loro.
Ma come si arriva all’idea di sostanza? Quando noi abbiamo l’idea di un uomo, questa è un’idea complessa che è creata dall’insieme di più idee semplici, però a noi illusoriamente appare come un un’unica idea semplice (è, appunto, un uomo).
•• Infatti, non si riesce a definire la causa dell’idea semplice (da dove nasce l’idea semplice?), e si suppone l’esistenza di un “substratum” (sostrato) che è alla base di tutto (una specie di primo motore immobile, come per Aristotele, che regge tutto, ma non possiamo conoscerlo), e viene anche prima dell’esperienza. Questo sostrato è la sostanza.
•• Il sostrato (sostanza) è sia sostanza corporea (sostanza incorporea delle qualità sensibili) sia sostanza incorporea, o spirituale (sostanza incorporea per le qualità di sensazione, o spirituale).
••• La sostanza sarà quindi incorporea e sconosciuta (è un’incognita). Sapranno sviluppare meglio il concetto di sostanza materiale (Berkeley), di sostanza spirituale (Hume) e di “sostanza” (Kant) solo i filosofi successivi.
•• Tra le idee complesse ci sono quelle di relazione: l’intelletto vuole riconoscere i rapporti tra le cose, o idee semplici.
Le relazioni che nascono possono essere: - di causa ed effetto;
- di identità;
- di diversità.
•• Con le relazioni di diversità si affronta il problema dell’identità della persona: l’identità si forma nella coscienza dell’individuo, il luogo dove circolano liberamente (ed empiricamente) le idee semplici di sensazione. L’uomo non solo percepisce, ma sente di percepire (percepisce di percepire): infatti, lui è consapevole che è il suo “io” a sentire. La persona e l’identità di questa viene unificata proprio nell’”io” che sente e che l’individuo sente ( = sa) di avere.
•• Le idee generali (che vengono astratte da quelle complesse) non indicano una realtà ma sono un insieme di cose particolari (idee semplici o complesse). Le cose generali sono legate tra loro per somiglianza di cose particolari (o semplici, le uniche esistenti). Esempio: la parola “uomo” non indica una realtà universale e unica, ma solo l’idea generale di essere umano (con le proprie caratteristiche tipiche). Una volta che l’intelletto mette insieme le idee semplici (e poi complesse) per formare l’idea generale di “uomo”, noi ogni volta che incontreremo una figura che ha le caratteristiche dell’uomo, sarà per noi un “uomo”. Ecco come avviene la conoscenza.
•• Il linguaggio per lui è solo una convenzione (= un accordo comune), come pensava Guglielmo da Ockham. Ma per Ockham solo il nome era arbitrario (si può chiamare “uomo” come “omou”), mentre per Locke è arbitrario sia il nome (significante) sia il significato, cioè: chi dice che a “uomo” deve corrispondere quel dato significato?
••• Anche le idee generali (o complesse) sono segni convenzionali e che non esistono davvero nella realtà. Locke “sgancia” sia il linguaggio sia la conoscenza della realtà, tanto che la natura non offre essenze, ma similitudini; anche i generi e le specie sono arbitrari (strumenti classificatori). Esempio dell’”acqua indurita” o “ghiaccio”. Due modi di dire per definire la stessa cosa.
••• La dottrina di conoscenza per Locke è la dottrina dei segni (semiotica, che permette la comunicazione), ed è radicalmente arbitraria (convenzionale).
In sintesi: La sostanza, o substratum, può essere paragonata a un puntaspilli, che regge e contiene tutte le cose (spilli), ma questo puntaspilli non può essere conosciuto dall’uomo, ed è una “x”. Il puntaspilli contiene le idee semplici che unendole si trasformano in complesse. Se le complesse hanno qualcosa in comune tra loro, per astrazione si risale a un’idea generale (es.: John, Simone, Martina sono tre idee complesse. Vi sono caratteri simili in ognuna di queste e per astrazione riconosciamo l’idea generale di “uomo”).

La conoscenza e le sue forme
I sensi permettono di “prendere” il materiale della conoscenza, ma solo questi non permettono la conoscenza. Dopo che la materia prima (idee semplici) sarà data passivamente alla mente, lei attivamente la elaborerà. In questo modo avviene la conoscenza.
••• La conoscenza ha a che fare con la percezione di un accordo/disaccordo tra le idee (infatti, la conoscenza non è data dalle idee stesse) ed è di due tipi:
Conoscenza intuitiva se l’accordo/disaccordo di due idee è visto immediatamente, senza l’intervento di altre idee. La conoscenza intuitiva è certa, chiara ed è il fondamento della certezza/evidenza di ogni altra conoscenza (es.: il bianco non è nero, due è più di tre...);
Conoscenza dimostrativa se l’accordo/disaccordo di due idee non è percepito immediatamente, ma si ha con l’uso di altre idee intermedie, chiamate “prove”. La conoscenza dimostrativa si ha con una catena di conoscenze intuitive. La certezza della dimostrazione si fonda su quella dell’intuizione. Ma più le dimostrazioni hanno bisogno di molte prove (conoscenze intuitive), più ci sarà possibilità di errore. La conoscenza dimostrativa è dunque meno sicura di quella intuitiva.
Per Locke, la conoscenza è ridotta solo a idee e a rapporti tra i dee, ma in questo caso la realtà è solo una fantasia, perché non è legata a niente di vero e concreto. Infatti, per Locke la conoscenza è vera solo se c’è corrispondenza tra idee e cose reali. Si deve considerare, quindi, anche una:
••• Conoscenza delle cose (realtà) che esistono al di fuori delle idee. Questa dipende dai “tipi” di realtà, perché ci sono tre ordini di realtà:
l’Io si conosce attraverso l’intuizione, secondo il procedimento di Cartesio “cogito ergo sum”;
Dio si conosce attraverso la dimostrazione secondo la prova causale tradizionale (il nulla non può produrre nulla, e se qualcosa esiste vuol dire che deve essere stato creato da un essere ultimo, eterno, onnipotente e onnisciente - Primo Motore Immobile - che è Dio);
le Cose si conoscono attraverso la sensazione attuale: tra idea e cosa (alla quale l’idea è riferita) non c’è un rapporto necessario. Infatti può esserci l’idea anche senza la cosa (es.: c’è il dipinto di un luogo inventato, che non corrisponde a niente di davvero esistente). Ma come abbiamo già detto per Locke l’idea viene da qualcosa di esterno a noi. Infatti, solo il fatto che ci arrivi l’idea ci dà la certezza che esista quella cosa esterna.
•• Vi è fiducia nelle nostre facoltà, che non ci ingannano. La certezza dell’esistenza delle cose esterne data dalla sensazione attuale è necessaria e sufficiente per gli scopi umani.
• Le cose esterne sono in ogni caso confermate (certificate) da alcune ragioni supplementari:
le idee non ci arrivano quando ci manca l’organo di senso interessato, e questo conferma il fatto che le sensazioni sono prodotte attraverso i nostri sensi che sono una specie di “via” utilizzata dalle cose esterne per essere conosciute;
le idee sono prodotte nella nostra mente e non le possiamo evitare: non sono infatti prodotte da noi, ma da una causa esterna (substratum);
le idee sono prodotte in noi con piacere o con dolore, ma solo nel momento in cui la cosa esterna produce la sensazione attraverso i sensi. Il ricordo, infatti (dove non c’è più la cosa esterna), non è accompagnato dal piacere o dal dolore;
Più sensi possono testimoniare con più certezza l’esistenza delle cose (es.: vista+udito è meglio che solo udito).
In sintesi: La prima fondamentale certezza della realtà esterna è la sensazione. Poi ci sono le quattro ragioni supplementari. Tutte le certezze valgono solo per l’istante della ricezione della sensazione. Quando l’oggetto non è testimoniato dai sensi, la certezza della sua esistenza sparisce: la certezza si trasforma in probabilità.
•• Dunque, Locke ammette il dominio della conoscenza certa (intuizione per l’io; dimostrazione per Dio; sensazione attuale per le cose) e della conoscenza probabile (molto più esteso). La conoscenza probabile è basata sull’esperienza passata, sulla testimonianza altrui e sull’analogia (es.: io penso, quindi per analogia ipotezzo che anche gli altri pensino).
•• La conoscenza certa e la conoscenza probabile formano il dominio della Ragione. È diversa da questa la Fede, fondata solo sulla rivelazione. Ma alla Fede si arriva attraverso la ragione stessa, perché è lei che decide il valore della rivelazione o l’attendibilità.
•• La fede non turba o nega la ragione (e viceversa). La fede conduce la ragione dove non arriva da sola (metafisica). Se Fede e ragione fossero unite, il fanatismo sarebbe indistruttibile.

La politica
La politica e la morale sono trattate nel suo Saggio sull’intelletto umano.
Della sua etica (morale) sappiamo soltanto che è fondata sulla ragione: è razionale e dimostrativa. Ogni regola morale infatti è razionale e utile per la conservazione della società e per garantire la felicità pubblica.
Nella Lettera sulla tolleranza, nei Due trattati sul governo e sulla Ragionevolezza del cristianesimo, oltre che nel Saggio, si definisce il pensiero politico e religioso di Locke: Locke è il fondatore del liberalismo moderno, il primo difensore della libertà dei cittadini e delle Chiese e della tolleranza religiosa. Le conclusioni raggiunte però provengono da una lunga ricerca, fatta di contrasti. I suoi ideali sono dimostrati da teoremi dimostrabili (impianto razionale e geometrico del pensiero politico).
Nei Due trattati si confutano teorie filosofiche sul potere del re per diritto divino e si definisce l’esistenza di una legge di natura che è la ragione che ha per oggetto i rapporti tra gli uomini e cerca di creare armonia nei rapporti.
•• Sia Hobbes sia Locke nello Stato di Natura riconoscono l’uguaglianza di tutti gli uomini. Per Hobbes è un’uguaglianza di forza (stessa forza tra gli uomini porta a stesso timore di essere uccisi); per Locke è un’uguaglianza di diritti (stessi diritti tra gli uomini di possedere la propria vita e i propri beni).
••• In sintesi: nello Stato di Natura ogni uomo è libero perché non è sottoposto ad alcun potere. I suoi diritti “naturali” sono la vita, la libertà e la proprietà. Lo stato di natura di Locke non è però infinitamente libero, perché la legge di natura di Locke è in realtà una legge della ragione (dato che tutti sono ugualmente dotati di ragione): c’è molta libertà, ma ci sono dei limiti invalicabili: non si può violare la propria vita, né la vita e i beni degli altri.
•• Il diritto naturale dell’uomo è infatti limitato alla propria persona. Dunque l’uomo possiede anche il diritto di natura di essere giudici ed esecutori della legge di natura, rivelata dalla ragione. Se qualcuno non rispetta la legge di natura (della ragione) e passa sui diritti di un altro, quell’altro deve reagire in modo proporzionato alle offese (diventa quindi giudice).
••• Lo stato di natura per Hobbes era di guerra, mentre per Locke è di pacifica coesistenza che potrebbe diventare di generale instabilità se si trasgrediscono le leggi naturali. Per evitare la guerra, gli uomini si organizzano in società abbandonando lo stato di natura.
••• Innanzitutto, al potere civile non vanno tutti i diritti dell’uomo, ma solo quello di farsi giustizia da sé. E, anzi, l’autorità deve garantire i diritti dell’uomo. Il potere civile nasce dal consenso dei cittadini ed è una garanzia di libertà degli stessi cittadini. Il contratto per Locke dà origine a un’autorità non assoluta (come per Hobbes), ma, al contrario, limitata. L’uomo, che è libero e deve avere diritto alla vita e alla proprietà, con il contratto non può schiavizzarsi, perché sarebbe anticostituzionale. Per Locke, a differenza di Hobbes che concepiva il contratto solo tra i sudditi, il contratto è sia tra i sudditi sia tra i sudditi e il sovrano: anche il sovrano è incluso e “sottomesso” alla legge e al diritto. Infatti, il popolo può riprendersi il diritto di farsi giustizia da soli (di difendersi), sciogliendo lo stato civile e tornando a quello di natura, se il sovrano non rispetta le leggi e i diritti altrui.

Tolleranza e religione
Il pensiero religioso è contenuto nella Lettera sulla tolleranza ed è così moderno che è valido ancora oggi.
•• Locke mette a confronto Stato e Chiesa e il punto d’incontro è il concetto di “tolleranza”.
••• Lo Stato è una libera società di uomini che deve garantire i diritti naturali dell’uomo, come la vita, la libertà e il possesso (proprietà). Lo Stato ha dei limiti, come quello di garantire la salvezza dell’anima. Lo Stato possiede la forza (la costrizione), con la quale non si arriva alla salvezza.
•• La salvezza dipende dalla Fede e non può essere portata negli animi con la forza.
••• La Chiesa è una libera società di uomini che si riuniscono spontaneamente per onorare Dio, per ottenere la salvezza dell’anima. Dunque la Chiesa non può fare ricorso alla forza perché è dell’autorità civile. La Chiesa ha il diritto di allontanare coloro che hanno credenze incompatibili con i propri principi, ma la scomunica non diminuisce i diritti civili del condannato.
•• In sintesi: Stato e Chiesa sono due libere società che non si sovrappongono e hanno finalità diverse.
••• La sua tolleranza religiosa ha un limite: coloro che negano l’esistenza di Dio non sono tollerati in alcun modo.
••• Locke scrive la Ragionevolezza del cristianesimo per confutare le tesi dei libertini. Alcune tesi le accetta, come il fatto che ci sono più fedi e culti religiosi. Per lui il cristianesimo è una religione razionale, perché il suo nucleo è spoglio di superstizioni ed è l’alleato della ragione stessa per scegliere il comportamento morale dell’uomo.

Locke nella filosofia moderna
Locke è visto come un “geniale anatomista della mente”, anti-innatista e ancorato all’esperienza. Nell’Illuminismo è molto amato (soprattutto da Voltaire, che vede in lui l’anti-Cartesio per eccellenza. La ragione di Locke è sperimentale e antimetafisica, molto in linea con l’Illuminismo.
La sua opera politica fermenta la Rivoluzione inglese prima e la Rivoluzione americana poi. Accolta da Montesquieu, anche dalla Rivoluzione francese. È considerato il teorico del liberalismo moderno.
Il pensiero sulla tolleranza e sulla religione fonda anche il deismo (religione naturale-razionale).
Mentre al passato Locke era visto come un innovatore, oggi lo guardiamo come perfettamente immerso nel suo tempo.

Hai bisogno di aiuto in Filosofia Moderna?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email