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Sostanza individuale

Il soggetto devo contenere la ragion sufficiente del suo predicato. Ora, un soggetto di questo genere, che, trattandosi di una verità di fatto, è sempre un soggetto reale o esistente, cioè una sostanza, è ciò che Leibniz chiama sostanza individuale. La natura di una sostanza individuale, dice Leibniz, è dunque di avere una nozione così compiuta, da essere sufficiente a far comprendere e dedurre tutti i predicati del soggetto a cui essa è attribuita.
L’uomo, che non ha mai una nozione compiuta di una sostanza individuale, è costretto a desumere dall’esperienza o dalla storia gli attributi che le si riferiscono. Ma Dio, la cui conoscenza è perfetta, è in grado di scorgere nella nozione di ogni sostanza la ragion sufficiente di tutti i suoi predicati.

Dopo aver distinto le verità di fatto dalle verità di ragione, Leibniz finisce per modellare sulle verità di ragione le stesse verità di fatto, in quanto afferma che tutti gli attributi di una sostanza individuale sono deducibili dalla nozione di questa sostanza e quindi prevedibili in modo infallibile.

Il concetto di forza

Hypothesis physica nova = diversità tra l’estensione e il movimento e anche la costituzione atomica della materia. Rinunciò alla costituzione atomica della materia quando giunse a formulare la legge della continuità: il principio che “la natura non fa mai salti” (per passare dal piccolo al grande, o viceversa, bisogna passare per infiniti gradi intermedi e che, di conseguenza, il processo di divisione della materia non può fermarsi a elementi indivisibili, come sarebbero gli atomi ma deve procedere all’infinito).
In seguito Leibniz smise di vedere nell’estensione e nel movimento i costituenti originari della fisica e riconobbe invece l’unico elemento originario nella forza. Si convinse quando scoprì che il principio cartesiano dell’immutabilità della quantità di movimento era falso e che bisognava sostituirlo con il principio della conservazione della forza o azione motrice. Ciò che rimane costante nei corpi che si trovano in un sistema chiuso non è la quantità di movimento, ma la quantità di azione motrice o “forza viva” (energia cinetica), la quale è pari al prodotto della massa per il quadrato della velocità.
Forza viva=possibilità di produrre un determinato effetto, in tal modo esse implica un attività o produttività, esclusa, invece, dal movimento, il quale consiste nella semplice traslazione nello spazio.
Forza più reale del movimento. La forza è la vera realtà dei corpi.

Forza attiva e passiva= Leibniz distingue la forza passiva, che costituisce la massa di un corpo ed è la resistenza che il corpo oppone alla penetrazione del movimento, dalla forza attiva, cioè dalla vera e propria forza, che è conatus o tendenza all’azione. Questa forza attiva è avvicinata da lui all’entelechìa aristotelica, intesa come una perfezione avente in se stessa il principio del proprio agire.

Risoluzione della realtà fisica in realtà incorporea= L’elemento costitutivo della natura, riconosciuto nella forza, gli si rivela di natura spirituale. Il dualismo cartesiano tra sostanza estesa e sostanza pensante viene negato, giacché nell’universo non esistono veramente né estensione, né corporeità, né materia: tutto è spirito e vita, perché tutto è forza.

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