Ilaaa96 di Ilaaa96
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Leibniz: importante per la modernità. Pienamente seicentesco. 1646-1716. Nacque a Lipsia. Gli viene offerta una cattedra, ma la rifiuta. Lega il suo nome all’accademia di Berlino. Affianca una seconda attività che è quella di consigliere. Entra in contatto con gran parte dell’élite della politica. La sua grande protettrice è Carlotta di Hannover, una principessa e quindi una figura importante. Alla morte di Carlotta, Leibniz cade un po’ in disgrazia. Entra in disputa con Newton su chi abbia inventato il calcolo infinitesimale. Scrive molte opere di circostanza. Abbiamo anche scritti politici. Bisogna considerare principalmente tre scritti: 1) del 1703 “i nuovi saggi sull’intelletto umano” recensione critica a Locke. Poi nel 1704 muore Locke e a lui sembra irrispettoso pubblicarla e quindi è pubblicata postuma. 2) “I saggi di teodicea” del 1710 si affronta il problema della teodicea: problema della giustificazione del male nel mondo partendo dall’idea che Dio sia buono e onnipotente. 3) “I principi di filosofia” (monadologia) parla della monade che è la base della sua metafisica. Non è un saggio, scritto quasi sotto forma di aforismi, piccoli pensieri. Ha fatto molti studi sulla logica che è per lui la base della filosofia. La logica che è molto legata alla matematica. È d’accordo con Hobbes nel dire che pensare non è altro che calcolare. I nostri ragionamenti non sono altro che combinazioni di idee. Le idee semplici sono vere, mentre le idee complesse che sono delle combinazioni di idee possono talvolta essere false. Cosa rende confuse le nostre idee? Il linguaggio. Allora dobbiamo modificare il nostro linguaggio. Lui è tra i precursori della logica formale si trasforma un enunciato in simboli logici. Ma come possiamo definire la verità e la falsità? Dobbiamo distinguere in due grandi nozioni: 1) verità di ragioneuna cosa è vera se nel soggetto è contenuto il suo predicato. Questo di basa su due principi logici: 1. D’identità A=A, 2. Contraddizione: A non è uguale a NON A. sono delle verità astratte; 2) le verità di fatto tutte quelle verità di cui è possibile che accada il contrario. Si basano sul principio di ragion sufficiente. Non possiamo avere una certezza assoluta su queste verità. Per Dio tutto è verità di ragione. Studia come si configura il soggetto, ovvero la sostanza. Che cos’è la sostanza? È quel sostrato che fa sì che noi possiamo predicare qualcosa del soggetto. Dice che esistono tante sostanze quanti sono gli individui: teoria della sostanza individuale. Questa diventerà poi la monade, sono quasi sinonimi. Come si definisce questa sostanza individuale? Tutto è composto da monadi perché tutto è formato dalla sostanza individuale. Dio stesso sarà una monade, molto particolare. Riprende la dottrina atomistica tutta la realtà è composta da atomi. Per gli atomisti l’atomo è inteso come di materia, indivisibile. Invece per Leibniz l’atomo non è di materia, ma di energia. La monade si configura come un atomo di energia. Quindi ha una continua attività percettiva. C’è comunque una gerarchia che corrisponde alla gerarchia di attività percettiva. Per lui la consapevolezza di stare percependo qualcosa è l’appercezione. In cima a questa gerarchia c’è Dio, considerato la monade delle monadi. Le monadi sono create da Dio, non si modificano tra di loro e possono essere distrutte solo per annichilimento da Dio, in altra maniera non possono essere distrutte. Sono come tante stanze senza porte e senza finestre, quindi non possono interagire causalmente tra loro. Dottrina dell’armonia prestabilita paragona il funzionamento delle monadi al meccanismo di un orologio. Se noi prendiamo in considerazione due orologi a pendolo possiamo osservare che suonano nello stesso momento e potremmo pensare erroneamente che siano collegati tra loro. Questo perché l’orologiaio ha messo a punto i due orologi. Lui estende alla natura questa metafora: Dio è l’orologiaio, gli orologi sono le monadi e Dio ha creato il mondo (le monadi) in maniera così perfetta che funzionano tramite quest’’armonia prestabilita che fa pensare ad un’interazione causale tra esse, ma così non è. Ha una visione finalistica. A noi questo fine sfugge perché siamo monadi finite. Da qui deriva il secondo grande problema, quello della teodicea se Dio è buono e ha creato quest’armonia prestabilita, perché esiste il male nel mondo? Perché esiste proprio questo mondo e non uno degli altri? Esiste questo mondo perché questo è il migliore dei mondi possibili. Perché Dio avrebbe creato il migliore dei mondi possibili e non il migliore dei mondi in assoluto? Perché c’è il male. Perché se Dio è buono ed è onnipotente esiste il male? lui dice che ci sono due lumi: 1) lume naturale ragione, 2) lume rivelato: le sacre scritture. Tra questi si può creare una sinergia. Le difficoltà possono essere divise in due classi: le une dalla libertà dell’uomo, le altre la natura di Dio. Il male deriva in parte dall’uomo, ma Dio potrebbe annientare il male. Va bene che sia l’uomo a portare il male con la sua libertà, ma Dio permette che esso ci sia. Agostino dice che non esiste il male ontologico, ma è solo privazione del bene. Nella mente di Dio c’è il destino di tutti, allora la libertà dov’è? Non si può pensare ad un mondo senza male e dà due spiegazioni riguardo a questo: 1) ontologica il male serve ad introdurre lo iato ontologico tra creatore e creatura, tra Dio e l’uomo e Dio e la natura. Se non ci fosse il male ci sarebbe solo Dio e la sua emanazione. 2) morale dio ha scelto questo mondo non solo perché è onnipotente, ma perché è buono. È pensa che questa possa essere la combinazione migliore.

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