Mongo95 di Mongo95
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Leibniz concepiva la filosofia come intimamente legata alla scienza, che a su volta riteneva un mezzo per migliorare le condizioni di vita degli esseri umani. Soltanto grazie alla collaborazione di molti scienziati sarebbe potuta scaturire un’enciclopedia, sia in vista della costruzione di una lingua universale che avrebbe favorito la pace e perfezionato la ragione.
Dedicò moltissime energie alla confutazione del meccanicismo cartesiano, reintrodusse le cause finali e attribuì grande importanza alla nozione di forza, la qual cosa lo condusse a elaborare la teoria delle monadi.
• La caratteristica universale
Si insiste molto sulla costitutiva ambiguità del linguaggio, che si frappone tra l’uomo e le cose, e impedisce la piena comprensione della realtà. Ma non ne possiamo fare a meno: il linguaggio non serve soltanto o principalmente a comunicare, ma anche a ricordare e a ragionare. A differenza di Dio, l’uomo non può pensare o ragionare senza l’uso di segni, non può fare a meno della mediazione linguistica. Ma sono arbitrari le note e i simboli, come le parole e i caratteri, non le idee, e la verità concerne le idee e i loro nessi.

La costruzione della lingua universale, o “caratteristica universale”, si articola in tre momenti: analizzare i concetti in modo da giungere a concetti primitivi dalla cui combinazione si originano tutti gli altri (e serve un’enciclopedia); attribuire ai concetti primitivi opportuni segni o caratteri; stabilire il meccanismo che consenta di ottenere i concetti complessi.
L’originalità consisteva non nel tentativo di costruire una lingua universale, ma nell’associare alla lingua universale la matematizzazione della logica. Pensare significa calcolare, la logica si configura come un vero e proprio calcolo di tipo matematico. Mediante combinazione, ogni concetto composto è il risultato del prodotto di concetti semplici. Coloro che scrivono in questa lingua non cadono in errore, a condizione che evitino gli errori di calcolo. Sarebbero così finite dispute e controversie, perchè i vocaboli di significato vago e incerto sarebbero stati sostituiti da caratteri determinati. Leibniz sperava che la caratteristica fosse una “ars inveniendi”: dalla combinazione di concetti primitivi sarebbero scaturiti concetti complessi nuovi, la lingua avrebbe potenziato la ragione.

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