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Innatismo

Leibniz sostiene un innatismo totale: la monade è tutta innata a se stessa, giacché nulla può ricevere dell’esterno. Non solo le verità di ragione e i principi logici su cui essa si fonda sono innati, ma anche le verità di fatto e perfino le sensazioni provengono dall’interno della monade: dal suo fondo oscuro costituito dalle piccole percezioni, le quali divengono via via, almeno in parte, distinte.
Le verità di ragione non possono derivare dall’esperienza, in quanto hanno una necessità assoluta che le conoscenze empiriche non possiedono.
Innatismo sui generis, o “virtuale”, che le verità innate siano presenti alla mente non in modo attuale, bensì potenziale, cioè sotto forma di possibilità o tendenze.

Blocco di marmo= l’anima è simile a un blocco di marmo in cui siano impresse delle venature che delineano una certa figura; saranno sufficienti pochi colpi di martello per eliminare il marmo superfluo e far apparire la statua.

L’anima ricava da se stella le idee (la statua), portando alla luce e rendendo attuali le predisposizioni e le tendenze che possiede (le venature del marmo) mediante la riflessione (i colpi di martello).

Leibniz prefigura il trascendentalismo di Kant affermando che l’anima dispone per proprio conto di “categorie” che i sensi non potrebbero fornirle.

Nihil est in intellectu, quod non fuerit in sensu, Excipe: Nisi ipse intellectus

“Non vi è nulla nell’intelletto, che non sia stato nel senso, eccepisci: se non l’intelletto stesso” = Leibniz ribadisce quindi l’idea secondo cui la monade esce dalle mani di Dio compiuta nella sua natura e determinata in tutti i suoi pensieri e in tutte le sue azioni.

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