pexolo di pexolo
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Vita estetica

Lo stadio estetico è la prospettiva di colui che vive nell'attimo, facendo della differenza la chiave della sua vita, sfuggendo deliberatamente alla durata e all’eternità, cioè alla noia che la durata comporta e all’impegno costante richiesto dalla dimensione dell’eternità. Ciò significa disporsi nei confronti del mondo, degli altri e delle cose in un atteggiamento di sorpresa e di scoperta, considerare tutto ciò che ci circonda come l'occasione per fare sempre nuove esperienze. L’esteta, che assume vari eteronomi (Don Giovanni di Mozart, Gabriele D’Annunzio, Dorian Gray, Nerone), è colui che sta nei confronti degli altri e delle cose che gli succedono pronto ad accogliere tutto, a scoprire in ogni cosa un’occasione, una virtualità che altri non vedono; è colui che ha una raffinata capacità di cogliere le differenze («artista della differenza»). Egli, vivendo di sole passioni e nelle sole passioni, non ha ne storia, ne ricordi (la passione come tale non conserva ricordi, né ha una storia: si consuma nel carattere di un singolo istante, in singoli istanti esteticamente concatenati e giustapposti, i quali non possono costituire la dimensione della durata). L’esteta, per fuggire la ripetitività del mondo, tenta di sublimare il mondo in rappresentazioni ideali, cioè di vivere in un riflesso edulcorato, addolcito ed estetizzante del mondo reale (in un “mondo luminoso”, che per certi versi è un rifugio sicuro, da ogni responsabilità e soprattutto dalla «scelta di scegliere»). Tuttavia, nell'arte della differenza si cela un grande equivoco: tale prospettiva di vita è condannata ad appiattire tutto in una uniformità senza nessuna differenza. Se qualsiasi cosa suscita emozioni grandi e raffinate, allora non c'è più differenza tra le singole cose; lo scacco della vita estetica è la noia: una volta vissute le varie esperienze, le molteplici sensazioni, nell’esteta si genera il sentimento del “già visto”, del “già fatto”. Quella di Kierkegaard è una condanna all’«isterismo dello spirito», cioè alla continua ricerca di sempre maggiori incentivi, sollecitazioni, provocazioni ed eccitazioni; la sensibilità estetica è assimilabile all’isteria, cioè all’impossibilità di dare sfogo a sovraeccitazioni interiori.

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