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Baruch Spinoza - Vita
24 novembre 1632: nacque ad Amsterdam, da una famiglia appartenente alla religione degli ebrei sefarditi.Studia nella scuola della comunità, dove apprende l’ebraico, studia l’Antico Testamento e i libri sacri degli ebrei.
27 luglio 1656: scomunicato dalla sua comunità ebraica dopo essere stato indagato per sospetto eterodossia (dottrina scorretta o eretica), perché riteneva che l’immagine antropomorfica di Dio fosse falsa, che le Sacre Scritture fossero opera di autori con molta immaginazione e negava l’immortalità dell’anima individuale. Essere scomunicato significava essere espulso dal popolo di Israele, questa scomunica implicava l’interdizione da ogni tipo di relazione personale e lavorativa.
Se questo evento ha condizionato Spinoza, questo è anche l’evento che porta le sue convinzioni filosofico religiose che stava elaborando a trovare una definitiva espressione. Non si oppone alla condanna, e, a partire dal rifiuto di ogni appartenenza alla sua comunità, matura l’idea secondo cui il filosofo non debba dipendere da altro se non dall’eterno necessario ordine della propria mente, un ordine diverso dalla tradizione giudaica ed ebraica.
Dopo essere stato espulso diventa un ottico (molatura delle lenti) e nel mentre approfondisce i classici latini e le dottrine di Cartesio.
1658: scrive il trattato “Sull’emendazione dell’intelletto” a cui segue il “Breve trattato su Dio, l’uomo e il suo bene” con principi filosofici di Cartesio, riflessioni metafisiche e una serie di opere di origine filosofica.
Attorno a Spinoza si fonda una breve cerchia di persone e comincia a diventare membro di alcune sette protestanti. Spesso le sue opere vengono distribuite in forma anonima per non incorrere nella censura ebraica e calvinista.
1662: scrive “L’ethica more geometrico demonstrata”
Si traferisce all’Aja, ma dopo l’invasione francese dell’Olanda, che riconsegna il potere a Guglielmo d’Orange, ritorna molto forte la censura calvinista, facendo si che Spinoza smetta di insegnare all’università per paura di non poter insegnare ciò che voleva.
1674: porta a termine l’opera.
1677: muore di tisi ad Aja.
Premesse
Anche Spinoza si cimenta con la soluzione del dualismo metafisico cartesiano: la sua soluzione è quella di un monismo assoluto.Spinoza concepisce la filosofia come problema di vita, infatti la sua opera più importante è “L’ethica more geometrico demonstrata” (l’etica dimostrata un modo geometrico): la concepisce come una scienza che ha come scopo insegnare a vivere bene, a raggiungere la felicità, non attraverso esortazioni, ma con un metodo scientifico, geometrico, matematico, esagerando il carattere matematico del cartesianesimo, lo radicalizza, perché la sua matematica non è presente solo nel metodo, ma in tutta la realtà: tutta la realtà deriva da un principio divino. Cartesio restringeva la necessità alla res extensa, che obbediva a principi matematici geometrici. Per Spinoza TUTTA la realtà, anche la res cogitans, è perfettamente regolata da leggi fisse, inderogabili.
La sua filosofia porta in sé due pretese:
1. Persegue l’intento di smantellare le dottrine metafisiche e teologiche che concepiscono la realtà in base ad immagini forgiate dall’uomo>> antropomorfizzazione della realtà. Queste immagini sono sempre condizionate dall’opinione del volgo, da pregiudizi sociali, religiosi e politici, non possono pretendere di essere vere, sono modi con cui gli uomini hanno espresso i loro desideri di potere. La filosofia è chiamata a togliere l’uomo dalla sua posizione centrale e mettere al centro la sostanza delle cose, che non dipende dalla nostra capacità di conoscenza. Con gli strumenti matematici, la sostanza è una necessità eterna, divina >> la sostanza è DIO. Dio è l’oggetto e il soggetto della filosofia, Dio coincide con l’amore stesso che l’uomo fa di lui. L’autentica libertà dell’uomo consiste nel riconoscere la sensibilità geometrica di quello che lo circonda, per questo motivo la filosofia di Spinoza è un panteismo perché tutto ciò che è, è Dio.
2. Tutto è necessario, anche ciò che è contingente, è necessario ed eterno nella misura in cui viene conosciuto come Dio e in Dio. La mente arriva a capire che ogni cosa ha un valore eterno senza il bisogno di tenerla riferita ad un genere trascendente ma ogni cosa è eterna perché è parte della grande trama matematica e geometrica che caratterizza il mondo. Tutto in qualche modo si collega. Spinoza è colui che dissolve gli enti finiti (anche gli individui umani) nella impersonale necessità della sostanza divina. Spinoza enfatizza il profilo necessario di ogni cosa. Questa centralità di Dio coincide con una critica all’idea stessa di rivelazione divina, soprattutto di natura ebraico-cristiana.
Ogni cosa ha valore non perché in rapporto con un creatore, ma perché ogni cosa è una modalità necessaria dell’essere stesso di Dio. Nell’amore di questo risiede la felicità dell’uomo saggio.
Sostanza
Spinoza si propone di eliminare il dualismo cartesiano tra anima e corpo con un metodo deduttivo matematico, partendo dalla definizione di sostanza, che per lui è Dio, per far capire come essa ne implichi l’esistenza. Il tentativo è quello di dimostrare che non può esistere che una sostanza sola, tutte le difficoltà inerenti alla soluzione del problema morale e politico sono dovute ai troppi dualismi; quindi, se si vuole risolvere i problemi morali e politici, bisogna dotarsi di un sistema monista.Spinoza parte dall’idea cartesiana di sostanza, interpretandola in modo radicale: per Cartesio la sostanza è “Res quae ita existiti ut nulla alia re indigeat ad existendum” (ciò che esiste in sé e che ha come essenza l’esistere e che non ha bisogno di niente altro per farlo). Spinoza interpreta questa frase in modo assoluto: la sostanza è “Id quod in seest et per se concipitur” ciò che non ha bisogno di nient’altro per esistere, ciò che è causa sui, un concetto assoluto.
Se la sostanza è un concetto assoluto, allora sarà:
• Unica: se fossero finite si limiterebbero l’una con l’altra, se fossero infinite si arriverebbe ad un assurdo: la loro somma darebbe risultato ad un infinito maggiore di ogni addendo, a sua volta infinito
• Infinita: la somma di due infiniti è maggiore di infinito
• Assoluta
• Increata: non riceve l’esistenza da un altro essere, realtà che sussiste di per sé
• Eterna: se non fosse eterna, allora l’essere da cui riceverebbe l’esistenza sarebbe superiore, è una realtà la cui essenza è esistere, è una realtà che spiega in sé con sé
Questo concetto di sostanza non può essere attribuito né alla res cogitas né alla res extensa di Cartesio, ma solo a Dio, che sarà insieme Dio e universo.
Dio
Il Dio di Spinoza è “deus sive natura” (Dio, cioè natura)>> fondatore del panteismo. Non si tratta di un Dio trascendente, separato dal mondo, ma di una sostanza che pervade e costituisce l'intera realtà, sia la parte materiale che quella spirituale.Spinoza ritiene che questa sostanza infinita possieda infinite qualità o attributi attraverso i quali si manifesta. L’uomo, tuttavia, è in grado di percepire solo due attributi principali:
1. Pensiero che riguarda la dimensione mentale e razionale della realtà
2. Estensione che si riferisce alla dimensione fisica e materiale dell'universo
Quelle che erano sostanze per Cartesio diventano attributi dell’unica sostanza di Spinoza, perché per lui ammettere più sostanze è contraddittorio: il dualismo è eliminato. Il dualismo psico-fisico che cercano di risolvere Malebranche e Geulincx, ora con Spinoza viene risolto.
Per Spinoza: “Ordo et connexio rerum idem est ac ordo et connexio idearum”: “l’ordine e la connessione delle cose è lo stesso ordine e connessione delle idee”. L'ordine e la causalità che reggono il mondo materiale sono gli stessi che determinano il mondo delle idee, e ciò implica che la realtà non è separata dalla nostra conoscenza di essa. Ogni cosa che accade è legata a un ordine necessario e deterministico. Non c’è più l’occasionalismo (secondo cui le cose accadono a causa di un intervento divino). La causalità è interamente naturale e razionale.
I due attributi si manifestano attraverso infiniti modi, o fenomeni, che sono gli accidenti, le modificazioni finite, contingenti, come le singole cose individuali che vediamo nel mondo. Ogni modo ha un'origine necessaria da Dio, poiché è parte integrante della sua natura infinita e deterministica. Ogni modo deriva il suo essere dalla causalità necessaria che parte da Dio, che è l'unica causa di tutto ciò che esiste.
Tra la sostanza unica e i modi infiniti c’è un rapporto matematico, e dunque un rapporto necessario.
Questa visione di universo supera i dualismi di Cartesio, supera l’occasionalismo e l’ontologismo di Malebranche e Geulincx, ma diventa una visione di tipo panteistica, deterministica, perché Dio è.
Libertà
L’universo è un sistema completamente determinato, e ogni cosa che accade è il risultato di un rapporto causale che dipende direttamente da Dio. In questa visione, non c'è spazio per la libertà come la intendeva la tradizione religiosa o cartesiana, ma piuttosto una libertà che nasce dalla comprensione dell'ordine della natura e dalla consapevolezza che tutto è determinato da leggi naturali universali.La libertà non è più capacità di autodeterminazione, ma la capacità di agire secondo le leggi della propria natura.
Dio è il solo ente libero, perché non dipende da altro e agisce per sua propria necessità. Per Spinoza la libertà non coincide con il libero arbitrio poiché le azioni sono sempre determinate secondo l’ordine della natura, secondo il proprio essere.
Spinoza parte a priori, dalla definizione di sostanza > L’uomo non è una sostanza, è un modo di quella sostanza, è la sintesi dei due attributi: pensiero ed estensione. L’anima non agisce sul corpo, ma nemmeno il corpo agisce sull’anima, come dice Cartesio, ma tutto quello che avviene nel corpo accade parallelamente nell’anima.
L’uomo è uno degli infiniti modi in cui si manifestano due degli infiniti attributi dell’unica sostanza.
Spinoza distingue tre forme di conoscenza, che corrispondono a modi diversi di percepire la realtà, e che hanno anche una loro corrispondenza nell’agire morale:
• Immaginativa: è la conoscenza che l’uomo ha delle cose in modo sensibile, partendo dalle singole percezioni. Questo tipo di conoscenza è limitato, frammentato e legato alla particolarità degli oggetti. Nella vita pratica, a questo tipo di conoscenza corrispondono le passioni, ossia stati emotivi che ci spingono ad agire senza razionalità.
• Razionale: quando l'uomo riflette sulle percezioni sensoriali, le organizza in idee universali, creando principi comuni a tutte le cose. La conoscenza razionale è quella che supera la passione e si avvicina alla ragione pura. L’agire morale che corrisponde a questo livello di conoscenza è l'apatia, che non significa indifferenza, ma il superamento delle passioni, il raggiungimento di uno stato in cui la ragione dirige l'azione in accordo con l'ordine naturale della realtà.
• Intuitiva: la conoscenza più elevata, che permette all’uomo di comprendere che tutte le cose particolari, apparentemente separate, sono in realtà infiniti modi di una stessa sostanza, che è Dio. Porta a vedere ogni cosa come parte di un tutto che è una manifestazione di Dio. L’anima, quindi, coglie Dio in ogni modo, e ogni modo viene colto in Dio quindi “Sub specie aeternitatis” nella sua vera essenza, la eterna immutabilità del bene eterno.
Alla conoscenza intuitiva corrisponde “l’amor intellectualis dei” l’amore intellettuale di Dio, l’uomo intuendo la profonda identità di tutte le cose in Dio, ama Dio, e ama tutti gli esseri perché capisce che Dio è il fondamento di tutta la realtà; quindi, per Spinoza filosofia e religione coincidono, non c’è contrasto tra fede e ragione.
Questa religione naturale e filosofica si riduce a due elementi fondamentali:
• Obbedienza alle leggi divine
• Rispetto per il prossimo
Questa religione può essere colta solo da pochi, si ritorna alla concezione di filosofia precristiana, dove la salvezza coincideva la episteme.
“Ethica more geometrico demonstrata”
Dio
Spinoza parte dall'idea di Dio come causa sui (causa di sé stesso). Questo significa che Dio è l'unico essere la cui essenza implica la sua esistenza > Dio non dipende da niente e da nessuno per esistere, ma esiste necessariamente. La sua esistenza non è contingente, ma necessaria. Dio esiste perché la sua essenza lo impone, e questo lo distingue da tutte le altre cose, che invece esistono in modo finito e contingente.Per Cartesio, il punto di partenza della filosofia era l’affermazione "Cogito, ergo sum", cioè il pensiero come fondamento indiscutibile della conoscenza. Ma per Spinoza, il punto di partenza è Dio, concepito come un essere perfetto, dove la sua essenza e la sua esistenza coincidono. La sua esistenza è indiscutibile, proprio come la sua essenza.
Sostanza
Da questa definizione ne ricava altre, come quella della sostanza: Spinoza definisce la sostanza come ciò che è in sé e concepito per sé, cioè qualcosa che non ha bisogno di nulla al di fuori di sé per esistere. Per Spinoza, Dio è la sostanza unica, e da questa sostanza derivano tutti gli altri modi (cioè tutte le cose finite che esistono). Una sostanza non può essere concepita come qualcosa che dipende da altre sostanze, e quindi Dio non può essere separato da essa.Una volta negata la possibilità di chiamare sostanze anche gli enti finiti si dovrà concepire un altro rapporto tra sostanza come causa sui (infinita, unica, necessaria) e le cose finite.
Nella filosofia precedente era risolto dicendo che Dio era il creatore delle creature. Spinoza rifiuta l'idea cartesiana secondo cui Dio è il creatore delle creature. Per Spinoza, le cose finite (gli oggetti e gli esseri individuali) non sono sostanze separate, ma modi di una sostanza infinita. Questo significa che tutte le cose finite sono manifestazioni della sostanza divina, e non esistono indipendentemente da essa.
La sostanza di Spinoza è infinita e unica, ma ha infiniti attributi (aspetti attraverso cui la sostanza si manifesta). Tuttavia, noi esseri umani siamo limitati, quindi possiamo concepire solo due attributi di Dio: pensiero ed estensione. Per Cartesio, pensiero ed estensione erano sostanze separate, ma per Spinoza sono attributi di un'unica sostanza divina.
I modi sono invece le affezioni e modificazioni della sostanza, sono le singole cose individuali. La dottrina dei modi serve a rendere conto del rapporto tra la sostanza infinita e le cose finite. La modificazione è un'attività immanente alla sostanza stessa, con cui essa si presenta alla nostra mente. Ci sono modi finiti (singole idee, singoli corpi) e modi infiniti (attività del pensiero, moti, nella sostanza stessa).
Concepisce l’idea di una modificazione (o affezione) nel senso che questa modificazione è una attività immanente alla sostanza stessa, con cui si presenta alla nostra mente.
Esistenza necessaria
Per Spinoza, tutto ciò che esiste è necessario. Ogni cosa che accade non è casuale, ma segue un ordine necessario determinato dalla sostanza divina. La libertà di Dio non consiste nell'agire arbitrariamente, ma nel seguire la propria necessità intrinseca. Dio è la causa di sé stesso e di tutto ciò che esiste, ma la sua libertà non è come quella dell'uomo, che può fare delle scelte. La libertà di Dio è quella di agire necessariamente secondo la sua natura. Quindi libertà e necessità coincidono in Dio: Dio è libero nel senso che agisce per necessità, non per un atto di volontà.La creazione di Dio, per Spinoza, non è un atto di volontà come per il creazionismo. Non è che Dio crea le cose separandole da sé, come se le cose finite avessero una loro esistenza indipendente. Piuttosto, tutte le cose finite sono modi necessari della sostanza infinita di Dio. Dio non è un creatore separato, ma la sua essenza è immanente: Dio è causa di sé stesso, e da essa derivano tutti i modi e gli effetti dell'universo. Ogni cosa che esiste è necessaria, perché tutto è determinato dalla natura di Dio, che è unica e infinita.
In altre parole, gli enti finiti (come gli esseri umani, gli animali, le cose) non sono contingenti (cioè non sono semplicemente casuali), ma necessari: ogni singolo oggetto o essere è una modificazione necessaria della sostanza divina.
Il Dio non è la persona divina che si rivela storicamente nell’Ebraismo o Cristianesimo, non è il creatore o il salvatore, ma è infinito perché sciolto da ogni rapporto con altro, ciò che genera non è qualcosa a sé.
Nel creazionismo Dio necessario crea le cose contingenti da sé. Per Spinoza è come se Dio generasse sé stesso, quindi è sciolto da ogni rapporto, perché altro oltre a Dio non esiste.
Ogni ente finito non è negato a favore della sostanza, ma essi vengono “dedotti” dall’infinita modificazione degli attributi, da questi modi vengono dedotti gli infiniti enti. Non si considera più gli enti finiti come contingenti. Gli enti non sono contingenti ma sono necessari. Il Dio di cui parla Spinoza non è il dio persona e non è considerabile come creatore rapportato alle creature e non è concepibile come il salvatore, il Dio di Spinoza è infinito in quanto ab solutus, sciolto da ogni legame con sé. Dalla natura divina devono seguire infiniti modi, tutte le cose sono determinazione della necessità della sostanza, Dio non è una causa esterna separata dall’interno, è una causa immanente che coincide con l’effetto.
Spinoza dice:
• Natura naturs (natura naturante): intende Dio come causa libera;
• Natura naturata: intende tutto ciò che consegue dalla natura di Dio, ciò che non può essere concepito senza Dio.
Siccome la sostanza non è determinata da niente altro, è causa necessaria di sé stessa allora è causa di tutto ciò che esiste.
Libertà e necessariamente, che sembrano due termini opposti, di fatto coincidono in Dio.
Se tutte le cose non possono essere concepite senza Dio non si può determinare che una sostanza sia buona o cattiva, perfette o imperfette, perché le cose sono sempre quelle che sono, sono necessarie e immanenti a Dio.
L’essenza di ogni cosa è uno degli infiniti modi dell’unica sostanza che è Dio.
È un pregiudizio dire che le cose tendano ad un fine o uno scopo, come se Dio in qualche modo creasse le cose perché possano raggiungere un fine. Per Spinoza è una superstizione, le cause finali sono solo dei prodotti fallaci della immaginazione, perché parlano di un “Dio desiderante”, e se lo si considera così si cade in una contraddizione, perché questo pensiero si riconduce a quello cristiano. Credere nei miracoli significa non credere nelle vere cause delle cose.
Natura e l’origine della mente
È la seconda parte dell’etica ed è dedicata alla dimostrazione degli infiniti attributi divini, gli unici che l’uomo può conoscere: estensione e pensiero. Spinoza dimostra che mente e corpo non sono separati, come pensava Cartesio. La mente (pensiero) e il corpo (estensione) sono entrambi attributi che co-appartengono nella sostanza.C'è un parallelismo perfetto tra ciò che accade nel corpo e ciò che accade nella mente. Quando una modificazione accade nel corpo (per esempio un cambiamento fisico), anche nella mente accade una corrispondente modificazione mentale, c’è un perfetto parallelismo psicofisico.
Anche se la mente è individuale (perché appartiene a un corpo specifico), essa è anche parte dell'IO universale che è Dio, quindi ogni mente è in qualche modo collegata al pensiero divino universale.