Concetti Chiave
- Kierkegaard evidenzia il coraggio necessario per accettare la sofferenza come una lezione di obbedienza all'assoluto, rifiutando l'idolatria del mondo.
- La sofferenza è vista come un "angelo salvifico" che impedisce di rifugiarsi nel mondo, formando l'uomo per l'eternità.
- Nella debolezza causata dalla sofferenza, Dio diventa forte nell'uomo, cambiando il suo rapporto con la sofferenza stessa.
- Esiste un'interdipendenza strutturale tra uomo e Dio, dove la forza di Dio cresce nella debolezza umana.
- L'amore divino richiede l'accettazione della sofferenza per smascherare il potere idolatrico del mondo e la sua temporalità.
Il coraggio nella sofferenza
Si può capire il senso di questa espressione piuttosto paradossale contenuta nel diario di Kierkegaard: occorre più coraggio per soffrire che per agire. Coraggio in primis e soprattutto per accettare la lezione che viene dalla scuola della sofferenza, di obbedienza totale all’altro, all’assoluto, dissociandosi e rifiutando l’idolatria del mondo. In tal senso la sofferenza è addirittura un “angelo salvifico”.
La sofferenza come angelo salvifico
Nel Vangelo delle sofferenze: “Come il cherubino se ne stava con la sua spada fiammeggiante per impedire ad Adamo di tornare in paradiso, così la sofferenza è l’angelo salvatore che vuole impedirti di svignartela di nuovo nel mondo”. Una formazione per l’eternità e non la temporalità. Nella debolezza della sofferenza è Dio che diventa forte nell’uomo e per l’uomo, e ciò cambia alla radice il rapporto dell’uomo con il suo soffrire. C’è una sorta di equazione per cui più un uomo è forte o si ritiene tale, più Dio è debole in lui, più è lontano da lui. Mentre più un uomo è debole o sofferente, più Dio è forte e anche vicino a lui.
Interdipendenza tra uomo e Dio
Kierkegaard propone questa strutturale interdipendenza tra uomo e Dio, perché perfino l’onnipotenza di Dio è in balia dell’amore, e l’amore divino rende anche dipendente dall’atteggiamento dell’uomo. L’amore di Dio esige l’assunzione della sofferenza per demistificare il potere idolatrico del mondo e della temporalità. Solo quando e allorché le potenti sofferenze tolgono all’uomo ciò che aveva di più caro, nel suo punto più sensibile lo feriscono e gli strappano le speranze mondane, desideri ed obiettivi, solo allora l’uomo è finalmente debole e Dio e la realtà amante di Dio sono presenti con forza assoluta in lui
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del coraggio nella sofferenza secondo Kierkegaard?
- In che modo l'amore divino è influenzato dall'atteggiamento umano secondo Kierkegaard?
Kierkegaard sostiene che il vero coraggio risiede nell'accettare la sofferenza come una lezione di obbedienza all'assoluto, rifiutando l'idolatria del mondo. La sofferenza diventa così un "angelo salvifico" che guida l'uomo verso una formazione eterna.
L'amore di Dio è dipendente dall'atteggiamento dell'uomo, poiché l'assunzione della sofferenza da parte dell'uomo demistifica il potere idolatrico del mondo, permettendo a Dio di manifestarsi con forza assoluta quando l'uomo è più debole.