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Concetti Chiave

  • Kierkegaard utilizza immagini e simboli nelle sue prime opere, mentre nelle successive introduce categorie filosofiche per esplorare l'esistenza e la scelta individuale.
  • La filosofia di Kierkegaard si concentra sull'individuale e sulla libertà di scelta, contrariamente alla necessità e alla sintesi hegeliana, enfatizzando l'importanza delle opposte possibilità.
  • Kierkegaard descrive tre stadi di vita: estetico, etico e religioso, che rappresentano scelte evolutive non necessariamente sequenziali, ponendo l'accento sulla libertà di scelta in ogni stadio.
  • La vita estetica è caratterizzata dalla ricerca del piacere immediato, ma porta alla noia e all'angoscia, poiché l'esteta non riesce a trovare soddisfazione duratura.
  • La vita religiosa, simboleggiata da Abramo, è un atto di fede pura e libera, contraddittoria rispetto alla razionalità comune, e si basa sul timore e tremore davanti a Dio.

Indice

  1. Le prime opere di Kierkegaard
  2. L'esistenza e la scelta individuale
  3. Gli stadi di vita secondo Kierkegaard
  4. La vita estetica e i suoi limiti
  5. La vita etica e la responsabilità
  6. La vita religiosa e il paradosso della fede

Le prime opere di Kierkegaard

Kierkegaard nelle sue prime opere (Aut-Aut, Diario di un seduttore, Terrore e Tremore) si esprime per lo più attraverso più che concetti, tramite immagini (don Giovanni, Abramo ecc.) Nelle opere successive come Il concetto dell’angoscia, ricorre a vere e proprie categorie filosofiche.

L'esistenza e la scelta individuale

La prima è l’esistenza. Per Kierkegaard la filosofia non si deve occupare dell’universale, della storia come è per Hegel, ma dell’individuale, del singolo. L’esistenza è la condizione in cui si trova l’individuo e questa è per Kierkegaard la vera realtà. Ispirerà l’esistenzialismo, che si basa sull’esistenza autentica delle persone. L’esistenza di un individuo non si manifesta mai attraverso un processo necessario (come in Hegel), ma è sempre caratterizzata dalla categoria della possibilità. Mentre la filosofia hegeliana media tutte le opposizioni, cioè risolte in una sintesi, in Kierkegaard le opposizioni rimangono tali ed impongono una scelta. Nella vita di un individuo nulla è predeterminato, ma tutto dipende esclusivamente dalla libera scelta del singolo, che non è necessaria, ma possibile. Ogni scelta comportala rinuncia ad un’altra possibilità e non c’è la certezza che la strada scelta sia quella giusta o meno, è un salto nel buio. Ciò fa emergere la categoria dell’angoscia. Essa, però è positiva perché è ciò che spinge ad affrontare una scelta, ad essere anche disposti a rischiare di fare la scelta sbagliata, è lo stimolo a fare una salto, a cambiare vita.

Gli stadi di vita secondo Kierkegaard

Kierkegaard parla di tre stadi di vita che si possono scegliere. Essi sono stati evolutivi, secondo cui il secondo è più avanzato del primo, come lo è il terzo per il secondo, ma non per forza si passa ordinatamente da uno stadio all’altro. Non c’è la necessità di evoluzione come in Hegel.

La vita estetica e i suoi limiti

In Aut-Aut ed, in particolare, nel saggio il Diario di un seduttore Kierkegaard descrive quella che è la vita estetica. La vita di Giovanni è dedita al piacere dei sensi, alla ricerca del godimento del singolo istante, senza alcuna preoccupazione per il futuro. E’ uno stadio proiettato verso il disinteresse nei confronti degli altri ed è caratterizzato dal pericolo della noia. La ricerca del piacere si fa sempre più raffinata, necessita sempre nuovi stimoli. Il fatto che l’esteta non riesca mai a fissare l’oggetto della sua passione, cioè trovare qualcosa che lo soddisfi fino in fondo, ha come conseguenza la noia, destinata a tramutarsi in angoscia.

La vita etica e la responsabilità

Ecco allora il prospettarsi di un ’altra possibilità di una vita completamente diversa che non è una conseguenza necessaria della precedente, ma che può essere abbracciata solo attraverso una libera scelta: la vita etica. Simbolo della vita etica è l’assessore Guglielmo, il quale è un marito fedele, un professionista onesto e laborioso, un funzionario esemplare, una figura altruista che vive con profondo senso di responsabilità per gli altri. La sua vita è caratterizzata dall’impegno, cioè dalla decisione di restare per sempre fedeli a determinati valori, quali il matrimonio e la professione. Se l’esteta vive tutto nella frammentarietà del tempo, Guglielmo vive tutto nella continuità, ogni sua azione si replica sempre nei confronti degli altri. Nemmeno la vita etica è, però, soddisfacente: la responsabilità scaturisce il senso di colpa per tutti i mali del mondo, del peccato originale.

La vita religiosa e il paradosso della fede

L’angoscia scaturita dal senso di colpa irrimediabile, cioè di peccato commesso contro Dio, che spinge alla vita religiosa. In Timore e Tremore Kierkegaard descrive la vita religiosa non come una condizione di tranquillità, di riconciliazione del mondo, ma come una situazione di timore e tremore, in cui l’uomo si trova di fronte a Dio e decide di abbandonarsi completamente a lui, con un atto di fede, che è una decisione pura, immotivata, totalmente libera e non conseguenza di un ragionamento. Simbolo della vita religiosa è la figura di Abramo, pronto a sacrificare il proprio figlio Isacco, andando contro tutti i dettami dell’etica, per obbedire unicamente alla sua fede in Dio. La stessa fede appare in contrasto con il modo di pensare comune, è un paradosso, è rifiuto della razionalità, intesa nel senso hegeliano.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il focus principale della filosofia di Kierkegaard rispetto a Hegel?
  2. Kierkegaard si concentra sull'individuale e sull'esistenza, rifiutando l'approccio universale di Hegel, che media le opposizioni. Per Kierkegaard, l'esistenza è caratterizzata dalla possibilità e dalla libera scelta del singolo.

  3. Come descrive Kierkegaard la vita estetica e quali sono i suoi limiti?
  4. Nella vita estetica, rappresentata da Giovanni, l'individuo cerca il piacere immediato senza preoccuparsi del futuro, ma questo porta alla noia e all'angoscia, poiché non riesce a trovare una soddisfazione duratura.

  5. Qual è il simbolo della vita etica secondo Kierkegaard?
  6. Il simbolo della vita etica è l'assessore Guglielmo, che vive con responsabilità e impegno verso valori come il matrimonio e la professione, ma anche questa vita porta a un senso di colpa per i mali del mondo.

  7. In che modo l'angoscia influisce sulla scelta della vita religiosa?
  8. L'angoscia derivante dal senso di colpa spinge l'individuo verso la vita religiosa, che per Kierkegaard è caratterizzata da timore e tremore, culminando in un atto di fede libero e immotivato, come dimostrato dalla figura di Abramo.

  9. Qual è il paradosso della fede secondo Kierkegaard?
  10. La fede è vista come un paradosso che contrasta con la razionalità comune; è una decisione pura e libera, come evidenziato nel sacrificio di Abramo, che obbedisce a Dio contro le norme etiche.

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