Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Kierkegaard esplora l'angoscia come una condizione esistenziale legata alla libertà e alle infinite possibilità della vita.
  • L'innocenza di Adamo è caratterizzata da un'ignoranza che genera angoscia, differente dal timore, poiché non si riferisce a nulla di specifico.
  • Il divieto divino rappresenta una sfida per Adamo, poiché lo costringe a confrontarsi con la possibilità della libertà e del potere.
  • L'angoscia è legata al futuro e al sentimento del possibile, essendo connessa a ciò che può accadere piuttosto che a ciò che è già avvenuto.
  • Kierkegaard sostiene che l'unica soluzione all'angoscia è la fede religiosa, poiché le precauzioni non possono affrontare l'infinità delle possibilità.

Concetti di angoscia e libertà

Dopo aver delineato gli stadi fondamentali dell’esistenza, Kierkegaard approfondisce i concetti di angoscia e disperazione.

L’angoscia, come Kierkegaard esprime ne Il concetto dell’angoscia, è intesa come rapporto dell’io con il mondo.

L’angoscia è il sentimento del possibile, la condizione esistenziale generata dalla “vertigine” della libertà, ovvero dalle infinite possibilità dell’esistenza.

Innocenza e divieto divino

A tal proposito, Kierkegaard va alle radici dell’antropologia, rilevando che l’angoscia è il fondamento del peccato originale. Indica così i vari stadi esistenziali di Adamo:

1. INNOCENZA

L’innocenza di Adamo è un’ignoranza (di ciò che può) che contiene un elemento che non è né calma o riposo, né turbamento e lotta (perché non c’è nulla contro cui lottare), ma è un niente, e questo niente genera l’angoscia. L’angoscia, in quanto sentimento del possibile, non si riferisce a nulla di preciso, e differisce quindi dal timore, che si riferisce a qualcosa di determinato.

2. DIVIETO DIVINO

Il divieto divino inquieta Adamo perché lo mette di fronte alla possibilità della libertà, l’angosciante possibilità di potere. Adamo non sa cosa può, perché non conosce a differenza tra bene e male. In lui è presente unicamente la possibilità di potere, che si concretizza, nell’esperienza vissuta, nell’angoscia.

3. AVVENIRE

Avvenire e condizione umana

L’angoscia è connessa al futuro poiché l’angoscia è il sentimento del possibile, e il possibile corrisponde con l’avvenire.

Il passato può angosciare solo quando si ripresenta come una possibilità di ripetizione nel futuro. Pertanto una colpa passata genera angoscia solo se non è realmente passata; infatti, nel caso in cui sia realmente passata, essa genera pentimento, ma non angoscia. L’angoscia è infatti legata alla possibilità, a ciò che non è ma può essere, alla minaccia del nulla (al nulla che è possibile).

L’angoscia è legata alla sola condizione umana e non a quella animale. Infatti, nel caso dell’umanità, il singolo è superiore alla specie.

Invece, l’animale ha un’essenza (caratteristiche fisse) ed è determinato (agisce meccanicamente); l’essenza è il regno della necessità, di cui la scienza cerca le leggi.

Invece, l’esistenza del singolo è il regno della possibilità, del divenire, del contingente, della storia, quindi della libertà: l’uomo è ciò che sceglie di essere, ciò che diventa.

Possibilità e condizione umana

Il modo d’essere dell’esistenza non è la necessità, ma la possibilità.

La possibilità è la più pesante delle categorie, sebbene alcuni, intendendola come possibilità di felicità o di fortuna, ritengono che sia leggera. Invece, nella possibilità tutto è ugualmente possibile, essa ha sia un lato terribile che un risvolto piacevole.

Conclusioni di Kierkegaard

Nelle pagine conclusive de Il concetto dell’angoscia Kierkegaard rileva che l’angoscia è costitutiva della condizione umana ed è legata alla possibilità. In particolare Kierkegaard contraddice Lutero, secondo cui la frase che rivela l’umanità di Cristo è “Mio Dio, perché mi hai abbandonato?”, rintracciandola invece in quella che Cristo rivolge a Giuda: “Ciò che tu fai, affrettalo!”. La prima parte esprime la sofferenza di ciò che accadeva, la seconda l’angoscia di ciò che potrebbe accadere.

L’antidoto all’angoscia non è l’accortezza, ovvero il calcolo delle possibilità, la prevenzione, poiché non può nulla di fronte all’onnipotenza o infinità del possibile (“Nel possibile, tutto è possibile”), cioè l’indeterminatezza delle possibilità che causa l’angoscia.

L’unica soluzione all’angoscia è la fede religiosa in colui al quale “tutto è possibile”.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'angoscia secondo Kierkegaard?
  2. L'angoscia è intesa come il sentimento del possibile, una condizione esistenziale generata dalla "vertigine" della libertà e dalle infinite possibilità dell'esistenza, come descritto ne Il concetto dell’angoscia.

  3. Come si collega l'angoscia al peccato originale in Kierkegaard?
  4. Kierkegaard sostiene che l'angoscia è il fondamento del peccato originale, evidenziando gli stadi esistenziali di Adamo, in particolare l'innocenza e il divieto divino, che generano angoscia di fronte alla possibilità della libertà.

  5. In che modo l'angoscia è legata al futuro?
  6. L'angoscia è connessa al futuro poiché rappresenta il sentimento del possibile; essa si manifesta quando il passato si ripresenta come possibilità di ripetizione, generando angoscia solo se non è realmente passato.

  7. Qual è la differenza tra l'esistenza umana e quella animale secondo Kierkegaard?
  8. L'esistenza umana è caratterizzata dalla possibilità e dalla libertà, mentre quella animale è determinata e meccanica, con essenze fisse. L'uomo è ciò che sceglie di essere, mentre l'animale agisce secondo necessità.

  9. Qual è l'unica soluzione all'angoscia secondo Kierkegaard?
  10. L'unica soluzione all'angoscia è la fede religiosa in colui al quale "tutto è possibile", poiché l'accortezza e il calcolo delle possibilità non possono nulla di fronte all'infinità del possibile che causa angoscia.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community