Concetti Chiave
- Kierkegaard, nato a Copenaghen nel 1813, ha vissuto un'infanzia segnata dalla morte dei fratelli e da una rigorosa educazione religiosa, influenzando il suo pensiero critico verso la Chiesa.
- La sua filosofia della possibilità è caratterizzata da un'interpretazione negativa, in cui ogni scelta comporta indecisione e angoscia, rendendo la vita drammatica e complessa.
- Gli stadi dell'esistenza secondo Kierkegaard includono vita estetica, vita etica e vita religiosa, ciascuno con modalità di vita distinte e un passaggio radicale tra di essi.
- L'angoscia è vista come il risultato della libertà di scelta, mentre la disperazione nasce dall'incapacità di accettare la propria condizione umana; entrambi possono essere superati solo attraverso la fede.
- Il concetto di attimo è centrale nel rapporto tra uomo e Dio, rappresentando l'intersezione dell'eternità nel tempo, dove la fede si manifesta come un paradosso cristiano.
Kierkegaard
Infanzia e critica alla chiesa
Kierkegaard nasce a Copenaghen nel 1813 , figlio di un ricco commerciante e di una cameriera, visse la sua infanzia in maniera molto infelice, segnata dalla morte di cinque fratelli e da un’educazione particolarmente legata alla fede cristiana. Pubblicò varie critiche nei confronti della Chiesa danese nel periodico Il Momento. Muore a Copenaghen a soli 42 anni l’11 Novembre 1855.
Filosofia della possibilità
L’ opera di Kierkegaard non può essere ridotta ad una polemica contro l’ idealismo; sta di fatto, però, che molti suoi temi si pongono in netta contrapposizione con l’ idealismo.
In generale, la sua è una filosofia basata sulla possibilità (categoria della vita), intesa non positivamente (come in Kant con la sua libertà) ma in senso negativo e paralizzante. Ogni possibilità è infatti possibilità - che - si ma anche possibilità - che - non, tant'è vero che Kierkegaard considera la sua esistenza personale come al “punto zero”, come indecisione permanente. L'uomo è sempre davanti a un baratro, ogni istante della vita è una scelta. Perciò essa è continuamente drammatica. Forse è proprio questa la “scheggia nelle carni” di cui parla il filosofo: l’ impossibilità di ridurre la vita ad una scelta.
Un’altra caratteristica del suo pensiero è lo sforzo costante di chiarire le possibilità fondamentali che si offrono all’ uomo, quei momenti della vita che costituiscono alternative fondamentali dell’esistenza, dove l’ individuo è indotto a scegliere, mentre kierkegaard non poteva scegliere. La sua attività è, dunque, contemplativa.
Il terzo elemento portante del suo pensiero è il tema della fede, in particolare del cristianesimo, unica religione in cui il filosofo vede un’ancora di salvezza, unica via che sottrae l’ uomo all’ angoscia e alla disperazione.
Stadi dell'esistenza
Gli stadi dell’ esistenza sono i modi fondamentali di vivere. Tali modi sono essenzialmente 3: la vita estetica, la vita etica, la vita religiosa. Le prime due forme di esistenza sono descritte dalla sua opera Aut-Aut: esse non possono essere conciliate, addizionate, ma tra esse vi è una sorta di abisso, un salto, tanto che il “passaggio” dall’ una all’ altra implica un cambiamento radicale di mentalità.
Lo stadio estetico è la forma di vita rappresentata dal Don Giovanni. E’ propria di chi vive nell'attimo (giorno per giorno), di chi vive di immaginazioni, evitando tutto ciò che è monotonia e ripetizione. Tale vita però rivela la sua insufficienza e la sua miseria nella noia, che porterà alla disperazione.
Questa disperazione porterà all’ ansia per una vita diversa e, quindi, porterà con un “salto” all’ altra alternativa possibile, quella della vita etica. Questo stadio implica una stabilità e una continuità, responsabilità e impegno in compiti a cui deve rimanere fedele. Così come la vita estetica è incarnata dal seduttore, così la vita etica è rappresentata dalla figura del marito. Il matrimonio, infatti, è l’ espressione tipica dell’ eticità. Pur collocandosi ad un piano più alto della vità estetica, anche la vita etica è destinata a fallire: l’ uomo etico non può far a meno di pentirsi. Il pentimento è lo scacco finale della vita etica, lo scacco per cui essa passi nella vita religiosa.
Lo stadio religioso è quello della fede, in cui l’ uomo si apre totalmente a Dio, riuscendo a vincere disperazione ed angoscia che costituiscono l’ uomo. Questa vita è simboleggiata da Abramo. L’affermazione del principio religioso sospende del tutto la vita morale. Optando per la religione, l’uomo decide di seguire comandi divini anche a costo di infrangere le norme morali e giungere a una rottura totale con tutti gli altri uomini. Da ciò deriva il carattere incerto e rischioso della vita religiosa. La fede è paradosso e scandalo.
Angoscia
Che cosa sono angoscia e disperazione?
L’ angoscia è la condizione generata nell’ uomo dalla libertà di scegliere, dalla possibilità. E’ sentimento di sgomento che prende l'uomo di fronte all'incertezza riguardo al proprio destino. Kierkegaard ritiene che l’ unico modo efficace per contrastarla sia la fede religiosa in Dio, colui al quale “tutto è possibile”.
Se l’ angoscia è la condizione in cui la possibilità pone l’ uomo rispetto al mondo, la disperazione è la condizione in cui la possibilità pone l’ uomo rispetto a sè stesso.
Essa nasce dal fatto che l’uomo non accetta la sua condizione umana. L’io, infatti, può volere, come può non volere, essere se stesso. Questa scelta lo porta alla disperazione. Infatti, se vuol essere se stesso, essendo finito e quindi insufficiente a se stesso, l’io non giunge al riposo, all’equilibrio, ma sfocia nella disperazione.
L’esito è nuovamente la disperazione anche nel caso in cui l’io non vuole essere se stesso, in quanto non può rompere il proprio rapporto con se stesso, che gli è costitutivo.
La disperazione è pertanto la malattia mortale, non perché conduca alla morte dell’io, ma perché è il vivere la morte, l’annullamento dell’io. L’unica terapia efficace contro la disperazione è la fede, quello stadio in cui l’ uomo non si illude di essere autosufficiente, ma riconosce la sua dipendenza da Dio. L’ uomo deve quindi volere la disperazione, poiché solo riconoscendola può volgersi verso la salvezza.
L'attimo e la storia: l'eterno nel tempo
L'attimo e la fede
Il rapporto tra uomo e Dio, secondo Kierkegaard, non si verifica nella storia, ma piuttosto nell’ attimo, in quanto implica un’improvvisa discesa della verità divina nella vita dell’ uomo. Infatti, la fede non può essere suscitata o prodotta da procedimenti o dimostrazioni umane.
L’ attimo è l’intersezione incomprensibile dell’ eternità nel tempo: in esso si realizza il paradosso del cristianesimo, ossia la venuta di Dio nel mondo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'infanzia di Kierkegaard nella sua filosofia?
- Come Kierkegaard definisce la sua filosofia della possibilità?
- Quali sono i tre stadi dell'esistenza secondo Kierkegaard?
- Qual è la differenza tra angoscia e disperazione nel pensiero di Kierkegaard?
- In che modo Kierkegaard collega l'attimo alla fede?
L'infanzia di Kierkegaard, segnata da eventi tragici e da un'educazione religiosa rigorosa, ha influenzato profondamente il suo pensiero critico nei confronti della Chiesa danese e ha contribuito alla sua visione esistenziale, caratterizzata da angoscia e disperazione.
Kierkegaard concepisce la possibilità come una condizione drammatica della vita, in cui ogni scelta è accompagnata da indecisione e angoscia, vedendo la sua esistenza come un "punto zero" di continua indecisione, dove ogni possibilità è anche una possibilità di non essere.
Gli stadi dell'esistenza sono la vita estetica, caratterizzata dalla ricerca del piacere; la vita etica, che implica responsabilità e impegno; e la vita religiosa, in cui l'individuo si apre totalmente a Dio, superando angoscia e disperazione.
L'angoscia è il sentimento di sgomento di fronte alla libertà di scelta, mentre la disperazione nasce dall'incapacità dell'individuo di accettare la propria condizione umana, portando a una crisi esistenziale che può essere affrontata solo attraverso la fede.
Kierkegaard sostiene che il rapporto tra uomo e Dio si realizza nell'attimo, un momento in cui l'eternità irrompe nel tempo, evidenziando che la fede non può essere generata da prove umane, ma è un'esperienza immediata e paradossale della verità divina.