Concetti Chiave
- Il modello di sofferenza per Kierkegaard è Cristo, che, pur avendo il potere divino, sceglie liberamente di soffrire come uomo.
- La passione di Cristo rappresenta un paradosso che unisce il divino e l'umano, comprensibile solo attraverso la fede e non con la ragione.
- La sofferenza cristica è dialettica, poiché Cristo potrebbe liberarsene ma decide di affrontarla, mettendo in relazione patire e libertà.
- Il cristianesimo moderno è in crisi perché tende a rifiutare la sofferenza, trasformandosi in una convenzione priva di angoscia e disperazione.
- Kierkegaard e Nietzsche, seppur diversi, denunciano entrambi la "morte" rispettivamente di Dio e del cristianesimo, sottolineando che la sofferenza è stata abolita dal cristianesimo.
Indice
Il modello di sofferenza in Cristo
Per Kierkegaard il modello dell’uomo sofferente diventa Cristo, perché in Lui, Figlio di Dio, Dio stesso rivela come essere per la sofferenza. Una peculiarità nella sofferenza cristologica: l’aver divinamente tutto il potere ma scegliere di patire da uomo, potendo in ogni momento cambiare tutto.
La passione e la fede
Cristo è colui a cui la sofferenza non è stata imposta, ma fu liberamente scelte e portata al colmo della dialettica della responsabilità. La passione di Cristo, dell’uomo-Dio, non può essere compresa dalla ragione, perché l’unione paradossale di divino e umano può essere solo creduta, oggetto di fede.
Il paradosso della sofferenza cristica
Perché nella passione del Cristo la peculiarità della sofferenza è portata al culmine: potrebbe liberarsene ma sceglie di soffrire. Chi patisce con Lui vorrebbe che si risparmi, una sofferenza reale ma paradossale. Qui si incrociano patire e libertà. La sofferenza cristica è dialettica.
Il problema del cristianesimo moderno
Il problema per Kierkegaard fondamentale è che Cristo non ha rifiutato il patibolo potendolo, mentre il cristiano tende a rifiutarlo, pur portandosi appresso il simbolo della croce. Questo è il problema radicale, nel suo tempo il cristianesimo sta morendo affogato nella cristianità, perché rifiuta la sofferenza.
La morte del cristianesimo secondo Kierkegaard
Paradossale che due figure così lontane tra loro, come Nietzsche e Kierkegaard, entrambi denunciano la morte di Dio l’uno e la morte del cristianesimo l’altro, anche se ovviamente le ragioni sono molto diverse. Per Kierkegaard il cristianesimo soccombe affogato nel trionfo della cristianità, facendosi convenzione e tradizione, fonte di rassicurazione consolatoria, privo di angosce e disperazione. La sofferenza è stata abolita dal cristianesimo, ritenendo di poterne offrire un qualche rimedio. Se ciò avviene, è il cristianesimo stesso che si auto-annulla e auto-abolisce.
Domande da interrogazione
- Qual è il modello di sofferenza secondo Kierkegaard?
- Come si manifesta la passione di Cristo nella sofferenza?
- Qual è il problema del cristianesimo moderno secondo Kierkegaard?
Secondo Kierkegaard, il modello di sofferenza è Cristo, che, pur avendo il potere divino, sceglie liberamente di patire come uomo, portando la sofferenza a un livello di responsabilità unica.
La passione di Cristo è una sofferenza liberamente scelta, che non può essere compresa dalla ragione, ma solo creduta, poiché rappresenta un'unione paradossale di divino e umano.
Kierkegaard sostiene che il cristianesimo moderno sta morendo perché i cristiani tendono a rifiutare la sofferenza, contrariamente a Cristo, che l'ha accettata, trasformando la fede in una convenzione priva di angoscia.