Angoscia
Il punto centrale della sua ricerca è l'esistenza come possibilità. L’angoscia riguarda il mondo esterno, le possibilità di eventi e circostanze che collegano l’uomo al mondo. Egli affronta l'argomento in due opere. In "Il concetto di Angoscia" chiarisce la situazione dell'esistenza nel rapporto dell'uomo col mondo. "La malattia mortale" chiarisce la situazione dell'esistenza nel rapporto dell'uomo con se stesso.
L'angoscia è la condizione generata dal possibile che costituisce l'uomo. A differenza del timore, l'angoscia non ha oggetto preciso. Essa è il puro sentimento della possibilità. Non è necessità o libero arbitrio, ma libertà limitata.
La connessione dell'angoscia col possibile si rivela nel legame tra il possibile e l'avvenire: l'angoscia è legata a ciò che non è ancora, ma potrebbe essere. Invece, il passato può angosciare solo quando può ripresentarsi come futuro: una colpa passata genera angoscia solo se non è veramente passata (genererebbe pentimento).
L'angoscia è legata all'onnipotenza del possibile. Infatti, ogni possibilità favorevole all'uomo è annientata dall'infinito numero delle possibilità sfavorevoli e viceversa. Dunque, l'infinità e l'indeterminatezza delle possibilità rendono insuperabile l'angoscia.
Disperazione e fede
La disperazione è interna e nasce legata al rapporto dell’uomo con se stesso. L’io è “rapporto che si rapporta a sé stesso”: la disperazione nasce dall’impossibilità di conciliare la libertà e la finitezza dell’io.
La fede risolve la disperazione perché l’uomo riconosce la propria dipendenza da Dio. L’io può volere essere se stesso senza illudersi di autosufficienza, affidandosi alla potenza di Dio. La fede sostituisce disperazione con speranza e fiducia, ma trascende la ragione e il comprensibile: è paradosso e scandalo.
Attimo e storia: l’eterno nel tempo
Il rapporto tra l'uomo e Dio non si verifica nella storia, ovvero nella continuità del divenire umano (teofania), ma nell'attimo, un’inserzione subitanea della verità divina nell'uomo. Dunque, l'uomo vive nella non-verità; e la conoscenza di questa condizione è il peccato.
Kierkegaard contrappone il cristianesimo al socratismo: la verità è già dentro l’uomo, il maestro aiuta solo a renderla esplicita (maieutica). Cristianesimo: l’uomo è la non-verità e deve rinascere per ricevere la verità da Dio; il maestro è un salvatore/redentore. Dio rimane al di là di ogni possibile punto di arrivo della ricerca umana. L'attimo è l'inserzione paradossale e incomprensibile dell'eternità nel tempo, e realizza il paradosso del cristianesimo, che è la venuta di Dio nel mondo.
Kierkegaard afferma che non c'è nessuna differenza tra il “discepolo di prima mano” e “il discepolo di seconda mano”: l'uomo che vive dopo secoli la venuta di Cristo crede in virtù della fede, concessa direttamente da Dio.