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Vita di Kant

L’opera di Kant tra 700 e 800 segna una svolta nella filosofia.
Essendo di origini modeste (piccolo-borghese) era un gran lavoratore; inoltre la sua famiglia aderiva al pietismo, una setta religiosa protestante basata su un forte senso del dovere. Egli fu uno dei pensatori più avversi al fanatismo religioso. Aveva anche un profondo rispetto per le autorità, quando Federico Guglielmo di Prussica condannò una sua opera perché troppo libera dal punto di vista religioso egli ubbidì, evitando di porsi in contrasto con la corona. Kant era un pensatore appartato, rifiutò importanti incarichi perché era interessato al sapere e alla ricerca, non alla carriera né alla fama né alla ricchezza, preferiva la tranquillità della sua vita in provincia. Era un sostenitore delle idee di Rosseaux. Negli ultimi anni della sua vita si ammalò di cecità, ma i suoi scritti erano già molto diffusi tra le scuole filosofiche che i filosofi iniziarono a frequentare casa sua.

SCRITTI
Gli scritti di Kant sono divisi in pre-critici e critici. I primi sono quelli scritti prima delle sue tre opere più importanti: le tre critiche di Kant, della ragion pura, della ragion pratica e del giudizio. Degli scritti pre-critici ricordiamo “Sogni di un visionario chiariti coi sogni della metafisica”(1766) e la “Dissertatio”(1770). I temi principali dei scritti pre-critici sono la dottrina di Newton e la metafisica leibniziano-wolffiana. Egli lottò tutta la sua vita per dare un fondamento scientifico alla metafisica. Secondo lui la scienza aveva raggiunto una tale maturità e ricchezza di risultati che bisognava sganciarla dalla metafisica; quest’ultima invece andava ripensata e ristrutturata metodologicamente al fine di raggiungere lo stesso rigore e concretezza di risultati raggiunti dalla fisica. Per quanto riguarda la scienza, secondo Kant l’universo aveva avuto origine da una nebulosa, stessa ipotesi fatta anni dopo dal fisico francese Laplace (teoria di Kant-Laplace).
Kant aveva studiato la filosofia razionalista e ne aveva fatto qualcosa di indubitabile (filosofia dogmatica). Leggendo però i filosofi inglesi, specialmente Hume, si rese conto che tutte quelle verità che aveva creduto fino adesso in realtà non erano tali. Questo passaggio lo chiamò “risveglio dal sonno dogmatico”. La critica di Hume era rivolta sia alla metafisica che alla scienza. Kant condivideva soltanto la prima perché secondo lui la validità della scienza era ormai consolidata, soltanto che non poteva basarsi sulla natura, essendo essa fatta di certezze (la scienza).
La Dissertatio era una propedeutica della metafisica, intesa come conoscenza dei principi dell’intelletto puro. Kant voleva stabilire la differenza fra:
-conoscenza sensibile : mi presenta le cose come appaiono al soggetto e non come sono in sé, mi presenta quindi i fenomeni (=ciò che avviene/appare/si manifesta in natura; la conoscenza del mondo è fenomenica)
-conoscenza intellegibile: rappresenta gli aspetti delle cose che per loro stessa natura non sono coglibili con i sensi, cioè i numeni(al di là della nostra conoscenza; concetto limite).
Critiche: sono una sorta di messa alla prova della ragione, Kant vuole trovare i suoi limiti.
“Opum possum” : dopo la morte di Kant furono trovate in casa sua molte bozze, contenenti pensieri non sempre connessi tra loro, che molti studiosi cercarono di mettere insieme in quest’opera.

Critica della ragion pura (1781, 1° edizione; 1787, 2° edizione)

E’ un’opera epistemologica: studia le verità scientifiche chiedendosi perché sono vere.
La critica della ragion pura di Kant viene definita troppo difficile da comprendere, così egli in risposta, nel 1783, pubblicò “Prolegomeni ad ogni metafisica futura che voglia presentarsi come scienza” per chiarire la critica che non era stata capita, e nel 1787 ne fece una seconda edizione.
Kant inizia la sua critica analizzando i due tipi di giudizi:
-Analitici : il predicato chiarisce qualcosa che è già nel soggetto (es. tutti i corpi sono estesi, gia nella definizione di corpo è contenuta questa sua qualità). Sono giudizi che ci danno certezze. Essendo universali e necessari li conosciamo a priori. Si basano sul principio di identità e non contraddizione.

-Sintetici : questo termine è inteso nel senso di ‘sintetizzare’ = creare, cioè mettere insieme dati dando nuove certezze. Esempio: tutti i corpi sono pesanti (esistono sia corpi leggeri che pesanti, questa non è una caratteristica che posso dedurre dalla definizione di corpo). Sono i giudizi della fisica. Essi derivano dall’esperienza, la loro validità è a posteriori.
E’ chiaro che la scienza di basi su un terzo tipo di giudizi, che viene introdotto da Kant: i giudizi sintetici a priori. Essa infatti unisce allo stesso tempo l’universalità e la necessità con la sinteticità. Es: tutti gli effetti hanno una causa; giudizio universale e necessario (priori) ma non analitico (negli effetti non è contenuta una causa). Essi derivano dall’intuizione. Il fondamento dei giudizi sintetici a priori è il soggetto stesso che sente e pensa.
In quest’opera Kant ci presenta la sua “rivoluzione copernicana”: così come Copernico aveva invertito il Sole con la Terra, lui invertì le posizioni del soggetto e dell’oggetto: non è il soggetto che si adegua all’oggetto nel conoscerlo, ma è il contrario. Tutte le nostre conoscenze sensibili avvengono nello spazio e nel tempo: modi con cui il soggetto coglie sensibilmente le cose. Non è l’intelletto a doversi regolare sugli oggetti per trarre i concetti, ma sono gli oggetti, in quanto pensati, a regolarsi sui concetti dell’intelletto e accordarsi con essi.
Trascendentale: termine che Kant usa per indicare la sua indagine filosofica. Vuol dire al di là dell’esperienza, non deriva da essa ma è condizione di possibilità della conoscenza. E’ il nostro modo di conoscere gli oggetti. .
Differenza tra ragione e intelletto: intelletto, organo della fisica, attraverso di esso percepiamo il mondo secondo leggi fisiche. Ragione: organo della metafisica.
L’estetica trascendentale è la dottrina che studia le strutture della sensibilità, il modo in cui l’uomo riceve le sensazioni e si forma la conoscenza sensibile. Kant vuole capire come facciamo a percepire le cose, grazie a quali schemi. In questa parte della pure sorge la prima domanda di Kant : come sono possibili i giudizi sintetici a priori della matematica? La matematica è una scienza perché si basa su spazio e tempo, forme a priori della sensibilità. Lo spazio è la condizione alla quale deve sottostare la rappresentazione sensibile di oggetti esterni (lo schema in cui io sistemo le mie sensazioni). La scienza dello spazio è la geometria.
Il tempo invece è la forma di ogni dato sensibile da noi conosciuto (vivendo i nostri stati d’animo li collochiamo nel tempo). La scienza del tempo è l’aritmetica, è la scienza dei numeri che colloca i fenomeni nel tempo. Quando conosciamo le cose le colleghiamo nello spazio e nel tempo, che sono quindi un primo modo di concepire le cose, forme primordiali di conoscenza. I giudizi sintetici a priori della matematica sono quindi possibili in quanto si fondano su queste intuizioni che non vanno oltre i sensi e possono valere soltanto per gli oggetti di un’esperienza possibile (ambito fenomenico).
La logica trascendentale è l’altra parte della ragion pura. Essa studia l’origine dei concetti e si occupa di quelli che non provengono dagli oggetti ma che provengono a priori dall’intelletto e si riferiscono a priori agli oggetti stessi. La logica a sua volta si divide in analitica e dialettica.
Analitica: qui scioglie la conoscenza intellettiva nei suoi elementi essenziali, quindi nelle sue forme, per ricercare in essa i concetti a priori. Seconda domanda di Kant: come sono possibili i giudizi sintetici a priori della fisica? L’intelletto per interpretare le intuizioni sensibili necessita di categorie, modi di funzionare del pensiero. Aristotele per trovare le categorie si servì della tavola dei giudizi, costituita da tre tipi di giudizi (quantità, qualità, relazione, modalità) a ciascuno dei quali corrispondono tre categorie (PG213), in tutto sono quindi 12. Esse però per essere applicate alla realtà hanno bisogno di unità, di una struttura conoscitiva che impedisce alle nostre conoscenze di disperdersi. Questo centro di pensiero viene chiamato “Io penso” o “appercezione trascendentale”. Però le categorie sono di natura diversa rispetto alle percezioni a cui le applico, subentrano così gli schemi, forme intermedie che mettono in relazione due realtà diverse (categorie ed esperienza), sono immagini che contengono in sé le informazioni per arrivare a una prima conoscenza su una cosa. La conclusione dell’analitica sono che la conoscenza scientifica è universale e necessaria ma fenomenica, che secondo Kant è l’unica conoscenza sicura perché l’intelletto riceve solo dalla sensibilità i suoi contenuti. . Kant delimitando l’ambito della conoscenza umana fa del sapere scientifico qualcosa di inespugnabile, lo mette al riparo da molti fraintendimenti.
Dialettica: è una critica delle illusioni (involontarie) in cui cade la ragione ogni qual volta prova a spingersi oltre l’esperienza possibile. Terza domanda di Kant : E’ possibile che la metafisica formuli giudizi sintetici a priori? La metafisica si divide in : psicologia razionale, cosmologia razionale e teologia razionale. Ad ognuna di esse corrispondono tre idee, rispettivamente anima, cosmo e dio. Queste tre idee fondamentali della metafisica vengono qui analizzate da Kant:
-Anima: idea che da luogo a paralogismi (perché l’anima stessa lo è): ragionamenti falsi. Noi arriviamo a supporre l’esistenza dell’anima a partire dalla nostra capacità conoscitiva, chiamiamo anima la nostra attività pensante della quale non sappiamo niente.
-Cosmo / mondo : idea che ci porta ad elaborare antinomie: tra due opposti non sappiamo qual è vero/falso. Infatti interrogandoci su di esso…mondo finito/infinito?fatto di atomi o no? Esistono solo cause meccanicistiche o anche libere? Esiste una causa ultima del mondo o no?
-Dio : Kant dimostra che le prove sulla sua esistenza non sono valide in quanto si fondano sulla scienza, la quale occupa un altro ambito conoscitivo. Ci sono tre prove:
-Ontologica (Sant’Anselmo)  Dio = assoluta perfezione. Si passa irrazionalmente da un ambito all’altro (l’esistenza non è un concetto astratto come la perfezione)
-Cosmologica (5 vie di Tommaso D’Aquino)  se tutto ciò che esiste ha una causa, essa è una causa superiore chiamata Dio. Collega la categoria di causa all’esperienza sensibile.
-Fisico-Teologica(o teleologica = finalismo)  tutti i fenomeni hanno un fine specifico che è Dio.
Tutte queste prove sono idee fallaci in quanto mettono insieme due ambiti diversi. Quindi non è possibile la metafisica come scienza. La dialettica di kant termina con due metafore :
nella prima paragona una colomba, il cui volo è reso faticoso dalla stessa aria che la fa volare, alla ragione umana, che senza esperienza potrebbe volare più in alto, ma senza di essa non avrebbe in realtà conoscenza. La seconda metafora paragona la conoscenza ad un isola in mezzo all’oceano, limitata ma con la possibilità di avventurarci nell’oceano a proprio rischio e pericolo.
Idee costitutive: costituiscono la nostra conoscenza; idee regolative : dirigono, regolano la conoscenza
Critica della ragion pratica (1788)
Qui Kant riprende i concetti della ragion pura: tutto ciò che ha negato alla metafisica in ambito scientifico glielo concede in ambito morale. La sfera numenica diventa accessibile praticamente, in quanto l’essere umano, dotato di volontà, si rivelerà causa numenica. Il mondo morale appartiene essenzialmente all’uomo, siamo noi a determinare l’esperienza in quanto come esseri morali siamo liberi di fare le nostre scelte (pratica) mentre come corpi siamo dominati dalle leggi fisiche (pura). La legge morale è una legge a priori, in quanto svincolata dall’esperienza. Kant chiama ‘principi pratici’ le determinazioni generali della volontà:
-le massime : sono principi pratici soggettivi, valgono solo per i singoli soggetti che se le propongono
-gli imperativi ipotetici : sono imperativi che determinano la volontà solo a condizione di determinati obiettivi (se…allora…)
-gli imperativi categorici : sono imperativi che determinano la volontà senza secondi fini. E’ questa l’unica forma che assume le leggi morali. La morale non dipende da circostanze, secondo essa bisogna fare il nostro dovere perché è bene. La moralità di un’azione non sta tanto nella sua buona riuscita ma nell’intenzione. Inoltre l’azione morale deve essere tale in tutta la sua durata (il fine non giustifica i mezzi ).
Per distinguere le leggi morali devo analizzare le loro forme:
-“Agisci in modo che la massima della tua volontà possa valere sempre, al tempo stesso, come principio di una legislazione universale” : agisci in modo che la massima che ispira la tua azione valesse come norma universale e oggettiva. Dobbiamo chiederci cosa succederebbe se tutti facessero quello che sto faccio io.
-“Agisci in modo da considerare l’umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo”: nelle azioni morali l’altro non è mai usato come mezzo senza la sua approvazione (schiavitù, prostituzione) ma deve essere un fine. Questo ragionamento vale anche per il rispetto di sé stessi e della propria dignità.
-“Agisci in modo che la volontà, con la sua massima, possa considerarsi come universalmente legislatrice rispetto a sé medesima” : simile alla prima ma oltre all’universalità sottolinea l’autonomia della volontà, siamo noi con la nostra volontà e razionalità a dare la legge a noi stessi.
Grazie alla vita morale ci avviciniamo al numeno. La legge morale che domina la mia conoscenza fa si che io possa essere libero. Kant si sta sganciando dalla religione per estendere la validità della legge morale a tutti gli esseri umani, compresi gli atei.
Alla fine della ragion pratica troviamo dei postulati (affermazioni che vanno prese per vere senza dimostrazione). Questi postulati sono le tre idee fondamentali della metafisica:
-Anima: immortale, così da ripristinare la giustizia in una vita dopo la morte;
-Mondo (=libertà): non può essere dimostrato come fondamento scientifico ma può essere postulato perché è una condizione necessaria per agire moralmente;
-Dio: viene postulato perché nella vita le azioni morali non sono sempre ripagate, esso garantisce un Dio buono che ci ripagherà in una vita ultraterrena.
Infine Kant parla di sommo bene: esso non è uno scopo della vita morale ma un’esigenza dell’uomo, un’esigenza di giustizia: è giusto che la virtù sia premiata. Il sommo bene unisce infatti la virtù con la felicità, e se voglio che esse coincidano devo credere in una vita ultraterrena eterna(perché è un processo lungo che non può avvenire nell’arco di una vita terrena) e in un garante onnipotente e buono.

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