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I POSTULATI DELLA RAGION PRATICA

La conclusione della critica della ragion pratica di Kant è costituita dai postulati che sono, come da definizione kantiana, condizioni della legge morale, vale a dire un qualcosa che se venisse escluso renderebbe impossibile la legge morale e quindi sono indispensabili per far sì che essa sussista: in effetti l’esistenza della legge morale non può essere messa in discussione in quanto essa è appunto basata sul fatto che io esisto. Per capire tale concetto si può ricorrere ad un esempio: l’esistenza di un mio trisavolo non può essere messa in discussione anche se non l’ho mai conosciuto appunto perché se egli non fosse esistito non ci sarei neppure io. I postulati quindi in sintesi sono degli elementi di cui sono costretto ad ammettere l’esistenza, perché altrimenti non ci sarebbe qualcosa di cui sono sicuro; poiché quindi la mia ragione concepisce una legge morale vi devono essere per forza i postulati altrimenti non esisterebbe.

Nell’elencazione dei postulati Kant riprende le tre diverse idee che aveva già distinto all’interno della prima critica e più precisamente nella dialettica trascendentale ossia l’anima, il mondo e Dio, la cui conoscibilità era già stata negata nella prima critica, dove appunto Kant aveva affermato che, essendo queste idee noumeni ed essendo il noumeno inconoscibile non si poteva dire con certezza se esistevano o meno. Adesso Kant torna a parlare nuovamente di queste idee ma dal punto di vista morale e mentre dal punto di vista conoscitivo non siamo sicuri dell’esistenza di queste idee dal punto di vista morale siamo costretti ad ammetterle.

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